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Attenzione alle Truffe nel Trading

Attenzione alle Truffe nel Trading: Come Proteggersi dai raggiri e dai Broker Disonesti

Nel mondo del trading online, oltre alle sfide tipiche legate ai mercati, possono emergere tentativi di frode volti a ingannare gli investitori meno esperti. Purtroppo anche la nostra azienda è stata coinvolta in uno di questi episodi, di recente, alcuni truffatori si sono finti rappresentanti della nostra società contattando i nostri clienti e trader con la falsa accusa di mancato pagamento delle imposte. Questi malintenzionati chiedevano ai clienti di regolarizzare la loro posizione fiscale effettuando un pagamento su un IBAN specifico, minacciando gravi sanzioni in caso di mancata adesione.

Vogliamo essere chiari e mettere in guardia tutti: non esistono aziende private autorizzate a riscuotere tasse in Italia. Le imposte si pagano solo ed esclusivamente allo Stato italiano e nessun broker, piattaforma o intermediario finanziario ha il potere di richiedere tali pagamenti.

In questo articolo faremo luce su due tipologie di truffe che si stanno diffondendo nel mondo del trading online. Il nostro obiettivo è far sì che i nostri clienti e tutti gli investitori possano proteggersi da questi tentativi di frode, sapendo riconoscere i segnali d’allarme e agendo con cautela.

 

truffatore conti trading

1. Finte Aziende che Fingono di Essere Incaricate dal Fisco

Una delle truffe più diffuse è quella delle finte aziende che affermano di essere state incaricate dal fisco italiano per riscuotere le imposte. Questi truffatori si presentano come intermediari ufficiali chiedendo il pagamento di tasse arretrate o contributi dovuti. È fondamentale ricordare a tutti i trader e cittadini italiani che le imposte si pagano esclusivamente allo Stato italiano.

Nessuna azienda privata o broker è autorizzata a riscuotere le tasse per conto del fisco. Solo l’Agenzia delle Entrate e altri enti pubblici competenti possono notificare eventuali mancanze o irregolarità nel pagamento delle imposte e lo fanno attraverso canali ufficiali come le lettere di compliance. Queste comunicazioni arrivano direttamente dal fisco e servono a invitare il contribuente a regolarizzare la propria posizione, ma in nessun caso vi sarà richiesto di effettuare pagamenti a soggetti terzi.

Come riconoscere la truffa:

  • La richiesta di pagare tasse o contributi a una società privata.
  • L’insistenza nel voler riscuotere il pagamento immediatamente con la minaccia di sanzioni.
  • Comunicazioni non ufficiali come email non certificate o messaggi tramite canali non istituzionali.

2. Broker Finti che Bloccano i Prelievi

Un’altra truffa frequente nel mondo del trading online riguarda i broker disonesti che bloccano i prelievi. Questi soggetti offrono inizialmente rendimenti promettenti per poi rendere impossibile il recupero dei fondi da parte degli investitori. Questi broker fittizi possono sembrare legittimi, spesso presentandosi come piattaforme regolamentate, ma una volta che i fondi sono depositati, diventano inaccessibili.

Alcuni segnali comuni di un broker truffa includono:

  • La difficoltà o l’impossibilità di prelevare i fondi.
  • Richieste continue di depositare ulteriori somme per “sbloccare” i prelievi.
  • Condizioni contrattuali vaghe o incomprensibili.
  • Offerte di rendimenti garantiti che sono irrealistici.

Questi truffatori mirano a creare un senso di urgenza e a manipolare le emozioni dell’investitore, promettendo guadagni rapidi e facili. Tuttavia, una volta depositati i fondi, diventa difficile recuperarli senza incorrere in commissioni esorbitanti o requisiti di prelievo impossibili da soddisfare.

Cosa fare se sospetti una truffa?

Se sospetti di essere vittima di una truffa, agisci rapidamente:

  • Interrompi immediatamente ogni deposito o transazione con il broker.
  • Contatta il tuo istituto bancario o il fornitore della carta di credito per cercare di recuperare i fondi.
  • Segnala il broker sospetto alle autorità competenti, come la Consob in Italia.
  • Conserva tutta la documentazione relativa alle transazioni effettuate.

Essere proattivi è il modo migliore per prevenire danni maggiori. Non esitare a richiedere consulenza da esperti in caso di dubbi.

3. Truffe legate a Criptovalute e CFD

Negli ultimi anni, il trading di criptovalute e i CFD (Contratti per Differenza) hanno visto una crescita esponenziale. Tuttavia, questa crescita ha anche portato un aumento delle truffe legate a questi strumenti finanziari. I truffatori sfruttano l’entusiasmo per le criptovalute e la mancanza di regolamentazione per attrarre investitori inesperti in schemi fraudolenti.

Le truffe tipiche includono:

  • Piattaforme di trading che promettono guadagni rapidi e facili nel mercato delle criptovalute.
  • Esche per attirare investimenti in ICO (Initial Coin Offering) inesistenti.
  • Broker che offrono CFD su criptovalute con condizioni e spread non trasparenti.

Quando si tratta di criptovalute e CFD, è importante fare attenzione e scegliere piattaforme regolamentate e con una comprovata storia di trasparenza e affidabilità. Verifica sempre che il broker o la piattaforma sia registrato presso un ente regolatore riconosciuto.

 

Conclusione: Come Proteggersi dalle Truffe nel Trading

Essere informati e vigili è il modo migliore per proteggersi dai tentativi di frode nel trading online. Se hai dubbi su eventuali richieste di pagamento o altre comunicazioni sospette, ti consigliamo di contattare direttamente il tuo consulente fiscale o le autorità competenti.

Per una gestione sicura e accurata delle tue tasse sul trading, Tasse Trading Srl ti offre il servizio di Modello Redditi Precompilato per aiutarti a dichiarare correttamente il tuo conto trading. Contattaci ora per un preventivo gratuito.

 

ATTENZIONE!!!

Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto diverse segnalazioni riguardo a un individuo di nome Alexander Vali Lohmus (con numeri di telefono come +44 7186 917970, +44 7449 629954, +44 7575 881198, +39 022547512, e molti altri ancora!!!) che si spaccia per un dipendente della nostra azienda e offre servizi di recupero delle perdite da trading. Vogliamo ricordare che nessuna azienda privata o broker è autorizzato a riscuotere tasse per conto del fisco e non è possibile recuperare eventuali perdite subite tramite operazioni di trading regolari. Si raccomanda di prestare attenzione e di segnalare eventuali contatti sospetti.

 

 

 

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Guida completa alla Tassazione degli ETF in Italia: Normative, Aliquote e Modalità di Dichiarazione

In breve: dichiarare gli ETF comprati con un broker estero significa fare tre cose: separare i guadagni (redditi di capitale) dalle perdite (redditi diversi), capire se ogni ETF è armonizzato o no, e monitorare il conto. I proventi degli ETF armonizzati vanno nel quadro RM al 26%, quelli dei non armonizzati nel quadro RL con l’IRPEF, tutte le minusvalenze nel quadro RT, e il conto nel quadro RW con l’IVAFE (nel 730: quadri M, D, T e W). Con un intermediario italiano in regime amministrato, invece, non si dichiara nulla: fa tutto la banca.

Questa guida di Tasse Trading, lo studio che dal 2013 elabora i report dei broker esteri per investitori italiani e consegna i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW del Modello Redditi (o M, T, D e W del 730), è il lato pratico della fiscalità degli ETF: cosa serve, dove va ogni importo, quali errori evitare. Le regole di tassazione, con i riferimenti normativi, sono spiegate nella guida alla tassazione degli ETF; per capire come funzionano gli strumenti c’è la pagina Cosa sono gli ETF.

I punti chiave

  • Regime amministrato (Fineco, Directa, Banca Sella, Trade Republic): l’intermediario applica il 26% e in dichiarazione non va nulla.
  • Regime dichiarativo (Interactive Brokers, DEGIRO, Trading 212, Scalable Capital e simili): sei tu a dichiarare, anno per anno, anche se non hai venduto.
  • Documenti: report annuale del broker con operazioni, distribuzioni, costi e valore al 31 dicembre; l’ISIN di ogni ETF per verificare se è UCITS.
  • Dove va cosa: proventi degli armonizzati nel quadro RM (o M), proventi dei non armonizzati nel quadro RL (o D), perdite nel quadro RT (o T), conto nel quadro RW (o W).
  • Errori frequenti: compensare perdite e guadagni tra ETF, dichiarare gli ETF USA al 26%, dimenticare le minusvalenze, saltare il quadro RW per gli ETF ad accumulo.
  • Minusvalenze: vanno dichiarate nell’anno in cui nascono, altrimenti si perdono; durano quattro anni e si usano contro azioni, obbligazioni, derivati ed ETC.

Cosa trovi in questa guida
Regime amministrato o dichiarativo: chi dichiara cosa
Cosa serve prima di iniziare
Dove va ogni importo: i quattro quadri
Gli errori più comuni nella dichiarazione degli ETF
Consigli per gestire la fiscalità degli ETF
Domande frequenti

Regime amministrato o dichiarativo: chi dichiara cosa

Il primo passo è capire in quale regime sei. Con un intermediario italiano in regime amministrato, cioè una banca o un broker che fa da sostituto d’imposta come Fineco, Directa, Banca Sella o Trade Republic (che in Italia opera tramite succursale con il regime amministrato), le imposte sugli ETF armonizzati vengono trattenute alla fonte al 26% a ogni distribuzione e a ogni vendita in guadagno, le minusvalenze sono gestite dall’intermediario nello zainetto fiscale, e in dichiarazione dei redditi non va indicato nulla (art. 6 D.Lgs. 461/1997). Per gli ETF non armonizzati anche l’intermediario italiano applica solo una ritenuta d’acconto: i proventi vanno comunque dichiarati in IRPEF e l’eventuale differenza pagata in dichiarazione.

Con un broker estero sei in regime dichiarativo (art. 5 D.Lgs. 461/1997): il broker non trattiene nulla, accredita gli importi lordi e tocca a te dichiarare ogni anno distribuzioni, vendite, perdite e il valore del conto. Vale anche se nell’anno non hai venduto niente: gli ETF detenuti vanno comunque nel quadro RW per il monitoraggio e l’IVAFE. È il caso di chi usa Interactive Brokers, DEGIRO, Trading 212, Scalable Capital, Trade Republic, eToro, Freedom24 e in generale ogni intermediario senza sede in Italia.

Cosa serve prima di iniziare

Per dichiarare correttamente gli ETF servono quattro informazioni, tutte ricavabili dal report annuale del broker:

  • L’elenco delle operazioni dell’anno (acquisti e vendite) con data, quantità, prezzo, valuta e commissioni, più gli acquisti degli anni precedenti delle quote vendute, perché il costo di acquisto degli ETF si calcola con il costo medio ponderato.
  • Le distribuzioni ricevute, con importo lordo, eventuale ritenuta e Paese di origine.
  • L’ISIN di ogni ETF, per verificare se è armonizzato (UCITS, gestore vigilato in UE o SEE) o non armonizzato (per esempio ISIN US). Da questo dipende il quadro e l’aliquota.
  • Il valore del conto al 31 dicembre (o alla chiusura) e al 1° gennaio, in euro, per il quadro RW, e la sede legale dell’entità del broker per il codice Paese estero.

Per gli ETF obbligazionari serve anche la percentuale di titoli di Stato white list comunicata dall’emittente, perché su quella quota di provento l’aliquota scende dal 26% al 12,5%: senza il dato si paga il 26% su tutto.

Dove va ogni importo: i quattro quadri

La logica è sempre la stessa: i guadagni degli ETF sono redditi di capitale, le perdite sono redditi diversi, il conto è un’attività estera da monitorare. Cambia solo il quadro dei guadagni a seconda che l’ETF sia armonizzato o no.

Cosa hai da dichiarareQuadroCosa succede
Distribuzioni e vendite in guadagno di ETF armonizzatiQuadro RM (o M)Imposta sostitutiva del 26% sull’importo lordo, 12,5% sulla quota di titoli di Stato; nessuna compensazione con perdite
Distribuzioni e vendite in guadagno di ETF non armonizzatiQuadro RL (o D)Si sommano agli altri redditi e pagano l’IRPEF progressiva; la ritenuta estera subita è recuperabile come credito d’imposta nel quadro CE
Vendite in perdita di qualsiasi ETFQuadro RT (o T)Minusvalenza da reddito diverso: si compensa con plusvalenze su azioni, obbligazioni, derivati ed ETC, nell’anno e nei quattro successivi
ETF detenuti al 31 dicembre, anche ad accumulo e senza venditeQuadro RW (o W)Monitoraggio fiscale e IVAFE dello 0,2% sul valore al 31 dicembre (0,4% nei Paesi black list)

Gli errori più comuni nella dichiarazione degli ETF

  • Compensare la perdita di un ETF con il guadagno di un altro. Non si può: il guadagno è reddito di capitale, la perdita è reddito diverso. Si paga il 26% sul guadagno intero e la perdita resta nel quadro RT per altri usi.
  • Dichiarare un ETF americano al 26%. Gli ETF con ISIN US non sono armonizzati e vanno in IRPEF nel quadro RL. L’errore inverso, mettere in RL un ETF UCITS, fa pagare più del dovuto a chi ha un’aliquota alta.
  • Non dichiarare le minusvalenze. Se nell’anno della vendita in perdita la minusvalenza non compare nel quadro RT, non potrà essere usata negli anni successivi.
  • Dimenticare il quadro RW per gli ETF ad accumulo. Non producono redditi finché non vendi, ma il monitoraggio e l’IVAFE sono dovuti ogni anno.
  • Usare il LIFO invece del costo medio ponderato. Per le quote di fondi il costo fiscale è la media ponderata degli acquisti, non il lotto più recente come per le azioni.
  • Indicare il netto invece del lordo. Se una distribuzione ha subito una ritenuta all’estero, in dichiarazione va l’importo lordo.
  • Pagare il 26% su un ETF obbligazionario governativo. La quota riferibile a titoli di Stato white list è tassata al 12,5%: ignorarla significa pagare più del dovuto.

Consigli per gestire la fiscalità degli ETF

  1. Controlla l’ISIN prima di comprare. Un ETF UCITS quotato in Europa e uno americano sullo stesso indice hanno regimi fiscali diversi; scegliere l’armonizzato evita l’IRPEF, e per i clienti retail dal 2018 è comunque l’unica scelta sui broker europei.
  2. Tieni un’anagrafica dei tuoi ETF con ISIN, domicilio, armonizzato o no, accumulo o distribuzione, percentuale di titoli di Stato: a ogni dichiarazione risparmia tempo ed errori.
  3. Pianifica le vendite in perdita. Una minusvalenza su ETF ha senso fiscale solo se nei quattro anni successivi realizzi plusvalenze da azioni, obbligazioni, derivati o ETC con cui compensarla; vendere in perdita un ETF per compensare il guadagno di un altro ETF non serve.
  4. Scegli l’accumulo se non ti serve la rendita. Gli ETF ad accumulo rinviano la tassazione al momento della vendita e riducono le righe da dichiarare ogni anno.
  5. Conserva i report di tutti gli anni. Il costo medio ponderato delle quote vendute dipende da acquisti anche di molti anni prima: senza i report storici non si ricostruisce.
  6. Fai elaborare il conto prima della scadenza. Le dichiarazioni dei conti esteri si chiudono tra giugno e ottobre; chiedere il preventivo quando arriva il report annuale del broker (di solito tra gennaio e marzo) evita la corsa dell’ultimo mese.

Vuoi i tuoi ETF già divisi nei quadri giusti?

Dal report del broker ricaviamo per ogni ETF se è armonizzato, non armonizzato o un ETC, calcoliamo il costo medio ponderato, applichiamo il 12,5% sulla quota di titoli di Stato, separiamo guadagni e perdite e valorizziamo il conto per l’IVAFE. Da oltre 13 anni elaboriamo i report di Interactive Brokers, DEGIRO, Trading 212, Scalable Capital e oltre cento altri broker: ricevi i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW (o M, T, D, W del 730) pronti per la dichiarazione.

Domande frequenti su come dichiarare gli ETF

Devo dichiarare gli ETF se ho un broker italiano?
No, se sei in regime amministrato (Fineco, Directa, Banca Sella, Trade Republic) e gli ETF sono armonizzati: l’intermediario trattiene il 26% e non va indicato nulla. Per gli ETF non armonizzati anche con intermediario italiano i proventi vanno dichiarati in IRPEF nel quadro RL.

Devo dichiarare gli ETF se non ho venduto nulla?
Sì, se li detieni con un broker estero: nel quadro RW (o W del 730) per il monitoraggio e l’IVAFE, e nel quadro RM se hanno distribuito proventi. Gli ETF ad accumulo senza vendite vanno solo nel quadro RW.

Quali documenti mi servono dal broker?
Il report annuale con tutte le operazioni e le distribuzioni, i report degli anni precedenti per gli acquisti delle quote vendute, il valore del conto al 31 dicembre e la ragione sociale dell’entità con cui hai il contratto.

Come si calcola il guadagno sulla vendita di un ETF?
Prezzo di vendita meno costo medio ponderato di acquisto delle quote, al netto delle commissioni. Per gli ETF il criterio è il costo medio ponderato, non il LIFO delle azioni.

Posso usare il 730?
Sì, dal 730/2024: i proventi vanno nel quadro M (armonizzati) o D (non armonizzati), le perdite nel quadro T, il conto nel quadro W. Le imposte risultanti si versano con F24.

Ho dimenticato di dichiarare una minusvalenza l’anno scorso: posso recuperarla?
Con una dichiarazione integrativa dell’anno in cui si è formata, entro i termini di legge. Senza integrativa la minusvalenza non è utilizzabile.

Riferimenti normativi e di prassi

  • Art. 5 e art. 6 D.Lgs. 461/1997 (regime dichiarativo e regime amministrato)
  • Art. 44, comma 1, lett. g), art. 67, comma 1, lett. c-ter), e art. 68, comma 5, TUIR (redditi di capitale e redditi diversi da OICR, compensazione delle minusvalenze)
  • Art. 10-ter L. 77/1983 (ETF armonizzati e non armonizzati); Risposta a interpello n. 236 del 15 luglio 2019
  • Circolare 21/E del 10 luglio 2014 (costo medio ponderato); DM 13 dicembre 2011 e Circolare 19/E del 27 giugno 2014 (quota titoli di Stato al 12,5%)
  • Art. 4 DL 167/1990 e art. 19, comma 20, DL 201/2011 (quadro RW e IVAFE)
  • Istruzioni al Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2, quadri RM, RL, RT e RW; istruzioni al Modello 730/2026, quadri M, D, T e W

Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale in Tasse Trading dal 2024 e responsabile delle elaborazioni (oltre 1.000 conti trading esteri elaborati). Aggiornato: 6 ottobre 2026, modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025).

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative, sono aggiornate alla data indicata e possono essere superate da modifiche normative o di prassi. Non costituiscono consulenza fiscale: l’applicazione al caso concreto dipende dalla situazione di ciascun contribuente e va verificata con un professionista abilitato. Tasse Trading non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni qui riportate.


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L’Agenzia delle Entrate può monitorare le criptovalute?

Il monitoraggio delle criptovalute

Se ti stai chiedendo se le tue transazioni in criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Solana, Matic, Ada,… sono tracciabili dall’Agenzia dell’entrate, questo articolo ti fornirà una spiegazione su come l’agenzia riesce a monitorare le tue criptovalute e perché è importante dichiararle ogni anno.

Secondo la C.M. n.30/E/2023 “gli obblighi di monitoraggio fiscale delle cripto-attività sussistono indipendentemente dalle modalità di archiviazione e conservazione delle stesse…”

L’Agenzia chiarisce inoltre che “nel quadro RW va compilato un rigo per ogni portafoglio, conto digitale o altro sistema di archiviazione o conservazione detenuto dal contribuente”

Questo mette in evidenza come il contribuente sia tenuto a dichiarare non solo i conti digitali (o exchange) ma anche tutti i portafogli (o wallet) su cui detiene criptovalute.

 

Come viene tracciata una criptovaluta?

Per molti investitori, il termine criptovaluta  richiama una  presunta capacità di garantire l’anonimato. Questi strumenti vengono spesso promossi come decentralizzati, anonimi, non tracciabili e a prova di manomissione. Tuttavia, la realtà è più complessa.

Infatti,  criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Solana e a tante altre si basano sulla tecnologia blockchain, che è fondata sulla trasparenza grazie a un registro digitale pubblico. Per questo,  chiunque può accedere al registro e visualizzare qualsiasi transazione effettuata. Inoltre, tutte le transazioni sono memorizzate in modo permanente nel registro.

Di conseguenza, chiunque abbia interesse, attraverso un ID di transazione e un esploratore blockchain può risalire agli indirizzi dei wallet associati o vedere quali transazioni sono state effettuate. Tra questi può esserci un’autorità fiscale come l’Agenzia delle Entrate.

Anche se c’è ancora un certo livello di anonimato, dato che l’indirizzo del tuo wallet non contiene informazioni personali, collegare un indirizzo di wallet a un individuo è diventato sempre più semplice per le Autorità Fiscali . Questo è dovuto in parte alla pressione esercitata dal governo sugli exchange di criptovalute per raccogliere e condividere i dati dei clienti.

Come si collega un Wallet ad un soggetto?

Esistono vari modi per collegare il tuo indirizzo di portafoglio alla tua identità, anche senza informazioni personali memorizzate.

Innanzitutto, alcuni wallet permettono di collegare una carta di credito o di debito per acquistare monete digitali, come ad esempio TrustWallet. Questo è comodo per acquisti veloci di Ethereum, Bitcoin o Solana, ma rende anche molto semplice collegare il tuo conto bancario al wallet.

Inoltre, se trasferisci criptovalute tra il tuo wallet decentralizzato e gli exchange centralizzati che condividono dati con le autorità fiscali, questi dati potrebbero includere anche l’indirizzo del tuo portafoglio.

Può anche accadere che il tuo portafoglio possa raccogliere più dati di quanto pensi. Ad esempio ConsenSys ha aggiornato la sua politica sulla privacy dichiarando che gli indirizzi IP e Ethereum degli utenti di MetaMask possono ora essere tracciati quando completano una transazione. Anche se al momento non è certo che queste informazioni vengano condivise con terze parti esterne a ConsenSys, potrebbe essere solo una questione di tempo.

Nel caso specifico di un Wallet, il collegamento di un wallet a un certo cliente avviene nel momento in cui quest’ultimo desidera prelevare dal wallet stesso. Se ad esempio si vuole vendere un Ethreum, un Bitcoin o un Solana in moneta FIAT, è necessario passare attraverso un exchange, ed è in questo frangente che l’agenzia delle entrate potrebbe venire a conoscenza del wallet, se non lo era già.

Le sanzioni per la detenzione di criptovaluta non dichiarata possono arrivare al 15% per ogni anno in cui non è stato presentato il quadro RW.

Inoltre, nel caso di omissione del quadro RW, i termini di accertamento per l’intera dichiarazione si raddoppiano. Questo è un punto cruciale, poiché aumenta significativamente la possibilità di incorrere in sanzioni più severe.

Conclusioni

Come puoi notare, è diventato sempre più complicato per i detentori di criptovalute sfuggire dalle autorità fiscali, indipendentemente dall’exchange, dal wallet o dalla blockchain utilizzati. Il consiglio migliore è dichiarare correttamente le tue criptovalute e pagare le imposte dovute per evitare sanzioni ben più pesanti.

 

 

 

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Sbagliare codice paese nel quadro RW della dichiarazione dei redditi è un problema?

Nelle recenti richieste di supporto fatte dai nostri clienti in merito alle lettere di compliance inviate dall’Agenzia delle Entrate è emerso che spesso l’oggetto del contenzioso è la sede legale del broker con cui operano nel mercato trading.

Detenere un conto di trading estero, che si tratti di titoli, criptovalute o altri strumenti finanziari, impone l’obbligo assoluto di dichiarazione. Il Common Reporting Standard (CRS) facilita la cooperazione internazionale per contrastare l’evasione fiscale. La comunicazione tra intermediari finanziari e autorità di vigilanza è cruciale per individuare irregolarità. Le minori barriere nel flusso di informazioni permettono controlli più efficaci, rendendo difficile per i contribuenti evadere le proprie responsabilità fiscali. L’Agenzia delle Entrate implementa un sistema di controllo e sanzioni che parte dalla dichiarazione individuale.

Le informazioni che arrivano alle autorità fiscali tramite il CRS:

  • Istituto finanziario presso il quale si detiene il conto
  • Sede legale dell’istituto finanziario
  • Numero del conto
  • Saldo
  • Valuta

L’erronea compilazione del campo “codice paese” può comportare una lettera dall’Agenzia delle Entrate.

Dove reperire l’informazione SEDE LEGALE DEL BROKER?

Non c’è un modo univoco per trovare la sede dell’istituto finanziario:

  1. Alcuni broker riportano la loro sede nell’intestazione della documentazione che producono, ad esempio nell’estratto conto;
  2. Altri broker ancora, con molteplici sedi, non danno modo di capire chiaramente qual è la sede, tra quelle esistenti, di un determinato conto trading: soltanto facendo l’accesso nella propria area riservata della piattaforma si potrà trovare la sede dello specifico conto, sempre nella sezione finale della pagina o nei dettagli del singolo profilo-account.;
  3. Nel contratto stipulato all’apertura del conto.

 

 

 

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Tassazione dei “proventi lordi” su conti trading esteri

Tassazione dei “proventi lordi” su conti trading esteri

Nel recente articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, emerge chiaramente come l’attenzione del Fisco si stia concentrando sui trader che operano tramite piattaforme estere. L’articolo evidenzia che molti italiani che non hanno dichiarato il conto trading sono stati raggiunti da questionari o inviti a comparire presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, a causa di possibili incongruenze nelle dichiarazioni dei redditi derivanti da attività di trading online.

Come emerge dall’articolo “Risulta … che alcuni uffici rifiutano di prendere atto delle evidenze dei rendiconti e pretendono di tassare l’ammontare complessivo dei “pagamenti” risultanti dallo scambio d’informazioni che, però, rappresenta la somma degli introiti lordi e non il reddito”

Link articolo: https://ntplusfisco.ilsole24ore.com/art/trading-online-faro-fisco-piattoforme-estere-AFNwpSMD

La questione riguarderebbe la tassazione tramite pagamento dell’imposta sostitutiva del 26% sui proventi lordi quindi sul totale dei corrispettivi di cessione o di rimborso degli strumenti finanziari e di cessione di valute, senza dedurre i costi d’acquisto.

Se questo fosse effettivamente il metodo di calcolo, soprattutto per portafogli con molte transazioni, potrebbe risultare in una tassazione eccessiva rispetto al capitale originariamente investito.

C’è da domandarsi come l’Agenzia delle Entrate entra a conoscenza di questi dati, questo avviene attraverso lo scambio di informazioni tra istituti finanziari e autorità fiscali tramite il Common Reporting Standard. Il CRS è un ottimo strumento per arrivare alla trasparenza fiscale ma presenta alcune limitazioni riguardanti il calcolo delle plusvalenze.

Leggi l’articolo sul CRS: https://www.tassetrading.it/flusso-di-dati-tra-broker-e-autorita-fiscali-facciamo-chiarezza/

Nonostante le notizie possano sembrare preoccupanti, è importante affrontarle con calma e con le informazioni giuste.

Il primo passo per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate è fare le dichiarazioni dei redditi correttamente e in modo completo altrimenti si può incorrere a controlli severi e sanzioni. Questa precauzione si è rivelata un’ottima difesa per i nostri clienti contro le lettere di compliance inviate dall’Agenzia delle Entrate.

Il nostro servizio non si limita alla sola compilazione del Modello Redditi ma comprende la rielaborazione del conto trading seguendo la normativa italiana e la creazione di un report di calcolo dettagliato che supporti ogni voce della dichiarazione.

Tassazione dei “proventi lordi” su conti trading esteri 1

 

 

 

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Lettera di compliance: esempio reale e cosa fare

In breve, la lettera di compliance è un invito bonario dell’Agenzia delle Entrate: confronta i dati che broker ed exchange esteri comunicano con il CRS con la tua dichiarazione e ti segnala i conti che non trova nel quadro RW, L. 190/2014, art. 1, commi 634-636. Se il conto è già dichiarato basta rispondere tramite CIVIS, altrimenti si rimedia con il ravvedimento operoso.

Lettera di compliance: esempio reale di anomalia quadro RW con l'elenco dei conti esteri

Punti chiave

  • La lettera di compliance non è un accertamento: è un invito a verificare e, se serve, correggere.
  • I dati CRS sono aggregati e lordi: proventi senza costo d’acquisto, a volte nozionali, in valuta o già in euro.
  • Puoi riceverla anche se hai dichiarato tutto: il quadro RW non riporta il nome del broker.
  • Conto già dichiarato: lo comunichi all’Agenzia con il tuo commercialista. Conto non dichiarato: ravvedimento operoso.
  • Se la ignori, l’Agenzia può passare a un accertamento vero e proprio.

Ti è arrivata una lettera di compliance dell’Agenzia delle Entrate con scritto “Anomalia quadro RW” e l’elenco dei tuoi conti trading esteri? Niente panico. È una comunicazione che ricevono ogni anno migliaia di investitori italiani, anche chi ha dichiarato tutto correttamente. Se vuoi leggerla insieme a qualcuno che ne vede ogni anno, puoi prenotare una consulenza con uno dei nostri esperti.

In questa guida Tasse Trading, lo studio che dal 2013 elabora i report dei broker esteri per investitori italiani e consegna i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW del Modello Redditi, oppure M, T, D e W del 730, ti mostra una lettera di compliance vera, spiega perché i numeri spesso non coincidono con la tua dichiarazione e cosa fare nei due casi possibili.

Cos’è una lettera di compliance e perché arriva

La lettera di compliance, o comunicazione per la promozione dell’adempimento spontaneo, è il primo contatto bonario tra l’Agenzia delle Entrate e il contribuente. Ti segnala un’anomalia e ti dà la possibilità di correggerla da solo, con sanzioni ridotte, prima di qualsiasi controllo, L. 190/2014, art. 1, commi 634-636.

Per i conti esteri l’anomalia nasce dal CRS, lo scambio automatico di informazioni con cui broker e banche estere comunicano ogni anno al proprio Fisco saldi e pagamenti dei clienti residenti in Italia. Quei dati arrivano all’Agenzia, che li confronta con il tuo quadro RW (o W del 730) e con i quadri dei redditi, Provvedimento AdE 8 febbraio 2022, n. 40601.

La lettera di compliance arriva via PEC o per posta, e la trovi comunque nel Cassetto fiscale, nella sezione “L’Agenzia scrive”, con il prospetto dei dati ricevuti dall’estero. I dati arrivano con qualche anno di ritardo: le lettere spedite nel 2025, per esempio, riguardavano l’anno d’imposta 2021.

Com’è fatta una lettera di compliance: un esempio reale

L’immagine all’inizio della guida è una lettera di compliance vera ricevuta da un investitore, con i dati personali oscurati. In alto ci sono l’identificativo della comunicazione, il codice fiscale e l’anno d’imposta. Poi il titolo dell’anomalia, in questo caso “Anomalia quadro RW (monitoraggio fiscale)”.

Il testo dice che i conti esteri elencati “non risultano indicati, in tutto o in parte, nel quadro RW”. Subito dopo precisa che, se hai già presentato una dichiarazione integrativa per quei conti, puoi non tenere conto della comunicazione. È un dettaglio importante: l’Agenzia stessa sa che i suoi dati possono essere superati.

L’elenco dei conti. Per ogni conto la lettera riporta Stato estero, istituto finanziario, numero del conto, saldo e valuta del saldo. Nota i conti con saldo 0,00: sono conti chiusi o svuotati, ma se li hai avuti durante l’anno andavano comunque nel quadro RW, DL 167/1990, art. 4.

I pagamenti. Quando l’anomalia riguarda anche i redditi, la lettera di compliance aggiunge un secondo prospetto con i pagamenti ricevuti sul conto: dividendi, interessi, proventi lordi e altro, ciascuno con la sua valuta.

Lettera di compliance: prospetto dei pagamenti con dividendi, interessi e proventi lordi dei conti esteri

Perché i dati della lettera possono non coincidere con la tua dichiarazione

I numeri del CRS riportati nella lettera di compliance possono non essere gli stessi riportati nella tua dichiarazione. Questo è un fatto del tutto comune: il broker comunica dati aggregati per conto e per anno, pensati per segnalare che un conto esiste, non per calcolare le tasse. Per questo chi ha dichiarato correttamente vede quasi sempre delle divergenze.

Cosa vedi nella letteraCosa significa davveroCosa c’è nella tua dichiarazione
Proventi lordiL’incasso delle vendite, senza il costo di acquistoCorrispettivi e Costi che generano la  plus/minus, nel quadro RT (o T)
Proventi molto alti su CFD o futureSpesso il controvalore nozionale negoziato, non il guadagnoIl risultato netto delle operazioni chiuse
Proventi negativiAlcuni broker comunicano un risultato netto, anche in perditaUna minusvalenza, da riportare negli anni successivi
Importi in GBP, USD o altre valuteValori in valuta, mentre altri broker li convertono già in euroTutto in euro, convertito al cambio della BdI di ogni operazione
Saldo del contoIl saldo comunicato dal broker a fine anno, a volte solo la liquiditàIl valore di titoli e liquidità nel quadro RW, con l’IVAFE

Un esempio. Nella lettera di compliance qui sopra un conto riporta 41.771,40 € di proventi lordi. Se quelle azioni le avevi comprate a 40.000 €, il tuo guadagno è 41.771,40 − 40.000 = 1.771,40 €: è questo che va nel quadro RT (o T), non l’incasso. Nello stesso prospetto un conto CFD ha proventi negativi, cioè una perdita.

Lo stesso vale per dividendi e interessi: nella lettera sono totali annui, spesso in valuta, mentre nel quadro RM (o M) vanno al lordo e in euro. Due numeri diversi non vogliono dire che hai sbagliato.

Hai già dichiarato il conto e ricevi lo stesso la lettera di compliance?

Succede spesso, e non è un’anomalia. Nel quadro RW non c’è il nome del broker: indichi il tipo di attività, il Paese e i valori. L’Agenzia può verificare che hai compilato il quadro RW, ma non può sapere se quelle righe si riferiscono proprio al conto che le ha segnalato il broker estero.

Può capitare anche se hai dichiarato nei termini ordinari o se hai già fatto il ravvedimento operoso dopo la chiusura dell’anno: l’incrocio automatico non sempre lo riconosce.

Cosa fare. Insieme al tuo commercialista comunica all’Agenzia che i conti indicati sono già stati dichiarati, usando il canale CIVIS nella tua area riservata, che è quello indicato nella lettera di compliance, Provvedimento AdE 8 febbraio 2022, n. 40601. Nei casi che abbiamo seguito, di norma l’Agenzia ha chiuso la pratica così.

Se l’Agenzia chiede più dettagli perché i valori del quadro non le tornano con quelli della lettera, la risposta è un report di calcolo che ricostruisce, conto per conto, saldi, plusvalenze, minusvalenze, dividendi e cambi. È quello che consegniamo con ogni elaborazione, ed è il documento che spiega perché 41.771,40 € di proventi diventano 1.771,40 € di plusvalenza.

Non hai dichiarato il conto: il ravvedimento operoso

Se i conti segnalati non sono mai stati dichiarati, la strada è il ravvedimento operoso: presenti una dichiarazione integrativa con i quadri mancanti e versi imposte, sanzioni ridotte e interessi, D.Lgs. 472/1997, art. 13. La lettera di compliance non lo impedisce, anzi lo sollecita.

L’integrativa comprende il quadro RW con l’IVAFE e i quadri dei redditi: quadro RT (o T) per plusvalenze e minusvalenze, quadro RM (o M) per dividendi e interessi, quadro RL (o D) per i redditi in tassazione ordinaria. Il quadro RW va compilato anche se il conto è in perdita.

Conviene sistemare insieme tutti gli anni ancora aperti, non solo quello della lettera: l’anno segnalato oggi è il più vecchio, ma i successivi arriveranno con gli stessi dati. Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 valgono le sanzioni ridotte della riforma, D.Lgs. 87/2024.

Come ti aiutiamo. Elaboriamo i report dei tuoi conti trading per tutti gli anni da sistemare e ti consegniamo proprio quello che serve per metterti in regola: il facsimile del Modello Redditi con i quadri già compilati e il report di calcolo, utile se l’Agenzia chiede altre informazioni.

Il facsimile lo consegni al tuo commercialista, che lo integra nella dichiarazione e ti prepara gli F24 per imposte, sanzioni e interessi. In alternativa puoi richiedere il servizio opzionale di ravvedimento con i nostri studi affiliati, che si occupano anche dell’invio.

Cosa succede se ignori la lettera di compliance

Ignorare la lettera di compliance è la scelta peggiore. Dopo un certo tempo l’Agenzia può attivare un vero e proprio accertamento: una richiesta formale di documenti e chiarimenti, a cui bisogna rispondere, seguita da un avviso con imposte, interessi e sanzioni piene, DPR 600/1973, art. 32.

A quel punto il ravvedimento non è più possibile e si aggiungono le sanzioni per il quadro RW omesso, DL 167/1990, art. 5. Gli anni restano accertabili a lungo: in generale fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla dichiarazione, del settimo se la dichiarazione non è stata presentata, DPR 600/1973, art. 43.

Lettere di compliance e cripto: DAC8 e il caso Binance

Dal 1° gennaio 2026 anche gli exchange di cripto raccolgono i dati dei clienti per lo scambio automatico, grazie alla DAC8, D.Lgs. 194/2025. I primi dati, riferiti al 2026, arriveranno nel 2027, ma non è ancora chiaro come l’Agenzia li userà nelle lettere. Ne parliamo nell’articolo sulle lettere di compliance 2027.

Oggi gli unici controlli concreti sulle cripto sono gli accertamenti partiti a giugno 2026 per il mancato quadro RW sui conti degli exchange italiani, come Binance Italy per il 2023 e il 2024. Non sono lettere di compliance ma richieste formali di documenti, con l’elenco di tutti i wallet posseduti.

Tasse Trading ha seguito direttamente i clienti che le hanno ricevute: con la reportistica di calcolo che abbiamo consegnato hanno risposto ai quesiti dell’Agenzia e chiuso la pratica, correggendo la dichiarazione e versando le imposte dovute con sanzioni e interessi.

Domande frequenti sulla lettera di compliance

La lettera di compliance è un accertamento?
No. È un invito bonario a verificare la tua posizione e a correggerla da solo con sanzioni ridotte. L’accertamento è un atto successivo, che l’Agenzia può avviare se la lettera viene ignorata e l’anomalia è reale.

Ho ricevuto una lettera di compliance ma ho già dichiarato il conto: cosa faccio?
Con il tuo commercialista comunichi all’Agenzia, tramite il canale CIVIS, che i conti sono già nel quadro RW. Succede spesso perché il quadro RW non riporta il nome del broker. Se servono dettagli, li dimostri con il report di calcolo.

Perché nella lettera ci sono proventi così alti se ho perso soldi?
Perché i proventi lordi sono l’incasso delle vendite, senza il costo di acquisto, e per CFD e future possono essere il controvalore nozionale. Nella dichiarazione va solo il risultato netto, che può essere una perdita.

Ho un conto in perdita: devo dichiararlo?
Sì. Il quadro RW va compilato per ogni conto estero detenuto durante l’anno, anche se è in perdita o è stato chiuso. Dichiarare la minusvalenza nel quadro RT (o T) ti permette anche di usarla negli anni successivi.

Cosa succede se ignoro la lettera di compliance?
L’Agenzia può avviare un accertamento con richiesta di documenti. A quel punto il ravvedimento operoso non è più possibile e le sanzioni sono piene, comprese quelle per il quadro RW omesso.

Hai ricevuto una lettera di compliance?

Dal 2013 elaboriamo i report dei broker esteri per investitori e trader italiani, anche per gli anni passati da regolarizzare. Ricevi il facsimile precompilato del Modello Redditi con i quadri RM, RT, RL e RW, o del 730 con i quadri M, T, D e W, il calcolo delle imposte e il report di calcolo, il documento per rispondere all’Agenzia delle Entrate.

Riferimenti normativi

  • DPR 29 settembre 1973, n. 600, art. 32: poteri degli uffici, compresi inviti e questionari; art. 43: termini per l’accertamento.
  • Decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito dalla L. 4 agosto 1990, n. 227, art. 4: obbligo di indicare nel quadro RW le attività detenute all’estero; art. 5: sanzioni per il quadro RW omesso o infedele.
  • Decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, art. 13: ravvedimento operoso.
  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015), art. 1, commi 634-636: comunicazioni per la promozione dell’adempimento spontaneo, cioè le lettere di compliance.
  • Legge 18 giugno 2015, n. 95 e DM 28 dicembre 2015: scambio automatico di informazioni sui conti finanziari secondo il Common Reporting Standard (CRS).
  • Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 8 febbraio 2022, n. 40601: comunicazioni ai contribuenti che non hanno dichiarato le attività finanziarie estere segnalate dal CRS; chiarimenti tramite il canale CIVIS.
  • Decreto legislativo 14 giugno 2024, n. 87: revisione del sistema sanzionatorio tributario, per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024.
  • Decreto legislativo n. 194/2025: recepimento della direttiva (UE) 2023/2226 (DAC8) sullo scambio di informazioni sulle cripto-attività, con dati raccolti dal 1° gennaio 2026.

Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale in Tasse Trading dal 2024 e responsabile delle elaborazioni (oltre 1.000 conti trading esteri elaborati).

Aggiornato il 14 ottobre 2026, lettere di compliance basate sui dati CRS e prime comunicazioni DAC8.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative, sono aggiornate alla data indicata e possono essere superate da modifiche normative o di prassi. Non costituiscono consulenza fiscale: l’applicazione al caso concreto dipende dalla situazione di ciascun contribuente e va verificata con un professionista abilitato. Tasse Trading non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni qui riportate.


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Common Reporting Standard (CRS): scambio automatico di informazioni tra brokers esteri e Agenzia Entrate

In breve: il CRS (Common Reporting Standard) è lo standard OCSE per lo scambio automatico di informazioni finanziarie tra Stati, recepito in Europa con la direttiva DAC2 e in Italia con la L. 95/2015. Dal 2017 banche e broker con sede in uno dei Paesi aderenti (Interactive Brokers in Irlanda, DEGIRO nei Paesi Bassi, Scalable Capital in Germania, eToro a Cipro, Revolut in Lituania, Swissquote in Svizzera, e così via) comunicano ogni anno all’Agenzia delle Entrate, tramite il proprio Fisco, identità del cliente, saldo al 31 dicembre, interessi, dividendi e ricavi lordi delle vendite. Il Fisco vede quindi che il conto esiste e quanto vale, ma non il tuo costo di acquisto né le singole operazioni: non sostituisce la dichiarazione, serve a controllarla. Dal 2026 lo stesso meccanismo copre anche le cripto-attività con la DAC8.

Questa guida di Tasse Trading, lo studio che dal 2013 elabora i report dei broker esteri per investitori italiani e consegna i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW del Modello Redditi (o M, T, D e W del 730), spiega come funziona il CRS, quali dati arrivano davvero all’Agenzia delle Entrate, cosa non arriva, come vengono usati per le lettere di compliance e cosa fare se hai un conto estero, anche con pochi euro, che non hai mai dichiarato.

I punti chiave

  • Cos’è: lo standard OCSE per lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari (direttiva 2014/107/UE, DAC2; L. 95/2015 e DM 28 dicembre 2015), adottato da oltre 100 giurisdizioni, compresi Svizzera, Lussemburgo, Liechtenstein, Monaco, Singapore e Cayman.
  • Da quando: primi scambi nel 2017 sui dati 2016; ogni anno l’intermediario comunica entro il 30 giugno al proprio Fisco, che li trasmette all’Italia entro il 30 settembre.
  • Cosa arriva: dati anagrafici e codice fiscale, numero di conto e intermediario, saldo o valore al 31 dicembre, totale lordo di interessi, dividendi e ricavi da vendite o rimborsi.
  • Cosa non arriva: le singole operazioni, le date, i prezzi di acquisto, le minusvalenze: con il solo CRS il Fisco non può calcolare le tue plusvalenze, ma può vedere che non hai dichiarato il conto.
  • Non copre: gli Stati Uniti (che applicano il FATCA) e, fino al 2025, le cripto-attività, incluse dal 2026 con la DAC8.
  • Conseguenze: i dati CRS alimentano gli incroci con i quadri RW, RT, RM e RL e le lettere di compliance; omettere il quadro RW costa dal 3% al 15% del valore (doppio nei Paesi black list), riducibile con il ravvedimento operoso.

Cosa trovi in questa guida
Cos’è il CRS e chi vi aderisce
Come funziona: il flusso dal broker all’Agenzia delle Entrate
Quali dati riceve il Fisco italiano
Cosa il CRS non dice: i limiti
Da DAC1 a DAC8: l’evoluzione dello scambio
CRS, quadro RW e lettere di compliance
Il conto dimenticato o con pochi euro: cosa rischi
Domande frequenti

Cos’è il CRS e chi vi aderisce

Il Common Reporting Standard è lo standard sviluppato dall’OCSE nel 2014 per lo scambio automatico di informazioni finanziarie (Automatic Exchange of Information) tra le amministrazioni fiscali: ogni Stato raccoglie dai propri intermediari i dati sui conti dei non residenti e li invia allo Stato di residenza del titolare. L’Unione Europea lo ha reso obbligatorio per tutti gli Stati membri con la direttiva 2014/107/UE (DAC2), che modifica la direttiva sulla cooperazione amministrativa 2011/16/UE; l’Italia lo ha recepito con la legge 18 giugno 2015, n. 95 e il decreto del Ministero dell’Economia del 28 dicembre 2015. Fuori dall’Unione lo scambio avviene in base all’accordo multilaterale MCAA, firmato da oltre 100 giurisdizioni, tra cui Paesi un tempo a segreto bancario come Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, San Marino, Lussemburgo, Austria, Singapore, Hong Kong, Isole Cayman e Bahamas.

L’eccezione rilevante sono gli Stati Uniti, che non aderiscono al CRS e applicano il proprio sistema, il FATCA, con uno scambio verso l’Italia più limitato. In pratica: un conto presso la sede europea di Interactive Brokers (Irlanda) è coperto dal CRS; un conto aperto direttamente presso un broker americano lo è molto meno. Non per questo va dichiarato di meno.

CRS: i broker europei (Interactive Brokers in Irlanda, DEGIRO nei Paesi Bassi, Scalable Capital in Germania, eToro a Cipro) comunicano ogni anno saldi e redditi dei clienti italiani all'Agenzia delle Entrate

Come funziona: il flusso dal broker all’Agenzia delle Entrate

Il percorso dei dati è lo stesso ogni anno e segue cinque passaggi.

FaseChiCosa fa
1Banca, broker, assicurazione, fondo, fiduciaria o trust esteroAll’apertura del conto raccoglie l’autocertificazione di residenza fiscale e il codice fiscale (è il modulo che ogni broker fa compilare) e identifica i conti dei non residenti
2Lo stesso intermediarioApplica la due diligence e, per società e trust, risale ai titolari effettivi (controlling persons)
3Intermediario, verso il Fisco del proprio PaeseEntro il 30 giugno (la data varia leggermente da Paese a Paese) invia i dati dell’anno precedente
4Fisco estero, verso l’Agenzia delle EntrateEntro il 30 settembre trasmette i dati dei residenti italiani (e l’Italia fa lo stesso verso gli altri Stati)
5Agenzia delle EntrateCarica i dati in Anagrafe tributaria e li incrocia con le dichiarazioni (quadri RW, RT, RM, RL); dagli scostamenti nascono le lettere di compliance

I tempi contano: i dati del 2025, trasmessi dai broker nell’estate 2026, arrivano all’Italia entro settembre 2026, cioè dopo la scadenza del Modello Redditi 2026 (31 ottobre) di poco. Gli incroci avvengono nei mesi e negli anni successivi: una lettera di compliance sul 2025 può arrivare nel 2027 o nel 2028.

Quali dati riceve il Fisco italiano

  • Identità: nome, cognome, indirizzo, luogo e data di nascita, codice fiscale italiano del titolare e degli eventuali titolari effettivi.
  • Conto: numero del conto corrente o del dossier titoli e nome dell’intermediario estero.
  • Patrimonio: saldo o valore del conto al 31 dicembre (o al momento della chiusura, se il conto è stato estinto nell’anno). È il dato che il Fisco confronta con il valore finale del quadro RW.
  • Flussi: importo totale lordo degli interessi, dei dividendi e degli altri redditi accreditati nell’anno, e importo totale lordo dei ricavi da vendita o rimborso di attività finanziarie (per i conti di custodia).

Questo è il motivo per cui “il broker è all’estero, l’Italia non lo sa” non è più vero da anni: ogni broker europeo con clienti italiani comunica l’esistenza del conto e il suo valore. Per i conti in Paesi collaborativi fuori dalla UE (Svizzera, Regno Unito, Singapore) vale lo stesso.

Cosa il CRS non dice: i limiti

Il CRS fotografa saldi e totali, non il dettaglio. Ci sono tre cose che il Fisco non riceve e che fanno la differenza tra “sapere che il conto esiste” e “sapere quanto hai guadagnato”.

  1. Le singole operazioni. Nessuna data di acquisto o vendita, nessun prezzo, nessuna quantità: solo totali annui.
  2. Il costo di acquisto. Il CRS comunica i ricavi lordi delle vendite, non quanto avevi pagato i titoli venduti. Senza il costo non c’è plusvalenza calcolabile, e non c’è nemmeno la minusvalenza.
  3. Il contesto. Un bonifico in uscita, un trasferimento di titoli tra due broker, un cambio valuta compaiono come movimenti o non compaiono affatto; il Fisco non sa se dietro c’è un reddito.

La conseguenza è a doppio taglio. Da un lato il CRS non può sostituire la tua dichiarazione: le plusvalenze, i dividendi al lordo frontiera, le minusvalenze da riportare li puoi calcolare solo tu dai report del broker. Dall’altro, se il Fisco vede ricavi lordi da vendite per 80.000 euro e un quadro RT vuoto, non può sapere che hai venduto in perdita: starà a te dimostrarlo, con i report e i prezzi di carico. Per questo i report annuali del broker, di tutti gli anni, vanno conservati.

Da DAC1 a DAC8: l’evoluzione dello scambio

DirettivaRiferimentoCosa scambia
DAC1Dir. 2011/16/UERedditi da lavoro, compensi, pensioni, immobili, prodotti assicurativi
DAC2 (CRS)Dir. 2014/107/UEConti bancari e dossier titoli: saldi, interessi, dividendi, ricavi lordi da vendite
DAC3 – DAC6Dir. 2015-2018Ruling transfrontalieri, rendicontazione Paese per Paese, titolari effettivi antiriciclaggio, schemi fiscali aggressivi
DAC7Dir. 2021/514/UEPiattaforme digitali: marketplace, affitti brevi, servizi
DAC8 (CARF)Dir. 2023/2226/UE, D.Lgs. 194/2025Cripto-attività ed e-money: operazioni su exchange e wallet provider, dati dal 2026, primo scambio nel 2027

Il CRS classico non copriva le cripto: un wallet su un exchange non è un conto finanziario. Dal 1° gennaio 2026 la DAC8 estende lo scambio a exchange e wallet provider, con un contenuto diverso dal CRS: non i saldi ma le operazioni dell’anno (acquisti, vendite, scambi cripto-cripto, trasferimenti). I due sistemi si completano: il CRS vede i bonifici verso e dall’exchange sul conto bancario, la DAC8 vede cosa succede sull’exchange.

CRS, quadro RW e lettere di compliance

L’esistenza dello scambio automatico non esonera da nulla. L’obbligo di compilare il quadro RW (o W del 730), di versare IVAFE e imposta sulle cripto-attività e di dichiarare i redditi nei quadri RT, RM e RL resta interamente sul contribuente (art. 4 DL 167/1990). Il CRS serve all’Agenzia delle Entrate per una cosa sola: confrontare quello che i broker comunicano con quello che hai dichiarato. Quando un saldo o un flusso comunicato non trova riscontro nel Modello Redditi, il sistema segnala l’anomalia e parte una lettera di compliance, che invita a regolarizzarsi con il ravvedimento operoso prima dell’accertamento vero e proprio. Le campagne sui conti esteri vanno avanti dal 2019 e ogni anno riguardano decine di migliaia di contribuenti.

Il conto dimenticato o con pochi euro: cosa rischi

È il caso più frequente: un conto trading aperto anni fa e mai usato, un conto corrente estero con pochi euro, un vecchio dossier con un titolo da un euro. Il broker lo comunica lo stesso, e la domanda è se andava dichiarato. Dipende dal tipo di attività.

Attività esteraAndava dichiarata?Se omessa
Conto corrente o deposito con picco annuo fino a 15.000 euro e giacenza media fino a 5.000 euroNo (art. 4, c. 3, DL 167/1990; art. 2 L. 186/2014)Nessuna violazione, nessuna sanzione
Conto corrente con picco oltre 15.000 euro o giacenza media oltre 5.000 euroSì, con IVAFE fissa di 34,20 euro se la media supera 5.000 euroSanzione dal 3% al 15% del valore non dichiarato (6-30% nei Paesi black list) più IVAFE omessa
Dossier titoli o conto trading, anche di 1 euro o senza movimentiSì, sempre, con IVAFE dello 0,2%Sanzione dal 3% al 15% del valore (sul valore reale: su 1 euro è di pochi centesimi) più IVAFE omessa
Cripto-attività su exchange o wallet, anche di 1 euroSì, sempre, con imposta sul valore dello 0,2%Come sopra, più imposta cripto omessa
P2P lending esteroSì, sempre; gli interessi vanno nel quadro RLSanzione RW più IRPEF omessa sugli interessi

Due precisazioni. La sanzione del quadro RW (art. 5, c. 2, DL 167/1990) si calcola sul valore effettivamente non dichiarato: se il conto valeva davvero un euro, la sanzione è simbolica; se il valore di fine anno era basso ma durante l’anno il conto ha avuto giacenze reali più alte, l’Agenzia guarda quelle. E se il quadro RW mancante è l’unica omissione (nessuna imposta dovuta), non si applicano le sanzioni per omesso versamento o dichiarazione infedele, solo quella sul monitoraggio.

Per regolarizzare prima della lettera si usa il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997): dichiarazione integrativa per ogni anno e versamento con F24 della sanzione ridotta (codice tributo 8911 per il quadro RW, più i codici delle eventuali imposte: 4043 IVAFE, 1727 cripto, 1100 plusvalenze), con riduzioni che vanno da un nono a un settimo della sanzione a seconda di quanto tempo è passato. Prima di inviare qualsiasi integrativa conviene farsi dare dal broker l’estratto analitico di ogni anno, per quantificare picchi, proventi e ricavi esatti ed evitare contestazioni nella liquidazione automatica successiva.

Il Fisco ha già i tuoi saldi: dagli anche i tuoi numeri giusti

Dal report del broker ricostruiamo quello che il CRS non comunica: prezzi di carico, plusvalenze e minusvalenze, dividendi al lordo frontiera, valori iniziali e finali per il quadro RW. Ricevi il facsimile dei quadri RW, RT, RM e RL (o W, T, M, D del 730), il calcolo delle imposte e il report di calcolo che documenta ogni importo, per l’anno in corso e per gli anni da regolarizzare.

Domande frequenti sul CRS

Il mio broker estero comunica il mio conto al Fisco italiano?
Sì, se ha sede in un Paese aderente al CRS (tutta la UE, Regno Unito, Svizzera e oltre 100 giurisdizioni): comunica identità, saldo al 31 dicembre, interessi, dividendi e ricavi lordi delle vendite. I broker con sede negli Stati Uniti seguono il FATCA, con uno scambio più limitato.

Se il Fisco ha già i dati, perché devo dichiarare?
Perché il CRS serve a controllare, non a dichiarare: il quadro RW, l’IVAFE e i redditi restano a tuo carico (art. 4 DL 167/1990). E perché il Fisco non ha i tuoi costi di acquisto: senza la tua dichiarazione non può distinguere un guadagno da una perdita.

Il Fisco sa quanto ho guadagnato con il trading?
No. Riceve i ricavi lordi delle vendite e i dividendi, non i prezzi di acquisto né le singole operazioni. Sa che hai venduto per 50.000 euro, non se hai guadagnato o perso.

Quando arrivano i dati all’Agenzia delle Entrate?
Entro il 30 settembre dell’anno successivo: i dati 2025 arrivano entro settembre 2026. Gli incroci e le eventuali lettere di compliance seguono nei mesi e negli anni dopo.

Ho un conto estero con pochi euro che non ho mai dichiarato: cosa rischio?
Se è un conto corrente sotto 15.000 euro di picco e 5.000 di giacenza media, nulla: non andava dichiarato. Se è un conto titoli, un conto trading o un wallet cripto, andava dichiarato anche per un euro: la sanzione è proporzionale al valore reale (quindi minima), ma conviene regolarizzare con il ravvedimento per chiudere la posizione.

Il CRS copre anche le criptovalute?
Non il CRS classico: gli exchange non erano intermediari finanziari ai suoi fini. Dal 2026 ci pensa la DAC8, che fa comunicare a exchange e wallet provider le operazioni dell’anno, con primo scambio nel 2027.

Ho ricevuto una lettera di compliance sul conto estero: cosa faccio?
Verifica l’anno e il conto segnalati, recupera i report del broker e regolarizza con dichiarazione integrativa e ravvedimento prima che la segnalazione diventi un accertamento. Elaboriamo anche gli anni passati a partire dai report.

Riferimenti normativi e di prassi

  • OCSE, Standard for Automatic Exchange of Financial Account Information (CRS) e Multilateral Competent Authority Agreement (MCAA); direttiva 2011/16/UE (DAC1) e direttiva 2014/107/UE (DAC2)
  • Legge 18 giugno 2015, n. 95 e DM 28 dicembre 2015 (attuazione del CRS in Italia); Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sulle comunicazioni CRS degli intermediari
  • Direttiva 2021/514/UE (DAC7); direttiva (UE) 2023/2226 (DAC8) e D.Lgs. 10 dicembre 2025, n. 194
  • Art. 4 e art. 5, c. 2, DL 167/1990 (monitoraggio fiscale e sanzioni); art. 2 L. 186/2014 (esonero conti correnti fino a 15.000 euro); art. 19, c. 18 e 20, DL 201/2011 (IVAFE e imposta sulle cripto-attività)
  • Art. 13 D.Lgs. 472/1997 (ravvedimento operoso); art. 36-bis DPR 600/1973 (liquidazione automatica)
  • Istruzioni al Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2, quadro RW

Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale in Tasse Trading dal 2024 e responsabile delle elaborazioni (oltre 1.000 conti trading esteri elaborati). Aggiornato: 6 ottobre 2026.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative, sono aggiornate alla data indicata e possono essere superate da modifiche normative o di prassi. Non costituiscono consulenza fiscale: l’applicazione al caso concreto dipende dalla situazione di ciascun contribuente e va verificata con un professionista abilitato. Tasse Trading non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni qui riportate.

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Lettera Compliance Agenzia delle Entrate 2020

Hai recentemente ricevuto una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate riguardante irregolarità nella dichiarazione dei redditi del 2019?

In queste ultime settimane, l’Agenzia delle Entrate ha avviato una campagna di notifiche ai residenti fiscali italiani per segnalare eventuali discrepanze riscontrate nelle dichiarazioni dei redditi relative all’anno fiscale 2019.

Grazie al meccanismo di scambio automatico di informazioni, le autorità fiscali italiane hanno ora piena visibilità sui patrimoni detenuti all’estero dai contribuenti, intensificando di conseguenza i controlli sulla correttezza delle dichiarazioni.

Di cosa tratta esattamente la comunicazione di Compliance?

 

“Gentile Contribuente,
desideriamo informarLa che abbiamo rilevato una possibile anomalia nella Sua dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2020. In particolare, in base ai dati in nostro possesso, ricevuti dalle Amministrazioni fiscali estere, risulta che:
– i conti e le attività finanziarie da Lei detenuti all’estero non sono stati correttamente indicati nel quadro RW, ai fini del monitoraggio fiscale e/o dell’eventuale determinazione dell’IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero).
– i redditi da Lei percepiti a titolo di interessi, dividendi e altri proventi in relazione alle attività detenute all’estero non sono stati inseriti nei corrispondenti quadri dichiarativi.
Potrà verificare i dati in nostro possesso relativamente alle attività finanziarie e/o ai redditi esteri percepiti nel 2020, posti a base della presente comunicazione, consultando i prospetti informativi disponibili nell’area riservata del sito internet www.agenziaentrate.nov.it, nella sezione «L’Agenzia scrive» del suo Cassetto fiscale.

Come fornire chiarimenti e chiedere informazioni se hai ricevuto una notifica di anomalie per la dichiarazione dei redditi 2020
Se ritiene che la nostra segnalazione non sia corretta, ma dovuta a inesattezze nelle informazioni pervenute dalle Amministrazioni fiscali estere oppure se ha già assolto gli obblighi dichiarativi (ad esempio per il tramite di una banca o di altro operatore finanziario italiano), La invitiamo a fornire chiarimenti e idonea documentazione, utilizzando il canale di assistenza CIVIS nella Sua Area riservata sul sito de11’Agenzia delle entrate, che consente di trasmettere i documenti in formato elettronico, con attestazione di ricevuta.

Come regolarizzare dopo una lettera di Compliance per il proprio conto trading estero
Se ritiene, invece, che le nostre informazioni siano corrette, può regolarizzare la Sua posizione mediante il ravvedimento operoso, beneficiando così della riduzione delle sanzioni.
La regolarizzazione spontanea della Sua posizione Le eviterà i relativi controlli da parte de11’Amininistrazione finanziaria. In tale sede, in caso di attività estere non indicate nel quadro RW e detenute in Stati o territori a fiscalità privilegiata, Lei avrà l’onere di dimostrare che le stesse non si sono costituite mediante redditi sottratti a tassazione.”

 

Per questo scopo, sono fornite istruzioni dettagliate su come effettuare il ravvedimento operoso, oltre a consigli su come compilare correttamente la dichiarazione integrativa per correggere le discrepanze.

In assenza di una regolarizzazione della situazione o, in alternativa, della presentazione di spiegazioni che possano giustificare le irregolarità, l’Agenzia delle Entrate potrebbe avviare verifiche approfondite.

Il nostro team di Tasse Trading è pronto a assisterti nel processo di regolarizzazione o per fornire le necessarie delucidazioni all’Agenzia delle Entrate in merito alle anomalie nella dichiarazione dei redditi del 2020. Ti invitiamo a contattarci quanto prima!

 

L’Agenzia delle Entrate ottiene dagli intermediari finanziari esteri determinate informazioni, ma non procede con un’analisi fiscale dettagliata. Per esempio, nella voce relativa ai proventi lordi viene riportato un importo che non corrisponde alla plusvalenza realizzata, bensì alla somma totale dei pagamenti ricevuti per tutte le transazioni eseguite (indicate nelle voci RT21 e RT22 del modello di dichiarazione).

È comune osservare che la somma dei pagamenti e dei costi associati superi notevolmente il valore effettivo del conto. Ciò è dovuto al fatto che lo stesso capitale può essere impiegato ripetutamente in diverse operazioni di acquisto e vendita.

RT21: Totale dei corrispettivi→ la somma dei ricavi generati da tutte le transazioni.
RT22: Totale dei costi → la somma dei costi sostenuti per tutte le transazioni.
RT23: Plusvalenza o minusvalenza reale
Si aggiunge che, spesso, si presume che il conto sia denominato interamente in GBP, a causa della precedente sede di Interactive Brokers (IB) nel Regno Unito, portando così a significative differenze nei tassi di cambio.

Per procedere con il ravvedimento operoso a seguito della ricezione della comunicazione di compliance per il conto trading estero, è necessario presentare una dichiarazione integrativa utilizzando esclusivamente il Modello Redditi Persone Fisiche 2020:

Presentazione della dichiarazione integrativa + pagamento delle maggiori imposte (con sanzioni ridotte).
In questa dichiarazione, oltre ai redditi, oneri e crediti già dichiarati originariamente (che non necessitano di modifiche), bisogna includere gli investimenti e le attività finanziarie possedute all’estero e/o i redditi di fonte estera evidenziati nella comunicazione ricevuta. In particolare, gli investimenti e le attività finanziarie estere dovranno essere riportati nel quadro RW del modello dichiarativo, mentre i redditi di fonte estera (interessi, dividendi e altri proventi legati a tali attività estere) per l’anno fiscale 2020 dovranno essere indicati nei quadri corrispondenti (RL, RM, e RT).

Al momento della presentazione della dichiarazione integrativa, sarà necessario versare le eventuali maggiori imposte dovute, insieme agli interessi e alle sanzioni ridotte, a seconda della prontezza nella regolarizzazione, come stabilito dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, relativo al ravvedimento operoso.

 

 

 

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Lista Paesi White List

Elenco dei Paesi White List per Investimenti Esterni: Garanzia di Trasparenza e Scambio di Informazioni

 

L’elenco dei paesi inclusi nella cosiddetta “white list”, ovvero la lista bianca, rappresenta quelle giurisdizioni riconosciute per il loro elevato standard di trasparenza e cooperazione nello scambio di informazioni finanziarie con l’Italia. Tale lista è definita dal Decreto Ministeriale del 4 settembre 1996, con successive modifiche, e include oltre 120 paesi che soddisfano i criteri richiesti per garantire un’adeguata condivisione di dati finanziari a scopi fiscali.

Quali Paesi Sono Inclusi nella White List Italiana?

Questi paesi, definiti da un decreto del Ministero delle Finanze italiano, si impegnano a garantire uno scambio di informazioni finanziarie che rispetta alti standard internazionali di compliance. L’appartenenza a questa lista si traduce in benefici diretti per gli investitori, in termini di minori obblighi di monitoraggio fiscale sugli investimenti detenuti in tali giurisdizioni. Questo elenco viene aggiornato annualmente per riflettere le nuove adesioni o eventuali esclusioni basate sulla reale collaborazione nello scambio di dati.

Vantaggi Fiscali e Semplificazioni Legate alla White List

Essere parte della white list significa che una giurisdizione offre garanzie sufficienti riguardo allo standard di scambio di informazioni finanziarie con l’Italia, facilitando una maggiore compliance internazionale. Questo status contrasta direttamente con le cosiddette “black list”, elenchi di paesi considerati non collaborativi sotto il profilo dello scambio di informazioni e della trasparenza fiscale, che comportano maggiori oneri e controlli per gli investitori.

Differenze Tra Paesi White List e Black List

La distinzione tra paesi della white list e quelli della black list risiede principalmente nella loro capacità di garantire trasparenza e cooperazione nello scambio di informazioni finanziarie. Mentre i paesi della white list soddisfano gli standard richiesti, quelli della black list vengono identificati come non collaborativi, influenzando così la gestione degli investimenti esteri e le decisioni relative alla residenza fiscale.

Trasparenza Internazionale e Scambio di Informazioni: Un Obiettivo Globale

La trasparenza e lo scambio di informazioni hanno acquisito importanza cruciale nell’ambito fiscale internazionale, con iniziative come la FATCA negli Stati Uniti e lo standard CRS dell’OCSE che mirano a migliorare la cooperazione globale. L’Unione Europea ha seguito questa tendenza, adottando normative che ampliano la cooperazione amministrativa e lo scambio di dati, segnando un passo importante verso una maggiore trasparenza fiscale a livello mondiale.

Semplificazioni per gli Investitori: Il Quadro RW

Grazie all’inclusione in questa lista, per gli investitori si aprono semplificazioni specifiche nella compilazione del quadro RW, parte della dichiarazione dei redditi italiana, relativo al monitoraggio delle attività finanziarie detenute all’estero. La partecipazione in società estere residenti in paesi della white list richiede la sola indicazione del valore e della percentuale di partecipazione, a differenza di quanto necessario per i paesi non inclusi, dove si richiede un dettaglio maggiore.

In conclusione, l’appartenenza alla white list di un paese offre vantaggi significativi sotto il profilo della trasparenza fiscale e della semplificazione degli adempimenti per gli investitori, rafforzando il contesto internazionale di cooperazione e scambio di informazioni.

 

 

 

 

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Il Tuo Conto eToro e l’Imposta Cripto

Il Tuo Conto eToro e l’Imposta sulle Cripto Attività

A seguito della nostra recente comunicazione riguardante l’imposta cripto, abbiamo ricevuto numerose domande da parte dei clienti con conto eToro, in particolare:
Queste sono questioni rilevanti e, per questo motivo, desideriamo offrire alcuni chiarimenti essenziali su tre concetti finanziari: l’Imposta di Bollo, l’IVAFE e l’Imposta Cripto.
  • Imposta di Bollo: Questa imposta è a carico dell’intermediario italiano per i rapporti finanziari detenuti in Italia.
  • L’IVAFE Imposta di Bollo: Questa imposta è a carico dell’intermediario italiano per i rapporti finanziari detenuti in Italia.
  • L’imposta cripto: Funziona in modo simile all’IVAFE ma è applicata alle criptovalute per le quali non è stata versata l’imposta di bollo in Italia.
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Imposta di bollo, IVAFE e Imposta Cripto Sono le tre imposte equivalenti?

Sì, benché la metodologia di calcolo differisca, tutte e tre le imposte mirano allo stesso scopo e prevedono un’aliquota dello 0,2% sul valore delle attività, calcolato in base al periodo di possesso.

Se possiedo un conto eToro, devo pagare sia l’IVAFE che l’Imposta Cripto? 

– La risposta è sì se detieni sia criptovalute che azioni o contanti. Tuttavia, l’importo totale da pagare non sarà la somma delle due imposte: il nostro software specifico calcolerà l’imposta cripto dovuta sulle tue cripto-attività e l’IVAFE sul valore residuo delle altre attività finanziarie.Per ulteriori informazioni, ti invitiamo a visitare il nostro sito web o a contattarci tramite chat dal lunedì al venerdì, dalle 09:00 alle 18:00, per assistenza sul servizio e sulla fiscalità relativa al tuo conto eToro.