I redditi di capitale sono la categoria che genera più confusione quando arriva il momento di classificare i profitti degli investimenti per il Fisco. “Ho incassato un dividendo, è una plusvalenza?”, “Posso compensare le cedole con le perdite in borsa?”. Se operi con broker esteri in regime dichiarativo, rispondere male a queste domande significa dichiarare nel quadro sbagliato ed esporsi a sanzioni.
In questo articolo spieghiamo cosa sono i redditi di capitale secondo il TUIR, come si tassano e in quali quadri del modello Redditi vanno indicati.
Cosa sono i redditi di capitale: la definizione dell’art. 44 TUIR
Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi distingue nettamente i proventi finanziari in due famiglie. I redditi di capitale sono elencati dall’art. 44 TUIR e rappresentano il frutto naturale del capitale investito, incassato senza cedere il titolo. Per chi investe, i casi principali sono tre:
- Interessi e cedole (art. 44, comma 1, lett. a): proventi di obbligazioni, conti deposito e conti correnti remunerati, compresa la liquidità remunerata da molti broker esteri.
- Dividendi (art. 44, comma 1, lett. e): gli utili distribuiti dalle società di cui possiedi azioni.
- Proventi da OICR (art. 44, comma 1, lett. g): i proventi di fondi comuni, SICAV e, caso frequente per chi fa trading, degli ETF armonizzati UCITS, sia le distribuzioni periodiche sia il guadagno realizzato alla vendita delle quote (art. 10-ter L. 77/1983).
Due regole valgono per tutti (art. 45 TUIR): i redditi di capitale si tassano al lordo, senza dedurre commissioni o costi sostenuti per produrli, e seguono il principio di cassa, cioè sono imponibili nell’anno in cui vengono effettivamente incassati.
Redditi di capitale e redditi diversi: perché la differenza conta
L’errore più comune è fare un unico calderone dei profitti. Dividendi, cedole e proventi degli ETF armonizzati sono redditi di capitale. La plusvalenza realizzata vendendo un’azione, un’obbligazione o un certificato a un prezzo superiore a quello di acquisto è invece un reddito diverso (art. 67, comma 1, lett. c-ter, TUIR) e va nel Quadro RT.
Gli ETF armonizzati hanno un trattamento asimmetrico da tenere a mente: il guadagno realizzato alla vendita è reddito di capitale, mentre l’eventuale perdita è una minusvalenza che rientra tra i redditi diversi (art. 67, comma 1, lett. c-ter, e art. 68 TUIR).
La conseguenza pratica riguarda le minusvalenze. Per l’art. 68, comma 5, TUIR le perdite possono compensare solo plusvalenze della stessa categoria, cioè altri redditi diversi, nei quattro anni successivi. Non abbattono mai i redditi di capitale: con 1.000 euro di minusvalenze da un trade sbagliato e 1.000 euro di dividendi incassati, l’imposta sui dividendi si paga per intero.
Quanto si paga: 26% o 12,5%
L’aliquota dipende dalla natura dello strumento che ha generato il reddito (art. 3 DL 66/2014):
| Provento | Aliquota |
|---|---|
| Dividendi azionari, interessi su conti e depositi, cedole di obbligazioni societarie, proventi di ETF azionari e corporate | 26% |
| Cedole di titoli di Stato italiani (BTP, BOT, CCT) e di Stati esteri in white list; quota dei proventi di ETF armonizzati riferibile a tali titoli | 12,5% |
L’aliquota ridotta è prevista dall’art. 3, comma 2, DL 66/2014 e dal D.Lgs. 239/1996 per i titoli pubblici; per gli ETF obbligazionari la quota agevolata si calcola sulla percentuale di titoli di Stato white list in portafoglio, che l’emittente comunica periodicamente (DM 13 dicembre 2011).
Dove si dichiarano: Quadro RM o Quadro RL
Con un intermediario italiano in regime amministrato il broker trattiene l’imposta alla fonte e in dichiarazione non va indicato nulla. Con broker esteri (Interactive Brokers, eToro, DEGIRO) sei in regime dichiarativo: incassi i proventi lordi e devi dichiararli e versare le imposte in Italia (art. 18 TUIR).
Quadro RM. È la destinazione principale. I redditi di capitale di fonte estera percepiti senza intermediario residente (dividendi azionari, proventi di ETF armonizzati esteri, interessi) vanno indicati qui per applicare l’imposta sostitutiva del 26% o del 12,5% (art. 18 TUIR; art. 27, comma 4, DPR 600/1973 per i dividendi).
Quadro RL. Si usa quando l’imposta sostitutiva non si applica e il reddito concorre al reddito complessivo IRPEF. I casi tipici per chi investe sono i proventi degli ETF non armonizzati (art. 10-ter, comma 6, L. 77/1983) e gli interessi da piattaforme P2P estere (art. 44, comma 1, lett. a, TUIR; Risoluzione n. 56/E/2020).
Un’ultima precisazione: interessi e proventi conseguiti nell’esercizio di un’impresa commerciale non sono mai redditi di capitale (art. 48 TUIR) e non vanno nei quadri RM o RL delle persone fisiche.
Tasse Trading si occupa proprio di questo.
Classificare i proventi del broker, separare i redditi di capitale dai redditi diversi, applicare il 12,5% sulla quota di titoli di Stato degli ETF e collocare ogni importo nel quadro giusto non è un lavoro da fai-da-te: un errore di attribuzione tra RM, RL e RT può costare sanzioni. Predisponiamo i quadri RM, RL, RT e RW per i redditi dei tuoi investimenti esteri.
Riferimenti normativi
- Art. 44 TUIR (redditi di capitale), art. 45 TUIR (tassazione al lordo e principio di cassa), art. 48 TUIR (esclusione dei redditi d’impresa)
- Art. 10-ter L. 77/1983 (proventi di OICR esteri; comma 6 per i non armonizzati)
- Art. 67, comma 1, lett. c-ter, e art. 68, comma 5, TUIR (redditi diversi e compensazione delle minusvalenze)
- Art. 3 DL 66/2014 e D.Lgs. 239/1996 (aliquote 26% e 12,5%); DM 13 dicembre 2011 (quota titoli di Stato negli OICR)
- Art. 18 TUIR; art. 27, comma 4, DPR 600/1973 (redditi di capitale esteri e dividendi in Quadro RM)
- Art. 44, comma 1, lett. a) e d-bis) TUIR; Risoluzione n. 56/E del 25 settembre 2020 (interessi P2P)
- Istruzioni al modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2 (Quadri RL e RM)
Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale Tasse Trading. Aggiornato: ottobre 2026, modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025).
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