Interactive Brokers: Certificate of Income Tax Deducted / modulo R-185 anno fiscale 2023

Gennaio 30, 2024

Che cos’è il modulo R-185 di Interactive Brokers? Ha una utilità per le tasse in Italia?

Una volta l’anno, i titolari di un conto Interactive Brokers Irlanda ricevono una email con questo testo. E’ utile il modulo R-185?


Gentile cliente di IBKR,

Il modulo R-185 relativo all’anno fiscale 2023 e associato al conto U****** è ora disponibile. Potrai consultarlo accedendo al tuo conto e selzionando le seguenti voci Performance & Report > Fiscalità. In alternativa, ti sarà possibile accedere tramite il seguente link:

gdcdyn.interactivebrokers.com/sso/Login?forwardTo=2

Visita la pagina Informazioni e adempimenti fiscali del nostro sito web oppure contatta il nostro Servizio Clienti per saperne di più.

Cordiali saluti

Interactive Brokers


 

Il modulo R-185 è relativo alla ritenuta alla fonte sugli interessi per il conto con sede in Irlanda: “Certificate of Income Tax Deducted”.

Riportiamo il certificato ricevuto da Interactive Brokers:

 

Interactive Brokers: Certificate of Income Tax Deducted / modulo R-185 anno fiscale 2023 1

 

Questo documento certifica l’avvenuto pagamento della ritenuta di imposta sugli interessi in Irlanda, nell’esempio riportato sopra possiamo constatare che la ritenuta è stata del 20%.

 

I clienti che risiedono in paesi del SEE (Spazio Economico Europeo) e i clienti in paesi che hanno un DTA (convenzione sulla doppia imposizione fiscale) con l’Irlanda, potranno evitare alcune ritenute fiscali, riducendo la ritenuta dal 20% al 10%.

Per usufruire dell’aliquota di ritenuta più bassa del 10% basterà completare il Modulo 8-3-6 e farlo firmare dalle autorità fiscali del proprio paese. Il modulo infine andrà inviato a IBKR. Per saperne di più in merito al modulo 836 e alla sua compilazione, ti invitiamo a cliccare qui per una spiegazione completa.

 

E il modulo R185 Certificate of Income Tax Deducted che cosa ne facciamo?

Se il certificato R-185 riporta una ritenuta del 10%, è il minimo che avremmo potuto pagare per cui possiamo tranquillamente mettere il nostro certificato in un cassetto. In teoria, se il certificato presenta una ritenuta applicata al 20% potremmo richiedere il rimborso per la differenza tra l’importo versato e l’importo che sarebbe stato dovuto al 10%: ma considerando i costi di gestire tale pratica questa operazione avrà senso soltanto se stiamo parlando di un rimborso di varie centinaia, o migliaia di euro.

 

Tasse Trading è specializzato nell’elaborazione fiscale dei conti Interactive Brokers, per il fisco Italiano:

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9. Vantaggi Fiscali con Criptovalute nel 2023

Ottobre 26, 2023

9. Come puoi ottenere vantaggi fiscali con le criptovalute

Criptovalute: come si dichiarano e vengono tassate? – Forbes Advisor Italia

La Nuova Normativa in vigore dall’anno fiscale 2023 :

A partire dall’anno fiscale 2023 in poi, il calcolo per l’imposizione fiscale del 26% per le criptovalute, ha subito un’importante novità. Infatti, sparisce la soglia dei 51.645.68€ sulla giacenza di valute estere per lasciar spazio a quella dei 2.000€ sui profitti/perdite su cripto.

Cosa vuol dire?

Tutte le plusvalenze di criptovalute superiori a 2.000€ assumeranno reddito imponibile, mentre tutte plusvalenze inferiori a questa cifra non saranno fiscalmente rilevanti.

E’ bene notare che questa soglia vale anche per le minusvalenze. Se hai ottenuto una minusvalenza superiore a 2.000€ potrai infatti dichiararla e sfruttarla per i 4 anni successivi.

E per i valori inferiori a 2.000€?
No, in questo caso è vero che una plusvalenza inferiore a questa soglia non sarà tassata al 26%, ma è altrettanto vero che anche una minusvalenza inferiore a tale soglia non sarà dichiarabile.

Ecco allora che può essere utile pensare a delle strategie per sfruttare al meglio questa nuova normativa, specialmente se sei un trader che movimenta poco il proprio conto e che non investe cifre elevate per la propria attività di trading.


Vediamo alcune fattispecie:

Per semplificare prendiamo in considerazione un solo  Exchange (Binance, Coinbase, Kraken)

CASO 1:

Valore Posizione Cripto all’acquistoal 05.05.202310.000€
Valore Posizione Criptoal 05.12.202313.000€
Valore P&L Cripto Mark To Marketal 05.12.202313.000-10.000 = +3.000€

Supponiamo che tu abbia posizioni aperte in criptovalute con un P&L Mark-To-Market* di 3000€, in data 05.12.23

(*E’ la plus/minus che otterresti se decidessi di chiudere la posizione il 05.12.23)

Strategia 1: può esser utile tenere la posizione aperta fino a fine anno 2023, per “rimandare” il pagamento dell’imposta al futuro.

Strategia 2: può esser conveniente chiudere la posizione, se hai minusvalenze pregresse di 4 anni fa (2019) che puoi sfruttare prima di perderle del tutto*

(* E’ il caso in cui hai un conto trading / exchange cripto aperto negli anni precedenti per cui vuoi sfruttare le minus e abbassare l’imposizione fiscale)

 

CASO 2: 

Valore Posizione Cripto all’acquistoal 05.05.202313.000€
Valore Posizione Criptoal 05.05.202310.000€
Valore P&L Cripto Mark To Marketal 05.12.202310.000-13.000 = -3.000€

Supponiamo tu abbia posizioni aperte in criptovalute con un P&L mark-to market di -3000€, in data 5-12-23.

Strategia: può esser strategico chiudere le posizioni e dichiarare la minusvalenza di 3.000€ per sfruttarla fino ai prossimi 4 anni fiscali.


CASO 3: 

Valore Posizione Cripto all’acquistoal 05.05.202311.500€
Valore Posizione Criptoal 05.12.202310.000€
Valore P&L Cripto Mark To Marketal 05.12.202310.000 -11.500 = -1.500€

Supponiamo tu abbia posizioni aperte in cripto, il cui P&L Mark-To Market registra minusvalenza di 1500€, in data 5-12-23.

Strategia: è sicuramente conveniente NON chiudere le posizioni, perché altrimenti si avrebbe una minusvalenza di 1500€ (NON dichiarabile, dato che è sotto la soglia dei 2000€) e quindi si perderebbe la possibilità di sfruttarle.

Hai un wallet fisico o un exchange come Binance, Coinbase o Kraken? Con le giuste strategie potresti ottimizzare la tua tassazione!

 

 

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Cos’è l’IVAFE

Dicembre 10, 2021

In breve: l’IVAFE è l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero: lo 0,2% all’anno sul valore di azioni, ETF, obbligazioni e altri prodotti finanziari tenuti su un conto trading o un deposito titoli presso broker e banche estere, che sale allo 0,4% nei paesi black list. Sui conti correnti esteri è fissa, 34,20 euro per conto, e non si paga se la giacenza media non supera 5.000 euro. Si dichiara e si versa con il quadro RW (o W del 730), anche se il conto è in perdita.

Chi apre un conto trading con un broker estero scopre presto che, oltre alle tasse sui guadagni, esiste una piccola imposta patrimoniale dovuta per il solo fatto di possedere titoli fuori dall’Italia: è l’IVAFE, e si paga sul conto trading anche se nell’anno non hai venduto nulla. Lo spiega il team di Tasse Trading che dal 2011 elabora i report dei broker esteri per investitori italiani e consegna i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW del Modello Redditi (o M, T, D e W del 730).

Cos’è l’IVAFE e chi la paga

L’IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero) è dovuta dalle persone fisiche residenti in Italia che detengono prodotti finanziari, conti correnti o libretti di risparmio all’estero (art. 19, commi 18-22, DL 201/2011). Non va confusa con l’IVIE, che è l’imposta gemella sugli immobili all’estero (art. 19, commi 13-17, DL 201/2011): l’IVAFE riguarda solo conti e investimenti finanziari. È l’equivalente dell’imposta di bollo che una banca italiana trattiene in automatico sul dossier titoli: quando l’intermediario è estero nessuno la trattiene, quindi la calcoli e la versi tu. Se invece i titoli esteri sono custoditi presso una banca italiana, per esempio con un conto in regime amministrato presso un intermediario italiano, l’IVAFE non è dovuta, perché la banca applica direttamente l’imposta di bollo (Circolare 28/E/2012).

L’imposta si paga in proporzione alla quota di possesso e ai giorni di detenzione nell’anno (art. 19, comma 20, DL 201/2011). Non riguarda le criptovalute, che hanno una propria imposta sul valore delle cripto-attività con la stessa aliquota dello 0,2%, né l’oro e gli altri metalli preziosi detenuti all’estero: a partire dal periodo d’imposta 2014 l’imposta colpisce solo i prodotti finanziari, quindi l’oro fisico va indicato nel quadro RW per il monitoraggio ma non paga IVAFE (art. 9 L. 161/2014). Per lo stesso motivo, sulle partecipazioni estere conta la forma: le azioni di società estere, quotate o no, pagano l’IVAFE (le non quotate sul valore nominale, in mancanza di un valore di mercato), mentre le quote non rappresentate da titoli, come quelle di una Srl o di una società di persone estera, ne sono escluse e restano nel quadro RW solo per il monitoraggio (art. 19, comma 20, DL 201/2011; Circolare 28/E/2012).

Quanto si paga di IVAFE: aliquote e calcolo

Attività detenuta all’esteroIVAFEBase di calcolo
Azioni (anche di società non quotate), ETF, obbligazioni, fondi, derivati, polizze estere, su conto trading o deposito titoli, compresa la liquidità del conto0,2% all’anno (2 per mille)valore di mercato al 31 dicembre, o alla fine del possesso se venduti prima; in mancanza, valore nominale o di rimborso
Stessi prodotti in un paese black list0,4% all’anno (4 per mille), dal 2024come sopra (art. 1, comma 91, L. 213/2023)
Conti correnti e libretti di risparmio34,20 euro fissi per contonon dovuta se la giacenza media annua di tutti i conti presso lo stesso intermediario non supera 5.000 euro; pro quota se cointestati
Conti deposito con somme vincolate (contratto distinto dal conto corrente)0,2% all’anno (2 per mille)valore al 31 dicembre, senza franchigia dei 5.000 euro (Circolare 15/E/2013)

Un esempio: un portafoglio da 50.000 euro sul conto trading di Interactive Brokers o DEGIRO al 31 dicembre costa 100 euro di IVAFE; se i titoli sono stati comprati a luglio, l’imposta si riduce in proporzione ai giorni. Nel valore del conto trading rientra anche la liquidità che resta sul conto: se oltre ai titoli hai 5.000 euro non investiti, il conto vale 55.000 euro e l’IVAFE sale a 110 euro, perché la liquidità del broker non paga i 34,20 euro fissi dei conti correnti ma segue lo 0,2% del conto (art. 19, commi 18 e 20, DL 201/2011).

Un conto corrente in dollari con giacenza media di 3.000 euro non paga nulla; uno con 8.000 euro paga 34,20 euro. Diverso è il caso del conto deposito estero: se le somme sono vincolate, il deposito è un contratto distinto dal conto corrente e paga lo 0,2% come un prodotto finanziario, quindi 20 euro su 10.000 euro depositati, anche sotto la soglia dei 5.000 euro di giacenza media (art. 19, comma 20, DL 201/2011, con il criterio della Circolare 15/E/2013); se invece funziona come un normale conto corrente, con somme sempre disponibili, si pagano i 34,20 euro fissi. In ogni caso l’imposta non si versa se l’importo dovuto non supera 12 euro (istruzioni al quadro RW).

Per sapere se il tuo broker si trova in un paese a fiscalità privilegiata consulta l’elenco dei paesi con IVAFE allo 0,4%. Per fare il conto sul tuo portafoglio, con i giorni di possesso e l’aliquota giusta, usa il calcolatore gratuito di IVAFE e imposta cripto. Se hai pagato un’imposta patrimoniale nel paese estero, la puoi detrarre dall’IVAFE fino a concorrenza (art. 19, comma 21, DL 201/2011).

Dove e quando si dichiara l’IVAFE

L’IVAFE si liquida nel quadro RW della dichiarazione delle attività estere, lo stesso quadro del monitoraggio fiscale: per ogni conto o deposito si indica il valore e si calcola l’imposta dovuta. Chi presenta il 730 usa il quadro W del modello 730. L’obbligo scatta anche se nell’anno non hai venduto nulla e anche se il conto trading è in perdita, perché l’imposta colpisce il possesso, non il guadagno.

Per i soli conti correnti e libretti il monitoraggio non è obbligatorio se il valore massimo raggiunto nell’anno non supera 15.000 euro (art. 2 L. 186/2014), ma il quadro va compilato comunque quando l’IVAFE è dovuta; queste soglie non valgono per il conto trading (titoli e liquidità) né per il conto deposito vincolato, che vanno sempre indicati. Il versamento segue le regole dell’IRPEF: saldo e primo acconto entro il 30 giugno 2026 (o entro il 30 luglio con lo 0,40% in più), secondo acconto entro il 30 novembre 2026 (art. 19, comma 22, DL 201/2011). Se hai un conto corrente estero, nella guida sul conto corrente estero tra quadro RW, IVAFE e interessi trovi il caso specifico. Per le modalità di compilazione rimandiamo alle istruzioni del modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2.

Tasse Trading si occupa proprio di questo.

Dal 2011 elaboriamo i report dei broker esteri per investitori e trader italiani: calcoliamo l’IVAFE per ogni conto trading e deposito, con i giorni di possesso e i cambi corretti, e ti consegniamo il facsimile del quadro RW (o W del 730) insieme ai quadri RM, RT e RL. Seleziona il tuo broker per un preventivo gratuito.

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Riferimenti normativi

  • Art. 19, commi 18-22, DL 201/2011 (istituzione dell’IVAFE, aliquota del 2 per mille, imposta fissa sui conti correnti, detrazione delle imposte patrimoniali estere, versamento con le regole IRPEF); commi 13-17 per l’IVIE sugli immobili
  • Art. 1, comma 91, L. 213/2023 (aliquota del 4 per mille nei paesi a fiscalità privilegiata dal 2024)
  • Art. 9 L. 161/2014, Legge europea 2013-bis (IVAFE limitata a prodotti finanziari, conti correnti e libretti dal 2014: escluse quote di società non rappresentate da titoli e metalli preziosi)
  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 28/E del 2 luglio 2012 (ambito di applicazione e base imponibile) e n. 3/E del 2024 (aliquota maggiorata)
  • Circolare Agenzia delle Entrate n. 15/E del 10 maggio 2013 (bollo fisso sui depositi che sono provvista del conto corrente, proporzionale sui contratti distinti come i conti deposito)
  • Istruzioni al modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2 (Quadro RW)

Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale in Tasse Trading dal 2024 e responsabile delle elaborazioni (oltre 1.000 conti trading esteri elaborati). Aggiornato: 6 novembre 2026, modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025).

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative, sono aggiornate alla data indicata e possono essere superate da modifiche normative o di prassi. Non costituiscono consulenza fiscale: l’applicazione al caso concreto dipende dalla situazione di ciascun contribuente e va verificata con un professionista abilitato. Tasse Trading non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni qui riportate. Questo contenuto è stato preparato anche con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, sotto la revisione e la responsabilità editoriale di Tasse Trading.

Hai ancora un dubbio sul tuo caso? Scrivici, ti rispondiamo noi.

Guida alla dichiarazione: omessa o tardiva

Dicembre 2, 2021

Hai dimenticato di inviare la dichiarazione dei redditi nei tempi previsti? Vuoi sapere se sei ancora in tempo per farlo? Ecco alcune utili informazioni per dichiarare correttamente il conto trading

Per adempiere agli obblighi fiscali ogni anno bisogna dichiarare il conto trading. Se la dichiarazione dei redditi non viene presentata nei termini, può essere denominata dichiarazione tardiva oppure omessa dichiarazione.

Quando la dichiarazione viene considerata tardiva?

La dichiarazione dei redditi si considera tardiva se non è stata presentata nei termini ordinari ma viene inviata entro i 90 giorni successivi alla naturale scadenza. Ad esempio, per il Modello Redditi 2021 la scadenza per l’invio è il 30 novembre 2021 e la dichiarazione si considera tardiva se trasmessa oltre quella data ma entro il 28 febbraio 2022.

La dichiarazione tardiva è soggetta alla sanzione fissa di €250, che può essere ridotta a 1/10, cioè a €25, ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso, entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui si sarebbe dovuta inviare la dichiarazione. Alla sanzione sopra descritta vanno sommati sanzioni e interessi per il tardivo versamento, nel caso siano dovute imposte.

dichiarazione omessa

Quando la dichiarazione viene considerata omessa?

La dichiarazione dei redditi si considera omessa quando non è stata presentata entro i 90 giorni dopo la scadenza naturale. Per quanto riguarda i conti trading, la cui dichiarazione avviene tramite Modello Redditi Persone Fisiche, questa è considerata omessa se la presentazione non avviene entro il 28/02 dell’anno successivo alla naturale scadenza (30/11).

Esempio: ho aperto il conto nel 2020: devo quindi dichiararlo entro il 30/11/2021 e il termine ultimo oltre cui la dichiarazione diventa omessa è il 28/02/2022.

In caso di omessa dichiarazione è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa: è una sanzione pecuniaria pesante in quanto la fattispecie di omessa dichiarazione è relativamente grave. Il contribuente, infatti, omette all’Amministrazione Finanziaria i redditi percepiti durante quell’annualità, non permettendo le normali funzioni di controllo e accertamento dei redditi.

L’omessa dichiarazione comporta l’applicazione di una sanzione compresa tra il 120% e il 240% delle imposte dovute, con un minimo di €250. Nel caso non siano dovute imposte si applica una sanzione di €250.

In caso di dichiarazione omessa non è consentita la regolarizzazione spontanea tramite ravvedimento operoso.

Aver omesso la presentazione della dichiarazione ha conseguenze ai fini accertativi. Infatti, chi omette la presentazione può subire un accertamento del reddito da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Quando la dichiarazione viene considerata integrativa?

La dichiarazione integrativa invece presuppone un invio precedente già effettuato. Esiste quindi la possibilità di correggere o aggiungere la dichiarazione del conto trading se, a suo tempo, è stato presentato il modello 730 o il Modello Redditi PF (anche se per altri redditi e non per l’attività di trading).

E’ possibile presentare la dichiarazione integrativa entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, per correggere errori oppure omissioni.

Come sapere quando occorre dichiarare?

  • Hai un conto trading estero?
  • Hai un exchange o un wallet di criptovalute?

La risposta in questi casi è sempre sì: occorre dichiarare i conti trading esteri, gli exchange e i wallet. La dichiarazione va effettuata anche se durante l’anno è stata ottenuta una minusvalenza o è stato effettuato solo il deposito di denaro, anche in assenza di prelievi.

 

Devi dichiarare il conto trading?

 

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P2P lending

Ottobre 15, 2021

Il P2P lending è una forma di credito verso privati, effettuata da altri privati.

P2P lending

Il  Peer to Peer, abbreviato anche P2P è uno strumento di finanziamento che rientra nella macro categoria del crowdfunding.

A differenza del crowdfunding che permette di raccogliere denaro per finanziare progetti e imprese, il P2P è rivolto ai privati.

Il Peer to Peer lending è di fatto un prestito tra privati, ovvero un sistema che permette di prestare credito a terzi richiedenti tramite piattaforme online e senza l’intermediazione di istituzioni finanziarie come le banche.

Il richiedente è un soggetto che ha effettuato una richiesta di prestito peer to peer: la piattaforma valuta il cliente e propone il finanziamento agli investitori.

Naturalmente, il prestatore, a fronte della somma prestata, può ottenere un rendimento a tassi d’interesse diversi che possono variare in base alla piattaforma utilizzata, a quanto viene messo a disposizione di altri soggetti e alle caratteristiche del richiedente.

Come si pagano le tasse sugli interessi ricevuti dai P2P?

Bisogna differenziare il paese in cui possono avere sede queste piattaforme: in particolare distinguere l’Italia dall’estero.

Peer To Peer lending italiano: dal primo gennaio 2018 per le persone fisiche i proventi che derivano dal peer to peer lending vengono assimilati ai Redditi di Capitale, sono assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, con aliquota del 26%.

Peer To Peer lending estero: essendo piattaforme con sede all’estero, l’istituto non può fungere da sostituto d’imposta pertanto non trattiene le aliquote fiscali ad ogni chiusura di posizione. Sarà compito del titolare del conto effettuare i conteggi e inserirli in dichiarazione dei redditi. Il titolare riceverà i proventi al lordo della tassazione e dovrà inserirli nel quadro RL del Modello Redditi.

Gli interessi percepiti andranno dunque a tassazione ordinaria e seguiranno le aliquote degli scaglioni di redditi IRPEF.

SCAGLIONI DI REDDITO

Fino a €15.000 → 23%
Oltre €15.000 a €28.000 → 25%
Oltre €28.000 a €50.000 → 35%
Oltre €55.000 → 43%

Inoltre essendo all’estero è obbligatorio compilare il quadro RW per dichiarare le attività finanziarie detenute all’estero, ai fini del monitoraggio fiscale e del pagamento dell’imposta IVAFE.

Essendo conti esteri, l’obbligo di monitoraggio è sempre obbligatorio così come il pagamento dell’IVAFE, che dovrà essere liquidata tramite il Modello F24. Si ricorda che il conto va dichiarato nel quadro RW anche se non vi sono interessi percepiti, poiché il saldo sia maggiore di 1 euro per almeno un giorno.

L’utilizzo dei P2P lending sta crescendo notevolmente negli ultimi anni.

Le principali piattaforme di peer to peer lending sono:

BONDORA

Fondata nel 2008 in Estonia. E’ stata la prima piattaforma di prestito sul mercato nordico.

Senza spese di gestione lancia il “Go & Grow”, ovvero  un investimento online ‘senza mani’, il che significa che devi semplicemente aggiungere denaro al tuo conto, e Go & Grow fa tutto il lavoro al posto tuo. Con questo servizio non è necessaria un’esperienza finanziaria: è sufficiente aggiungere semplicemente soldi al tuo conto.

MINTOS

E’ stata la prima piattaforma P2P lending in Lettonia, nonché oggi una delle principali piattaforme di P2P del mondo. Offre l’opportunità di investire in prestiti provenienti da più nazioni nonché in prestiti di natura differente.

TWINO, CROWDESTATE, HOUSERS, ESTATEGURU, TWINO e tanti altri.


Tasse Trading elabora i conti Peer To Peer, consegnando al cliente un Modello Redditi precompilato contenente i quadri da ricopiare in dichiarazione dei redditi. Siamo in grado di elaborare tutti i conti che ci rilasciano una documentazione adeguata, in particolare ci serve l’estratto conto dettagliato con elenco dei depositi e prelievi effettuati e gli interessi percepiti.

 

Non hai dichiarato il tuo conto P2P? Non commettere errori, evita sanzioni! 

 

 

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Indice: strategie fiscali conti trading

Maggio 20, 2021

Tasse Trading ha realizzato una guida con 8 strategie fiscali da adottare per ottimizzare il tuo conto trading!


“Risparmio è doppio Guadagno”

Giovanni Gaggino


Come ridurre la tassazione del proprio conto? Com’è possibile trarre benefici dalle minusvalenze? Come utilizzare le detrazioni fiscali per detrarre i redditi da trading?

Nelle nostre strategie fiscali risponderemo a tutte queste domande e vedremo dei trucchetti, assolutamente legali, per ridurre l’impatto fiscale del conto trading.

Ricapitoliamo le nostre 8 strategie:

BILANCIARE LE PLUSVALENZE

Le prime tre lezioni di strategia fiscale sono relative al bilanciamento di plus/minusvalenze. Per attuare queste strategie è opportuno fotografare la propria situazione del conto prima della fine dell’anno e verificare se vi sono plusvalenze o minusvalenze realizzate (ovvero chiuse) oppure non realizzate.

In questa lezione vedremo la situazione in cui il portafoglio è in plusvalenza realizzata e si hanno minusvalenze non realizzate. In alcuni casi potrebbe essere conveniente chiudere le posizioni in perdita per ridurre o addirittura azzerare le plusvalenze e pagare meno imposte.

BILANCIARE LE MINUSVALENZE

Nelle seconda lezione vedremo l’importanza delle minusvalenze. Quando in portafoglio si detengono perdite si possono adottare strategie per trarre benefici e ridurre le imposte da versare. Siamo nella situazione in cui prima della fine dell’anno si detengono minusvalenze realizzate e plusvalenze non ancora chiuse.

NON PERDERE MINUSVALENZE

Le minusvalenze sono davvero importanti ed è importante non perderle. Sole inserendole in dichiarazione dei redditi si attribuisce una scadenza.

RECUPERO DETRAZIONI FISCALI

In questa quarta lezione analizzeremo come compensare i redditi derivanti da trading con le detrazioni fiscali. E’ conveniente utilizzare questa strategia quando si detengono varie spese (mediche, assicurative, ecc.) e allo stesso tempo non si hanno abbastanza redditi per compensarle.

NON PAGARE IMPOSTE SULLE CRIPTOVALUTE

La normativa ha assimilato la criptovalute alle valute tradizionali, pertanto non si devono versare imposte (in quanto considerate non speculative) al di sotto della giacenza in valuta di €2000,00 intrattenuta per più di 7 giorni lavorativi consecutivi.

SFRUTTARE MINUSVALENZE DA CRIPTOVALUTE

Le criptovalute non si inseriscono in dichiarazione (sotto la soglia di €2000,00) e potrebbe non essere conveniente quando si realizzano perdite. Scopriamo come non perderle per poterle compensare con profitti da altri strumenti finanziari.

MENO IMPOSTE SUI REDDITI DA CAPITALE

I redditi di Capitale (interessi, cedole e ETF armonizzati) sono tassati ad imposta sostitutiva del 26%. E’ possibile optare per la tassazione ordinaria e sfruttare l’aliquota del 23% (per redditi inferiori ad €15.000) e utilizzare questi redditi per compensare le spese mediche, assicurative, di ristrutturazione ecc.

MENO IMPOSTE SUI DIVIDENDI ESTERI

Premesso che sui dividendi esteri vi è una doppia imposizione, com’è possibile evitarla o ridurla? In questa lezione vedremo le strategie per abbassare le imposte sui dividendi emessi da paesi esteri.

Se non ti sono chiare le nostre strategie fiscali

 

 

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8. Meno imposte sui dividendi esteri

Maggio 12, 2021

Ottava strategia fiscale trading!

Oggi vediamo com’è possibile evitare la doppia imposizione sui dividendi esteri

I dividendi esteri, ovvero quelle parti di utili distribuite dalle società ai loro azionisti, sono soggetti a una doppia tassazione:

      1. Nel paese d’origine (i Trattati contro la doppia tassazione prevedono che il 15% sia sempre versato alla fonte)
      2. in Italia, al 26% al lordo in frontiera

8. Meno imposte sui dividendi esteri 2

Abbiamo già parlato della differenza tra il netto in frontiera e il lordo in frontiera e abbiamo riportato un esempio sulle differenze della metodologia di calcolo. In ogni caso è presente una doppia tassazione e il nostro dividendo verrà tassato due volte. E’ possibile evitare questa doppia imposizione? Come recuperare queste imposte versate? E’ possibile risparmiare tasse sui dividendi esteri?

A queste domande risponderemo in questa lezione di strategie fiscali.

In questa ottava lezione di ottimizzazione fiscale vediamo come RIDURRE LE IMPOSTE SUI DIVIDENDI ESTERI

Premesso che i trattati contro la doppia imposizione prevedono sempre che il 15% sia dovuto alla fonte è possibile fare qualcosa per limitare la doppia tassazione?

E’ possibile, ma spesso antieconomico, chiedere il rimborso per la parte eccedente del 15% e ricordiamo che sul rimborso si dovrà comunque pagare un’imposta. Accantonata questa ipotesi cosa vi conviene fare? Come procedere?

Invece è sempre possibile per i titoli emessi nei Paesi con più alta tassazione dei dividendi, superiore a quella del 15%, investire nel CFD piuttosto che nel titolo sottostante, poiché di solito i broker applicano ai dividendi del CFD la ritenuta del 15% prevista nelle Convenzioni contro le doppie imposizioni, anziché la ritenuta più elevata applicata nel Paese di origine sul sottostante.

Per ottimizzare la tassazione 

acquistare il CFD al posto del titolo sottostante

poiché di solito i Broker trattengono l’aliquota del 15%

Questa strategia è particolarmente utile per i titoli emessi dai paesi con aliquote maggiori. Ad esempio la Svizzera trattiene un’aliquota del 35% sul dividendo, nettamente superiore a quella del 15% prevista dai Trattati conto la doppia imposizione.

Riportiamo i principali paesi con le aliquote trattenute sui dividendi esteri:

26% – ITALIA

15% – USA

30% – FRANCIA

25% – GERMANIA

0% – REGNO UNITO

35% – SVIZZERA

25% – CANADA

20% – IRLANDA

15% – LUSSEMBURGO

15% – PAESI BASSI

30% – BELGIO

15% – GIAPPONE

19% – SPAGNA

E’ possibile ottenere, attraverso una determinata procedura, un rimborso della doppia tassazione dei dividendi esteri, con la diretta applicazione dell’aliquota concordata tra i due Paesi, nel caso in cui sia stata pagata un’aliquota maggiore rispetto a quella prevista dalle Convenzioni contro le doppie imposizioni. L’importo rimborsato dovrà essere portato nuovamente a tassazione del 26%.

Per ottimizzare la tassazione è conveniente talvolta acquistare il CFD al posto del titolo sottostante specialmente per i paesi con aliquota maggiore al 15%. 

Vediamo subito un esempio:

DIVIDENDO SU AZIONE SVIZZERA

dividendo: €100
tassazione in Svizzera al 35%
tassazione in Italia al 26%
NETTO PERCEPITO 39€
TASSAZIONE AL 61%

DIVIDENDO SU CFD SVIZZERA

dividendo: €100
tassazione in Svizzera al 15%
tassazione in Italia al 26%
NETTO PERCEPITO 59€
TASSAZIONE AL 41%

Investire in CFD piuttosto che sul sottostante può essere fattibile su alcuni broker che permettono sia la compravendita di azioni sia quella di CFD. Tra gli altri ricordiamo eToro e Interactive Brokers. Ovviamente ci sono molti più broker che permettono di attuare questa strategia.

Ai fini fiscali i redditi derivanti dai CFD finiscono nei Redditi Diversi (quadro RT, Modello Redditi Persone Fisiche) e si sommano a tutti gli altri redditi derivanti da azioni, opzioni, futures, forex e valute.

Non perderti le nostre strategie fiscali!

 

 

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Tassazione dividendi esteri con broker estero: cosa dice il Fisco?

Maggio 12, 2021

In breve: se incassi dividendi esteri tramite un broker estero (Interactive Brokers, DEGIRO, eToro, Trading 212 e simili) devi dichiararli tu nel quadro RM e pagare in Italia il 26% calcolato sul dividendo lordo, cioè prima della ritenuta applicata nel Paese estero.

Questa guida di Tasse Trading, lo studio che dal 2013 elabora i report dei broker esteri per investitori italiani e consegna i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW, ti accompagna in tre passi: capire la regola, fare il calcolo, sapere cosa va in dichiarazione.

I punti chiave

  • Aliquota italiana: 26% a titolo d’imposta sostitutiva (art. 18 TUIR).
  • Base imponibile con broker estero: il lordo frontiera, cioè il dividendo prima della ritenuta estera.
  • Con broker italiano: la base è il netto frontiera e paga direttamente l’intermediario.
  • Ritenuta estera: di norma non si recupera in Italia (art. 165 TUIR).
  • Dove si dichiarano: quadro RM (rigo RM31, Sezione II-A) e quadro RW per le azioni detenute all’estero.
  • Minusvalenze: non compensano i dividendi.

Cosa trovi in questa guida
Passo 1: la regola generale e il lordo frontiera
Passo 2: il calcolo, le ritenute per Paese e la doppia imposizione
Passo 3: cosa va nel quadro RM e nel quadro RW
Domande frequenti

Passo 1. La regola generale: imposta sostitutiva al 26%

I dividendi sono redditi di capitale (art. 44, comma 1, lett. e, TUIR). Per una persona fisica non imprenditore, quelli pagati da società estere e incassati senza un intermediario italiano sono soggetti a un’imposta sostitutiva del 26% (art. 18 TUIR; art. 27, comma 4, DPR 600/1973).

Il broker estero non trattiene le imposte italiane: calcolo e versamento spettano a te, attraverso il Modello Redditi PF. Per i dividendi non si può scegliere la tassazione ordinaria IRPEF: l’art. 18, comma 1, TUIR esclude espressamente dall’opzione gli utili di cui all’art. 27, comma 4, DPR 600/1973.

Poiché sono redditi di capitale, i dividendi non si compensano con le minusvalenze su azioni, opzioni, futures, CFD o forex, che sono redditi diversi e vanno nel quadro RT (art. 68, comma 5, TUIR).

Netto frontiera o lordo frontiera?

Sul dividendo estero il Paese di origine applica quasi sempre una ritenuta (per esempio il 15% negli USA con modulo W-8BEN). Il 26% italiano si calcola su importi diversi a seconda del broker:

Broker italiano (regime amministrato)Broker estero (regime dichiarativo)
Base imponibileNetto frontiera: dividendo meno ritenuta esteraLordo frontiera: dividendo prima della ritenuta estera
Chi paga l’impostaL’intermediarioTu, in dichiarazione
FonteArt. 27, comma 4-bis, DPR 600/1973Ris. 80/E/2007; Interpello n. 111/2020; istruzioni rigo RM31
RisultatoPrelievo totale più bassoPrelievo totale più alto

L’Agenzia delle Entrate ha fissato il principio del lordo frontiera nella Risoluzione n. 80/E del 2007 e lo ha confermato nella Risposta a interpello n. 111 del 21 aprile 2020: per i dividendi dichiarati nel quadro RM la base imponibile è l’utile al lordo delle ritenute estere. Le istruzioni del Modello Redditi PF dicono lo stesso: nel rigo RM31, colonna 3, il reddito va indicato al lordo delle ritenute subite nello Stato estero.

Passo 2. Il calcolo, le ritenute per Paese e la doppia imposizione

Su un dividendo estero incassato con un broker estero il prelievo totale è la somma della ritenuta del Paese di origine (di solito il 15% con convenzione) e del 26% italiano calcolato sul lordo: con gli Stati Uniti si arriva al 41%, contro il 37,1% di un broker italiano. La ritenuta estera, di norma, non si recupera.

Esempio su un dividendo USA

Dividendo lordo di 100 €, ritenuta USA del 15%, imposta italiana del 26%:

Broker italiano (netto frontiera)Broker estero (lordo frontiera)
Dividendo lordo100,00 €100,00 €
Ritenuta USA 15%−15,00 €−15,00 €
Imposta italiana 26%−22,10 € (su 85 €)−26,00 € (su 100 €)
Netto incassato62,90 €59,00 €
Prelievo totale37,1%41,0%

Con un broker estero paghi quindi 3,90 € in più ogni 100 € di dividendo. Per fare il calcolo sui tuoi importi usa il calcolatore tasse dividendi.

Ritenute estere nei principali Paesi

Le convenzioni contro le doppie imposizioni firmate dall’Italia fissano in genere un massimo del 15% sui dividendi. Se il Paese estero trattiene di più, la differenza si può chiedere a rimborso all’autorità fiscale estera, ma la procedura è spesso lenta e conviene solo su importi rilevanti.

PaeseRitenutaNote
Stati Uniti15%Con modulo W-8BEN, altrimenti 30%
Germania26,375%Parte oltre il 15% rimborsabile su istanza
Svizzera35%Parte oltre il 15% rimborsabile su istanza
Regno Unito0%Nessuna ritenuta sui dividendi ordinari

Si può recuperare la ritenuta estera?

Di norma no. L’art. 165 TUIR concede il credito per le imposte estere solo sui redditi che entrano nel reddito complessivo, mentre i dividendi in regime dichiarativo sono tassati con imposta sostitutiva e ne restano fuori. Il risultato è una doppia imposizione. Per capire quali proventi del conto trading possono invece usare il credito d’imposta, leggi la guida al Quadro CE.

Con le sentenze n. 25698 del 1° settembre 2022 e n. 10204 del 16 aprile 2024 la Cassazione ha stabilito che le convenzioni internazionali prevalgono sulla norma interna: il contribuente può chiedere il rimborso della maggiore imposta pagata in Italia, anche se il reddito sconta l’imposta sostitutiva. Il rimborso però non è automatico: serve un’istanza all’Agenzia delle Entrate e, in caso di diniego o silenzio, un ricorso in giustizia tributaria con un professionista. Per la maggior parte dei piccoli e medi investitori costi e tempi superano il beneficio.

Passo 3. Cosa va nel quadro RM e nel quadro RW

I dividendi esteri incassati con un broker estero vanno in due quadri del Modello Redditi PF: il quadro RM per l’imposta del 26% sul dividendo (rigo RM31, Sezione II-A, un rigo per ogni Stato) e il quadro RW per il monitoraggio delle azioni estere che li hanno prodotti e per l’IVAFE.

Quadro RM, Sezione II-A, rigo RM31

Per ogni Stato estero da cui ricevi dividendi si compila un rigo con il codice H (utili da partecipazioni non qualificate), il codice dello Stato estero, l’importo al lordo frontiera e l’aliquota del 26%. Per il dettaglio delle colonne rimandiamo alle istruzioni del Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2, e alla nostra guida al quadro RM.

Quadro RW: monitoraggio e IVAFE

Nel quadro RW (art. 4 DL 167/1990) non si indica il singolo dividendo, ma il valore delle azioni estere che lo hanno prodotto. Su queste si paga l’IVAFE (art. 19 DL 201/2011): 0,20% del valore, 0,40% per i prodotti finanziari detenuti in Paesi a fiscalità privilegiata.

Attenzione: dichiarare il netto al posto del lordo, o dimenticare il quadro RM o RW, espone a sanzioni. Se hai già sbagliato, valuta il ravvedimento operoso.

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Domande frequenti sui dividendi esteri

Quanto si paga di tasse sui dividendi esteri in Italia?
Il 26% come imposta sostitutiva. Con un broker estero il 26% si calcola sul dividendo lordo, prima della ritenuta estera, che quindi si aggiunge all’imposta italiana.

Che differenza c’è tra netto frontiera e lordo frontiera?
Il netto frontiera è il dividendo dopo la ritenuta estera, il lordo frontiera è il dividendo prima della ritenuta. I broker italiani tassano il netto frontiera; con un broker estero si tassa il lordo frontiera.

Posso recuperare la ritenuta estera con un credito d’imposta?
In via ordinaria no, perché l’art. 165 TUIR lo esclude per i redditi con imposta sostitutiva. La Cassazione (sentenze 25698/2022 e 10204/2024) riconosce però il diritto al rimborso tramite istanza e, se necessario, ricorso.

In quale rigo vanno i dividendi esteri?
Nel rigo RM31 del quadro RM (Sezione II-A): codice H, codice dello Stato estero, importo al lordo frontiera e aliquota 26%. Le azioni che li producono vanno nel quadro RW.

Posso compensare i dividendi esteri con le minusvalenze?
No. I dividendi sono redditi di capitale (quadro RM), le minusvalenze sono redditi diversi (quadro RT) e le due categorie non si compensano.

Devo dichiarare i dividendi se il broker ha già trattenuto le tasse?
Sì. La ritenuta del broker estero è l’imposta del Paese di origine, non quella italiana: il 26% italiano va sempre pagato in dichiarazione.

Riferimenti normativi e di prassi

  • Art. 18, 44, 68 e 165 DPR 917/1986 (TUIR)
  • Art. 27, commi 4 e 4-bis, DPR 600/1973
  • Art. 4 DL 167/1990; art. 19 DL 201/2011 (quadro RW e IVAFE)
  • Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 80/E del 2007
  • Agenzia delle Entrate, Risposta a interpello n. 111 del 21 aprile 2020
  • Corte di Cassazione, sentenze n. 25698/2022 e n. 10204/2024
  • Istruzioni al Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2, quadro RM (rigo RM31)

Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale in Tasse Trading dal 2024 e responsabile delle elaborazioni (oltre 1.000 conti trading esteri elaborati). Aggiornato: 2 ottobre 2026, modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025).

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative, sono aggiornate alla data indicata e possono essere superate da modifiche normative o di prassi. Non costituiscono consulenza fiscale: l’applicazione al caso concreto dipende dalla situazione di ciascun contribuente e va verificata con un professionista abilitato. Tasse Trading non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni qui riportate. Questo contenuto è stato preparato anche con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, sotto la revisione e la responsabilità editoriale di Tasse Trading.


7. Meno imposte sui Redditi di Capitale

Maggio 11, 2021

Settima lezione di strategia fiscale:

Come risparmiare le imposte sui Redditi di Capitale

 

In questa settima lezione di strategia fiscale dedicata ai conti trading, vediamo come ottimizzare e risparmiare sulle imposte legate ai Redditi di Capitale. Prima di tutto, è importante chiarire cosa rientra in questa categoria.

 

Cosa sono i Redditi di Capitale?

I Redditi di Capitale includono tutti i proventi derivanti da rendite finanziarie e dividendi di partecipazione. Nonostante il Fisco non fornisca una definizione specifica, questi redditi sono disciplinati dagli articoli 44 e 45 del TUIR.

Ecco le principali categorie di Redditi di Capitale:

  1. Interessi e altri proventi derivanti da conti correnti o conti depositi legati al trading.
  2. Cedole, ovvero interessi su obbligazioni o Titoli di Stato.
  3. Dividendi, cioè la parte dell’utile distribuito agli azionisti di una società.
  4. ETF armonizzati, ossia fondi d’investimento conformi alle direttive europee.

Tassazione dei Redditi di Capitale

I Redditi di Capitale sono generalmente soggetti a tassazione separata con un’aliquota del 26%. Vengono riportati nel quadro RM del Modello Redditi e non possono essere compensati con plusvalenze o minusvalenze, che vanno invece inserite nel quadro RT. Questa distinzione è fondamentale, poiché spesso si rischia di ignorare o confondere le due categorie.

Attenzione ai redditi esteri e al Regime Dichiarativo

Se si detiene un conto in un paese estero o si opera in Regime Dichiarativo, è obbligatorio dichiarare tutti i Redditi di Capitale. Anche se il conto chiude con una minusvalenza, potrebbero esserci proventi da dividendi o interessi che vanno tassati. È frequente che vengano imposte tasse su questi redditi anche a fronte di perdite finanziarie, poiché i Redditi di Capitale non possono mai essere compensati con i Redditi Diversi (quadro RT). Ad esempio, un dividendo di un’azione non può essere compensato con la minusvalenza dello stesso titolo.

Spostamento nel Quadro RL

Sebbene i Redditi di Capitale debbano essere dichiarati nel quadro RM, in alcuni casi potrebbe essere vantaggioso spostarli nel quadro RL del Modello Redditi Persone Fisiche. In questa lezione analizzeremo quando questa modifica può essere opportuna.

Ricordiamo che queste lezioni hanno solo scopo informativo e non costituiscono consulenza fiscale.

In questa settima lezione di ottimizzazione fiscale vediamo

Strategie per ridurre le imposte sui Redditi di Capitale

La strategia per ridurre le imposte è applicabile solo a specifici Redditi di Capitale, come interessi, cedole e ETF armonizzati. Non si può applicare la stessa strategia ai dividendi, che subiscono una doppia tassazione:

  1. Una prima imposta del 15% nel paese di origine, secondo i trattati contro la doppia imposizione.
  2. Una seconda imposta del 26% in Italia.

Tassazione ordinaria opzionale per interessi ed ETF armonizzati

Per gli interessi e gli ETF armonizzati, potrebbe essere conveniente optare per la tassazione ordinaria invece di quella separata. L’aliquota ordinaria varia dal 23% al 43% in base al proprio scaglione di reddito. Ad esempio:

  • Per redditi inferiori a 15.000 €, l’aliquota è del 23%, più bassa rispetto al 26% standard.
  • Se non si hanno altri redditi o si possiedono molte spese deducibili (mediche, assicurative, ristrutturazioni), potrebbe essere vantaggioso optare per la tassazione ordinaria per sfruttare appieno le detrazioni fiscali.

Come compensare le imposte

Nel caso in cui si abbiano numerose spese mediche o di ristrutturazione edilizia, queste possono essere utilizzate per compensare i Redditi di Capitale, riducendo notevolmente o azzerando l’imposta da pagare.

Se hai un conto CFD come Plus, ActivTrades o Vantage, questa strategia di può applicare solo sugli interessi perché questi broker non offrono veri ETF ma soltanto “CFD su ETF”. Se invece utilizzi Interactive Brokers o Trading212, non avrai problemi a trovare l’ETF che fa al caso tuo per applicare questa strategia!

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Da 4 anni mi avvalgo del loro servizio, che - perlomeno nel mio caso - si è rivelato fin da subito fondamentale per integrare la documentazione fiscale redatta dal mio commercialista con quella specifica riguardante il trading.
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Ottimo servizio. Veloci, precisi e molto disponibili.
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Puntuali, efficienti e molto disponibili per chiarimenti al telefono. Grazie!
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Ottimo Lavoro Ragazzi. Molto tempo risparmiato per me ed il mio Commercialista.
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Gentili e tempestivi
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Soddisfatta per il servizio ottimo e veloce; ringrazio il Signor Federico persona molto professionale, sempre disponibile e chiaro nelle risposte Grazie di cuore
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Gentili, disponibili, ed economici. Grazie

1. Bilanciare le plusvalenze

Aprile 26, 2021

Prima lezione di fiscalità sui conti trading

Com’è possibile avere un minor impatto fiscale del proprio conto trading quando si hanno plusvalenze?

Apriamo la nostra rubrica di strategie fiscali che permettono di ottimizzare la tassazione. E’ davvero possibile pagare meno tasse? Quali sono le strategie che mi consentono di versare meno imposte?

In quest’articolo e nei prossimi otto risponderemo a queste domande. Al termine della nostra guida fiscale conoscerete tutte le informazioni utili per ottimizzare la tassazione del vostro conto trading.

Siamo soliti valutare le performance di portafoglio in base alle posizioni chiuse in profitto, ma in realtà adottando le nostre guide si può migliorare la performance del nostro conto trading riducendo l’impatto fiscale e in alcuni casi azzerarlo.

IL REGIME DICHIARATIVO

Le strategie riportate sono applicabili al solo Regime Dichiarativo, ovvero quel regime dove è il contribuente a dover calcolare le imposte e riportare i risultati nella sua dichiarazione dei redditi.

Negli articoli precedenti abbiamo visto come il regime dichiarativo sia realmente più vantaggioso del regime amministrato. Se ti sei perso questo articolo vedi subito i vari vantaggi del regime dichiarativo.

Innanzitutto il Regime Dichiarativo permette di ricevere i PROFITTI LORDI e di pagare le imposte solo l’anno successivo (entro il 30/06). Questo processo permette al trader di reinvestire interamente i profitti e di avere più marginalità sul conto e dunque più leva finanziaria.

Aprendo un conto con sede in Italia di default il regime scelto sarà quello amministrato (con possibilità di optare per il dichiarativo, solo su richiesta e se l’istituto lo permette).

Il Regime Dichiarativo invece è valido per TUTTI I BROKER con sede all’ESTERO, che spesso offrono commissioni nettamente inferiori, nonché la possibilità di investire in più strumenti finanziari attraverso piattaforme efficienti. Ricordiamo inoltre che investendo all’estero si può diversificare il rischio paese.

Oltre a questi vantaggi che permettono di avere una migliore performance di portafoglio vi sono almeno 8 strategie fiscali, assolutamente legali che permettono al trader di risparmiare.

Tasse Trading propone 8 strategie fiscali che permettono al trader di ottimizzare la tassazione e di ridurre l’impatto fiscale del tuo conto trading!

 

Prima di spiegare la strategia è opportuno chiarire 4 concetti fondamentali:

    1. Le imposte si pagano sulle plusvalenze realizzate al netto delle minusvalenze realizzate.
    2. Per realizzare una plusvalenza o una minusvalenza è necessario chiudere una posizione aperta.
    3. In regime dichiarativo i conteggi vengono effettuati dal 01.01 al 31.12
    4. Per ottimizzare la tassazione è opportuno valutare la propria situazione del portafoglio prima della fine dell’anno.

In questa prima lezione di ottimizzazione fiscale vediamo come

BILANCIARE LE PLUSVALENZE

 

Se prima della fine dell’anno

Il portafoglio è in PLUSVALENZA (realizzata)

e si hanno POSIZIONI APERTE CON MINUSVALENZE NON REALIZZATE

Potrebbe essere conveniente CHIUDERE queste MINUSVALENZE LATENTI

Se desiderato si potranno poi riaprire subito le posizioni chiuse ripartendo da un costo di carico minore.

 

Bilanciare le plusvalenze conto trading

Come bilanciare le plusvalenze di un conto trading?

Nell’esempio vediamo un portafoglio, per esempio di un conto AvaOptions alla fine dell’anno (prima del 31 dicembre).

Primo grafico 

→ Plusvalenze realizzate: +10.000

→ Minusvalenze non realizzate (non chiuse): -10.000

Senza effettuare altre operazioni pagherò le imposte su €10.000, ovvero €2.600 (26%).

A gennaio il mio portafoglio sarà in minusvalenza di €10.000 
e avrò guadagnato l'anno precedente €10.000 ma pagato imposte per €2.600.

Secondo grafico (adottando la strategia fiscale) 

→ Plusvalenze realizzate: +10.000

→ Minusvalenze non realizzate (non chiuse): -10.000

Chiudendo queste perdite per €10.000 potrò compensare le plusvalenze AZZERANDO LA TASSAZIONE. 
Il mio risultato netto sarà zero e avrà RISPARMIATO €2.600.

Inoltre, una volta chiuse potrò poi riaprirle subito dopo ad un prezzo di carico minore.

Si tratta di analizzare prima della fine dell'anno la propria situazione finanziaria
 e cercare di ottimizzare la tassazione. Questo piccolo trucchetto mi permetterà un risparmio di €2.600.

 

Hai dubbi a riguardo? 

 

 

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