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Guida completa alla Tassazione degli ETF in Italia: Normative, Aliquote e Modalità di Dichiarazione

Gli Exchange Traded Funds (ETF) sono strumenti finanziari molto diffusi tra gli investitori grazie alla loro diversificazione e facilità di gestione. Tuttavia, la tassazione di questi strumenti in Italia varia in base al tipo di ETF (armonizzati o non armonizzati) e al regime fiscale scelto dall’investitore. In questo articolo esploreremo la tassazione degli ETF, come dichiarare correttamente le plusvalenze e minusvalenze e come Tasse Trading Srl può supportarti nella gestione della dichiarazione dei redditi.

Cosa sono gli ETF e come funzionano?

Gli ETF sono fondi comuni d’investimento negoziati in borsa, che replicano l’andamento di un indice di mercato, come il FTSE MIB o il S&P 500. Sono strumenti molto apprezzati dagli investitori per la loro capacità di offrire un’ampia diversificazione a costi contenuti. Gli ETF possono generare due tipi di reddito:

  1. Dividendi: derivanti dalle attività sottostanti dell’ETF, come azioni o obbligazioni.
  2. Plusvalenze: derivanti dalla vendita delle quote del fondo a un prezzo superiore rispetto all’acquisto.

Tassazione degli ETF armonizzati (UCITS) e non armonizzati

Una distinzione fondamentale per la tassazione degli ETF è tra ETF armonizzati e non armonizzati.

ETF armonizzati (UCITS)

Gli ETF armonizzati, regolati dalla normativa europea UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities), seguono rigide regole di trasparenza e tutela degli investitori. Dal punto di vista fiscale:

  • Plusvalenze: Le plusvalenze realizzate dalla vendita di ETF armonizzati sono considerate redditi di capitale e tassate al 26%. Queste plusvalenze vanno dichiarate nel quadro RM del Modello Redditi Persone Fisiche, come stabilito dall’Art. 44, comma 1, lett. g) del TUIR.
  • Minusvalenze: Le minusvalenze derivanti dalla vendita di ETF armonizzati devono essere riportate nel quadro RT (redditi diversi) e possono essere utilizzate per compensare plusvalenze da altri redditi diversi (es. vendita di azioni, obbligazioni, derivati) entro quattro anni.
Regime amministrato per ETF armonizzati

Per gli ETF armonizzati, gli investitori possono scegliere il regime amministrato, dove l’intermediario (banca o broker) funge da sostituto d’imposta, applicando automaticamente la ritenuta alla fonte del 26% sulle plusvalenze. In questo caso, l’investitore non è tenuto a dichiarare autonomamente le plusvalenze nel Modello Redditi, poiché l’intermediario si occupa della tassazione.

ETF non armonizzati

Gli ETF non armonizzati, non regolati dalla normativa UCITS, seguono un regime fiscale diverso. Dal punto di vista fiscale, questi ETF sono tassati in modo meno favorevole rispetto a quelli armonizzati:

  • Plusvalenze: Le plusvalenze derivanti dalla vendita di ETF non armonizzati devono essere dichiarate nel quadro RL del Modello Redditi e sono soggette alla tassazione ordinaria IRPEF. Le aliquote IRPEF per il 2024 sono le seguenti:
    • Fino a 15.000 euro: 23%
    • Da 15.001 a 28.000 euro: 25%
    • Da 28.001 a 50.000 euro: 35%
    • Oltre 50.000 euro: 43%

    Per gli ETF non armonizzati, l’intermediario applica una ritenuta d’acconto, ma l’investitore è comunque tenuto a dichiarare correttamente la plusvalenza nel quadro RL e pagare l’eventuale differenza d’imposta.

  • Minusvalenze: Le minusvalenze da ETF non armonizzati vanno inserite nel quadro RT e possono essere utilizzate per compensare altre plusvalenze derivanti da redditi diversi entro quattro anni.

Come calcolare le plusvalenze sugli ETF secondo la normativa fiscale italiana

Il calcolo delle plusvalenze sugli ETF si basa sulla differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto delle quote. Per gli ETF, il metodo del costo medio ponderato è il utilizzato per determinare il prezzo di acquisto.

Le plusvalenze sugli ETF armonizzati vanno dichiarate nel quadro RM con un’aliquota fissa del 26%, mentre le plusvalenze sugli ETF non armonizzati devono essere dichiarate nel quadro RL e sono tassate con le aliquote IRPEF ordinarie.

Regime fiscale per gli investimenti in ETF esteri: IVAFE e altre imposte

Gli investitori che detengono ETF in un conto trading estero devono considerare anche l’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività Finanziarie all’Estero), che corrisponde al 2 per mille annuo sul valore degli strumenti finanziari detenuti all’estero. Questa imposta va dichiarata nel quadro RW del Modello Redditi.

Compensazione tra plusvalenze e minusvalenze sugli ETF

Le plusvalenze sugli ETF armonizzati devono essere dichiarate nel quadro RM, mentre le minusvalenze vanno inserite nel quadro RT e possono essere utilizzate per compensare altre plusvalenze da redditi diversi. Tuttavia, non è possibile compensare direttamente le plusvalenze e minusvalenze derivanti dagli ETF armonizzati nello stesso quadro.

Per quanto riguarda gli ETF non armonizzati, le plusvalenze devono essere inserite nel quadro RL e sono tassate secondo le aliquote IRPEF, mentre le minusvalenze possono essere riportate nel quadro RT per compensare altre plusvalenze da redditi diversi.

Come Tasse Trading Srl può aiutarti con la tassazione degli ETF

La tassazione degli ETF, specialmente se detenuti in un conto estero in regime dichiarativo può diventare complessa. Tasse Trading Srl offre un servizio di supporto per la compilazione del Modello Redditi precompilato, aiutando gli investitori a dichiarare correttamente le plusvalenze e le minusvalenze derivanti dai conti trading.

Grazie ai nostri esperti fiscali, puoi evitare errori nella dichiarazione e metterti in regola con il fisco, garantendo una corretta gestione della tassazione dei tuoi investimenti. Contattaci per ricevere assistenza personalizzata tramite chat, telefono o email: i nostri consulenti sono pronti a fornirti tutte le informazioni necessarie sul nostro servizio.

Consigli per ottimizzare la tassazione sugli ETF

Ecco alcuni consigli utili per ridurre il carico fiscale sugli investimenti in ETF:

  1. Scegliere ETF armonizzati (UCITS): Gli ETF armonizzati beneficiano di una tassazione agevolata al 26% e una gestione più semplice delle plusvalenze e minusvalenze.
  2. Compensare le minusvalenze: Le minusvalenze sugli ETF possono essere utilizzate per compensare plusvalenze da altri redditi diversi entro quattro anni. Assicurati di riportarle correttamente nei quadri RT e nella sezione V.
  3. Valutare il regime fiscale: Se detieni ETF non armonizzati, considera il tuo scaglione IRPEF e pianifica attentamente gli investimenti per evitare di incorrere in aliquote troppo elevate.
  4. Sfruttare il regime amministrato per ETF armonizzati: Se non vuoi gestire la dichiarazione autonomamente, scegli il regime amministrato per gli ETF armonizzati, dove l’intermediario si occupa della tassazione.
  5. Dichiarare correttamente gli ETF esteri: Ricorda di dichiarare l’IVAFE per gli ETF.

 

 

 

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L’Agenzia delle Entrate può monitorare le criptovalute?

Il monitoraggio delle criptovalute

Se ti stai chiedendo se le tue transazioni in criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Solana, Matic, Ada,… sono tracciabili dall’Agenzia dell’entrate, questo articolo ti fornirà una spiegazione su come l’agenzia riesce a monitorare le tue criptovalute e perché è importante dichiararle ogni anno.

Secondo la C.M. n.30/E/2023 “gli obblighi di monitoraggio fiscale delle cripto-attività sussistono indipendentemente dalle modalità di archiviazione e conservazione delle stesse…”

L’Agenzia chiarisce inoltre che “nel quadro RW va compilato un rigo per ogni portafoglio, conto digitale o altro sistema di archiviazione o conservazione detenuto dal contribuente”

Questo mette in evidenza come il contribuente sia tenuto a dichiarare non solo i conti digitali (o exchange) ma anche tutti i portafogli (o wallet) su cui detiene criptovalute.

 

Come viene tracciata una criptovaluta?

Per molti investitori, il termine criptovaluta  richiama una  presunta capacità di garantire l’anonimato. Questi strumenti vengono spesso promossi come decentralizzati, anonimi, non tracciabili e a prova di manomissione. Tuttavia, la realtà è più complessa.

Infatti,  criptovalute come Bitcoin, Ethereum, Solana e a tante altre si basano sulla tecnologia blockchain, che è fondata sulla trasparenza grazie a un registro digitale pubblico. Per questo,  chiunque può accedere al registro e visualizzare qualsiasi transazione effettuata. Inoltre, tutte le transazioni sono memorizzate in modo permanente nel registro.

Di conseguenza, chiunque abbia interesse, attraverso un ID di transazione e un esploratore blockchain può risalire agli indirizzi dei wallet associati o vedere quali transazioni sono state effettuate. Tra questi può esserci un’autorità fiscale come l’Agenzia delle Entrate.

Anche se c’è ancora un certo livello di anonimato, dato che l’indirizzo del tuo wallet non contiene informazioni personali, collegare un indirizzo di wallet a un individuo è diventato sempre più semplice per le Autorità Fiscali . Questo è dovuto in parte alla pressione esercitata dal governo sugli exchange di criptovalute per raccogliere e condividere i dati dei clienti.

Come si collega un Wallet ad un soggetto?

Esistono vari modi per collegare il tuo indirizzo di portafoglio alla tua identità, anche senza informazioni personali memorizzate.

Innanzitutto, alcuni wallet permettono di collegare una carta di credito o di debito per acquistare monete digitali, come ad esempio TrustWallet. Questo è comodo per acquisti veloci di Ethereum, Bitcoin o Solana, ma rende anche molto semplice collegare il tuo conto bancario al wallet.

Inoltre, se trasferisci criptovalute tra il tuo wallet decentralizzato e gli exchange centralizzati che condividono dati con le autorità fiscali, questi dati potrebbero includere anche l’indirizzo del tuo portafoglio.

Può anche accadere che il tuo portafoglio possa raccogliere più dati di quanto pensi. Ad esempio ConsenSys ha aggiornato la sua politica sulla privacy dichiarando che gli indirizzi IP e Ethereum degli utenti di MetaMask possono ora essere tracciati quando completano una transazione. Anche se al momento non è certo che queste informazioni vengano condivise con terze parti esterne a ConsenSys, potrebbe essere solo una questione di tempo.

Nel caso specifico di un Wallet, il collegamento di un wallet a un certo cliente avviene nel momento in cui quest’ultimo desidera prelevare dal wallet stesso. Se ad esempio si vuole vendere un Ethreum, un Bitcoin o un Solana in moneta FIAT, è necessario passare attraverso un exchange, ed è in questo frangente che l’agenzia delle entrate potrebbe venire a conoscenza del wallet, se non lo era già.

Le sanzioni per la detenzione di criptovaluta non dichiarata possono arrivare al 15% per ogni anno in cui non è stato presentato il quadro RW.

Inoltre, nel caso di omissione del quadro RW, i termini di accertamento per l’intera dichiarazione si raddoppiano. Questo è un punto cruciale, poiché aumenta significativamente la possibilità di incorrere in sanzioni più severe.

Conclusioni

Come puoi notare, è diventato sempre più complicato per i detentori di criptovalute sfuggire dalle autorità fiscali, indipendentemente dall’exchange, dal wallet o dalla blockchain utilizzati. Il consiglio migliore è dichiarare correttamente le tue criptovalute e pagare le imposte dovute per evitare sanzioni ben più pesanti.

 

 

 

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Sbagliare codice paese nel quadro RW della dichiarazione dei redditi è un problema?

Nelle recenti richieste di supporto fatte dai nostri clienti in merito alle lettere di compliance inviate dall’Agenzia delle Entrate è emerso che spesso l’oggetto del contenzioso è la sede legale del broker con cui operano nel mercato trading.

Detenere un conto di trading estero, che si tratti di titoli, criptovalute o altri strumenti finanziari, impone l’obbligo assoluto di dichiarazione. Il Common Reporting Standard (CRS) facilita la cooperazione internazionale per contrastare l’evasione fiscale. La comunicazione tra intermediari finanziari e autorità di vigilanza è cruciale per individuare irregolarità. Le minori barriere nel flusso di informazioni permettono controlli più efficaci, rendendo difficile per i contribuenti evadere le proprie responsabilità fiscali. L’Agenzia delle Entrate implementa un sistema di controllo e sanzioni che parte dalla dichiarazione individuale.

Le informazioni che arrivano alle autorità fiscali tramite il CRS:

  • Istituto finanziario presso il quale si detiene il conto
  • Sede legale dell’istituto finanziario
  • Numero del conto
  • Saldo
  • Valuta

L’erronea compilazione del campo “codice paese” può comportare una lettera dall’Agenzia delle Entrate.

Dove reperire l’informazione SEDE LEGALE DEL BROKER?

Non c’è un modo univoco per trovare la sede dell’istituto finanziario:

  1. Alcuni broker riportano la loro sede nell’intestazione della documentazione che producono, ad esempio nell’estratto conto;
  2. Altri broker ancora, con molteplici sedi, non danno modo di capire chiaramente qual è la sede, tra quelle esistenti, di un determinato conto trading: soltanto facendo l’accesso nella propria area riservata della piattaforma si potrà trovare la sede dello specifico conto, sempre nella sezione finale della pagina o nei dettagli del singolo profilo-account.;
  3. Nel contratto stipulato all’apertura del conto.

 

 

 

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Tassazione dei “proventi lordi” su conti trading esteri

Tassazione dei “proventi lordi” su conti trading esteri

Nel recente articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore, emerge chiaramente come l’attenzione del Fisco si stia concentrando sui trader che operano tramite piattaforme estere. L’articolo evidenzia che molti italiani che non hanno dichiarato il conto trading sono stati raggiunti da questionari o inviti a comparire presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, a causa di possibili incongruenze nelle dichiarazioni dei redditi derivanti da attività di trading online.

Come emerge dall’articolo “Risulta … che alcuni uffici rifiutano di prendere atto delle evidenze dei rendiconti e pretendono di tassare l’ammontare complessivo dei “pagamenti” risultanti dallo scambio d’informazioni che, però, rappresenta la somma degli introiti lordi e non il reddito

Link articolo: https://ntplusfisco.ilsole24ore.com/art/trading-online-faro-fisco-piattoforme-estere-AFNwpSMD

La questione riguarderebbe la tassazione tramite pagamento dell’imposta sostitutiva del 26% sui proventi lordi quindi sul totale dei corrispettivi di cessione o di rimborso degli strumenti finanziari e di cessione di valute, senza dedurre i costi d’acquisto.

Se questo fosse effettivamente il metodo di calcolo, soprattutto per portafogli con molte transazioni, potrebbe risultare in una tassazione eccessiva rispetto al capitale originariamente investito.

C’è da domandarsi come l’Agenzia delle Entrate entra a conoscenza di questi dati, questo avviene attraverso lo scambio di informazioni tra istituti finanziari e autorità fiscali tramite il Common Reporting Standard. Il CRS è un ottimo strumento per arrivare alla trasparenza fiscale ma presenta alcune limitazioni riguardanti il calcolo delle plusvalenze.

Leggi l’articolo sul CRS: https://www.tassetrading.it/flusso-di-dati-tra-broker-e-autorita-fiscali-facciamo-chiarezza/

Nonostante le notizie possano sembrare preoccupanti, è importante affrontarle con calma e con le informazioni giuste.

Il primo passo per evitare problemi con l’Agenzia delle Entrate è fare le dichiarazioni dei redditi correttamente e in modo completo altrimenti si può incorrere a controlli severi e sanzioni. Questa precauzione si è rivelata un’ottima difesa per i nostri clienti contro le lettere di compliance inviate dall’Agenzia delle Entrate.

Il nostro servizio non si limita alla sola compilazione del Modello Redditi ma comprende la rielaborazione del conto trading seguendo la normativa italiana e la creazione di un report di calcolo dettagliato che supporti ogni voce della dichiarazione.

Tassazione dei “proventi lordi” su conti trading esteri 1

 

 

 

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Hai ricevuto una lettera da parte dell’Agenzia delle Entrate per i tuoi conti trading esteri?

Hai ricevuto una lettera da parte dell’Agenzia delle Entrate per i tuoi conti trading esteri?

Attraverso lo scambio di dati tra banche e broker con le autorità fiscali tramite il CRS, l’Agenzia delle Entrate entra a conoscenza della detenzione di conti trading esteri dei soggetti residenti in Italia, per questo motivo sono incrementate le lettere di compliance.

Il CRS è un ottimo strumento per arrivare alla trasparenza fiscale ma presenta alcune limitazioni riguardanti il calcolo delle plusvalenze.

Per saperne di più sul CRS leggi il nostro articolo: https://www.tassetrading.it/flusso-di-dati-tra-broker-e-autorita-fiscali-facciamo-chiarezza/

La lettera di “Anomalia Redditi” solitamente segnala che ci sono stati movimenti di denaro o titoli su conti esteri che non corrispondono con quanto dichiarato nella propria dichiarazione dei redditi. Questo tipo di comunicazioni può generare confusione, poiché spesso i contribuenti ritengono di aver adempiuto correttamente alle loro obbligazioni fiscali.

Le informazioni trasmesse tramite il CRS possono essere troppo generali e non riflettere la realtà delle transazioni, come la distinzione tra capitale di ritorno e reddito effettivo.

Per affrontare questa situazione, ci sono due soluzioni:

  1. Se sei un contribuente che ha usufruito del nostro servizio, in primo luogo analizzeremo la correttezza dei nostri elaborati, dopodichè puoi fornire i nostri report di calcolo a dimostrazione della correttezza delle dichiarazioni. Questi documenti permettono di rispondere con precisione alle richieste dell’Agenzia delle Entrate, mostrando che i “redditi non dichiarati” sono in realtà delle interpretazioni errate dei trasferimenti di capitale o di ritorni di investimento. Consigliamo di affidare la pratica ad un commercialista, un esperto può non solo assistere nella preparazione e presentazione di una risposta all’Agenzia delle Entrate, ma può anche rappresentare il contribuente in eventuali incontri o discussioni.
  1. Se sei un contribuente che non ha mai dichiarato i conti trading detenuti all’estero prima di tutto è importante sanare le posizioni. Affidati a noi per le elaborazioni di tutti gli anni che non hai fatto. Il Fisco Italiano permette di correggere gli errori od omissioni eventualmente riscontrati mediante il ravvedimento operoso, presentando una dichiarazione integrativa e versando le maggiori imposte dovute (unitamente ai relativi interessi e sanzioni in misura ridotta). Non è immediato calcolare il ravvedimento operoso senza effettuare l’elaborazione e senza preparare la dichiarazione con il relativo F24.Leggi l’articolo sul ravvedimento operoso sul nostro sito: https://www.tassetrading.it/ravvedimento-operoso-conti-trading/ Con l’invio della dichiarazione integrativa e dopo aver sanato le sue posizioni puoi fornire i nostri report di calcolo a dimostrazione della correttezza delle dichiarazioni Questi documenti permettono di rispondere con precisione alle richieste dell’Agenzia delle Entrate, mostrando che i “redditi non dichiarati” sono in realtà delle interpretazioni errate dei trasferimenti di capitale o di ritorni di investimento.

    Consigliamo di affidare la pratica ad un commercialista, un esperto può non solo assistere nella preparazione e presentazione di una risposta all’Agenzia delle Entrate, ma può anche rappresentare il contribuente in eventuali incontri o discussioni.

 

 

 

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Common Reporting Standard (CRS): scambio automatico di informazioni tra brokers esteri e Agenzia Entrate

Common Reporting Standard (CRS): scambio automatico di informazioni tra brokers esteri e autorità fiscali

Dal 2016 è stato introdotto dall’autorità fiscale il Common Reporting Standard (CRS), strumento capace di incrementare la trasparenza fiscale e per impedire l’occultamento di attività e redditi in conti esteri trading.

Le istituzioni finanziarie sono obbligate a raccogliere e segnalare informazioni sui conti detenuti da non residenti alle autorità fiscali locali, le quali a loro volta scambiano automaticamente queste informazioni con le autorità fiscali nei paesi di residenza dei titolari dei conti.

Cos’è il Common Reporting Standard?

E’ uno standard globale per tutte le giurisdizioni partecipanti allo scambio di informazioni migliorando la disponibilità, la qualità e l’accuratezza delle informazioni al fine di lottare efficacemente contro la frode e l’evasione fiscale.

Come funziona il CRS?

Le banche (Fineco, Revolut …), i broker (come Interactive Brokers, Plus500, AvaOptions …), e gli exchange (Binance, Kraken, Coinbase …) sono obbligati a identificare i conti detenuti da persone e entità fiscali straniere e a riferire determinate informazioni su quei conti alle autorità fiscali locali. Queste informazioni includono:

  • Identità del titolare del conto
  • Saldo del conto alla fine dell’anno
  • Tipi di redditi, come interessi, dividendi e altri pagamenti generati dal conto

Limitazioni del CRS

Il CRS è un ottimo strumento per arrivare alla trasparenza fiscale ma presenta alcune limitazioni riguardanti il calcolo delle plusvalenze che possiamo riassumere in 3 punti importanti:

  1. Il CRS raccoglie e trasmette dati piuttosto generici riguardanti i saldi e i flussi dei conti, non dettagli specifici sulle singole transazioni che possono determinare plusvalenze o minusvalenze. Questo significa che i dati forniti non includono informazioni su quando esattamente un’attività è stata acquistata o venduta, o a quale prezzo specifico.
  2. I dati CRS non forniscono il contesto delle transazioni, come il motivo di un particolare movimento di denaro o la strategia di trading dietro una vendita o un acquisto. Questo è essenziale per calcolare correttamente le plusvalenze, che dipendono dalla differenza tra il costo di acquisto e il prezzo di vendita di un’attività.
  3. Il CRS non fornisce informazioni sui costi di acquisto delle attività finanziarie, un dato cruciale per il calcolo delle plusvalenze. Senza questi dati, non è possibile determinare il guadagno o la perdita effettiva realizzata.

In conclusione..

E’ importante comprendere che il CRS fornisce alle autorità fiscali una visione generale dei loro conti finanziari all’estero ma non offre tutti i dettagli necessari per una dichiarazione fiscale accurata. Consigliamo di mantenere registrazioni dettagliate delle loro transazioni di investimento, inclusi i costi di acquisto e i dettagli delle vendite, per calcolare accuratamente le plusvalenze e assolvere correttamente i propri obblighi fiscali.

Inoltre è possibile che l’autorità fiscale quando viene a conoscenza del possesso del conto faccia dei controlli incrociati per verificare la dichiarazione effettiva del conto trading estero e se non trova riscontro invierà una lettera di compliace

 

 

 

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Lettera Compliance Agenzia delle Entrate 2020

Hai recentemente ricevuto una comunicazione dall’Agenzia delle Entrate riguardante irregolarità nella dichiarazione dei redditi del 2019?

In queste ultime settimane, l’Agenzia delle Entrate ha avviato una campagna di notifiche ai residenti fiscali italiani per segnalare eventuali discrepanze riscontrate nelle dichiarazioni dei redditi relative all’anno fiscale 2019.

Grazie al meccanismo di scambio automatico di informazioni, le autorità fiscali italiane hanno ora piena visibilità sui patrimoni detenuti all’estero dai contribuenti, intensificando di conseguenza i controlli sulla correttezza delle dichiarazioni.

Di cosa tratta esattamente la comunicazione di Compliance?

 

“Gentile Contribuente,
desideriamo informarLa che abbiamo rilevato una possibile anomalia nella Sua dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2020. In particolare, in base ai dati in nostro possesso, ricevuti dalle Amministrazioni fiscali estere, risulta che:
– i conti e le attività finanziarie da Lei detenuti all’estero non sono stati correttamente indicati nel quadro RW, ai fini del monitoraggio fiscale e/o dell’eventuale determinazione dell’IVAFE (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero).
– i redditi da Lei percepiti a titolo di interessi, dividendi e altri proventi in relazione alle attività detenute all’estero non sono stati inseriti nei corrispondenti quadri dichiarativi.
Potrà verificare i dati in nostro possesso relativamente alle attività finanziarie e/o ai redditi esteri percepiti nel 2020, posti a base della presente comunicazione, consultando i prospetti informativi disponibili nell’area riservata del sito internet www.agenziaentrate.nov.it, nella sezione «L’Agenzia scrive» del suo Cassetto fiscale.

Come fornire chiarimenti e chiedere informazioni se hai ricevuto una notifica di anomalie per la dichiarazione dei redditi 2020
Se ritiene che la nostra segnalazione non sia corretta, ma dovuta a inesattezze nelle informazioni pervenute dalle Amministrazioni fiscali estere oppure se ha già assolto gli obblighi dichiarativi (ad esempio per il tramite di una banca o di altro operatore finanziario italiano), La invitiamo a fornire chiarimenti e idonea documentazione, utilizzando il canale di assistenza CIVIS nella Sua Area riservata sul sito de11’Agenzia delle entrate, che consente di trasmettere i documenti in formato elettronico, con attestazione di ricevuta.

Come regolarizzare dopo una lettera di Compliance per il proprio conto trading estero
Se ritiene, invece, che le nostre informazioni siano corrette, può regolarizzare la Sua posizione mediante il ravvedimento operoso, beneficiando così della riduzione delle sanzioni.
La regolarizzazione spontanea della Sua posizione Le eviterà i relativi controlli da parte de11’Amininistrazione finanziaria. In tale sede, in caso di attività estere non indicate nel quadro RW e detenute in Stati o territori a fiscalità privilegiata, Lei avrà l’onere di dimostrare che le stesse non si sono costituite mediante redditi sottratti a tassazione.”

 

Per questo scopo, sono fornite istruzioni dettagliate su come effettuare il ravvedimento operoso, oltre a consigli su come compilare correttamente la dichiarazione integrativa per correggere le discrepanze.

In assenza di una regolarizzazione della situazione o, in alternativa, della presentazione di spiegazioni che possano giustificare le irregolarità, l’Agenzia delle Entrate potrebbe avviare verifiche approfondite.

Il nostro team di Tasse Trading è pronto a assisterti nel processo di regolarizzazione o per fornire le necessarie delucidazioni all’Agenzia delle Entrate in merito alle anomalie nella dichiarazione dei redditi del 2020. Ti invitiamo a contattarci quanto prima!

 

L’Agenzia delle Entrate ottiene dagli intermediari finanziari esteri determinate informazioni, ma non procede con un’analisi fiscale dettagliata. Per esempio, nella voce relativa ai proventi lordi viene riportato un importo che non corrisponde alla plusvalenza realizzata, bensì alla somma totale dei pagamenti ricevuti per tutte le transazioni eseguite (indicate nelle voci RT21 e RT22 del modello di dichiarazione).

È comune osservare che la somma dei pagamenti e dei costi associati superi notevolmente il valore effettivo del conto. Ciò è dovuto al fatto che lo stesso capitale può essere impiegato ripetutamente in diverse operazioni di acquisto e vendita.

RT21: Totale dei corrispettivi→ la somma dei ricavi generati da tutte le transazioni.
RT22: Totale dei costi → la somma dei costi sostenuti per tutte le transazioni.
RT23: Plusvalenza o minusvalenza reale
Si aggiunge che, spesso, si presume che il conto sia denominato interamente in GBP, a causa della precedente sede di Interactive Brokers (IB) nel Regno Unito, portando così a significative differenze nei tassi di cambio.

Per procedere con il ravvedimento operoso a seguito della ricezione della comunicazione di compliance per il conto trading estero, è necessario presentare una dichiarazione integrativa utilizzando esclusivamente il Modello Redditi Persone Fisiche 2020:

Presentazione della dichiarazione integrativa + pagamento delle maggiori imposte (con sanzioni ridotte).
In questa dichiarazione, oltre ai redditi, oneri e crediti già dichiarati originariamente (che non necessitano di modifiche), bisogna includere gli investimenti e le attività finanziarie possedute all’estero e/o i redditi di fonte estera evidenziati nella comunicazione ricevuta. In particolare, gli investimenti e le attività finanziarie estere dovranno essere riportati nel quadro RW del modello dichiarativo, mentre i redditi di fonte estera (interessi, dividendi e altri proventi legati a tali attività estere) per l’anno fiscale 2020 dovranno essere indicati nei quadri corrispondenti (RL, RM, e RT).

Al momento della presentazione della dichiarazione integrativa, sarà necessario versare le eventuali maggiori imposte dovute, insieme agli interessi e alle sanzioni ridotte, a seconda della prontezza nella regolarizzazione, come stabilito dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, relativo al ravvedimento operoso.

 

 

 

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Lista Paesi White List

Elenco dei Paesi White List per Investimenti Esterni: Garanzia di Trasparenza e Scambio di Informazioni

 

L’elenco dei paesi inclusi nella cosiddetta “white list”, ovvero la lista bianca, rappresenta quelle giurisdizioni riconosciute per il loro elevato standard di trasparenza e cooperazione nello scambio di informazioni finanziarie con l’Italia. Tale lista è definita dal Decreto Ministeriale del 4 settembre 1996, con successive modifiche, e include oltre 120 paesi che soddisfano i criteri richiesti per garantire un’adeguata condivisione di dati finanziari a scopi fiscali.

Quali Paesi Sono Inclusi nella White List Italiana?

Questi paesi, definiti da un decreto del Ministero delle Finanze italiano, si impegnano a garantire uno scambio di informazioni finanziarie che rispetta alti standard internazionali di compliance. L’appartenenza a questa lista si traduce in benefici diretti per gli investitori, in termini di minori obblighi di monitoraggio fiscale sugli investimenti detenuti in tali giurisdizioni. Questo elenco viene aggiornato annualmente per riflettere le nuove adesioni o eventuali esclusioni basate sulla reale collaborazione nello scambio di dati.

Vantaggi Fiscali e Semplificazioni Legate alla White List

Essere parte della white list significa che una giurisdizione offre garanzie sufficienti riguardo allo standard di scambio di informazioni finanziarie con l’Italia, facilitando una maggiore compliance internazionale. Questo status contrasta direttamente con le cosiddette “black list”, elenchi di paesi considerati non collaborativi sotto il profilo dello scambio di informazioni e della trasparenza fiscale, che comportano maggiori oneri e controlli per gli investitori.

Differenze Tra Paesi White List e Black List

La distinzione tra paesi della white list e quelli della black list risiede principalmente nella loro capacità di garantire trasparenza e cooperazione nello scambio di informazioni finanziarie. Mentre i paesi della white list soddisfano gli standard richiesti, quelli della black list vengono identificati come non collaborativi, influenzando così la gestione degli investimenti esteri e le decisioni relative alla residenza fiscale.

Trasparenza Internazionale e Scambio di Informazioni: Un Obiettivo Globale

La trasparenza e lo scambio di informazioni hanno acquisito importanza cruciale nell’ambito fiscale internazionale, con iniziative come la FATCA negli Stati Uniti e lo standard CRS dell’OCSE che mirano a migliorare la cooperazione globale. L’Unione Europea ha seguito questa tendenza, adottando normative che ampliano la cooperazione amministrativa e lo scambio di dati, segnando un passo importante verso una maggiore trasparenza fiscale a livello mondiale.

Semplificazioni per gli Investitori: Il Quadro RW

Grazie all’inclusione in questa lista, per gli investitori si aprono semplificazioni specifiche nella compilazione del quadro RW, parte della dichiarazione dei redditi italiana, relativo al monitoraggio delle attività finanziarie detenute all’estero. La partecipazione in società estere residenti in paesi della white list richiede la sola indicazione del valore e della percentuale di partecipazione, a differenza di quanto necessario per i paesi non inclusi, dove si richiede un dettaglio maggiore.

In conclusione, l’appartenenza alla white list di un paese offre vantaggi significativi sotto il profilo della trasparenza fiscale e della semplificazione degli adempimenti per gli investitori, rafforzando il contesto internazionale di cooperazione e scambio di informazioni.

 

 

 

 

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Il Tuo Conto eToro e l’Imposta Cripto

Il Tuo Conto eToro e l’Imposta sulle Cripto Attività

A seguito della nostra recente comunicazione riguardante l’imposta cripto, abbiamo ricevuto numerose domande da parte dei clienti con conto eToro, in particolare:
Queste sono questioni rilevanti e, per questo motivo, desideriamo offrire alcuni chiarimenti essenziali su tre concetti finanziari: l’Imposta di Bollo, l’IVAFE e l’Imposta Cripto.
  • Imposta di Bollo: Questa imposta è a carico dell’intermediario italiano per i rapporti finanziari detenuti in Italia.
  • L’IVAFE Imposta di Bollo: Questa imposta è a carico dell’intermediario italiano per i rapporti finanziari detenuti in Italia.
  • L’imposta cripto: Funziona in modo simile all’IVAFE ma è applicata alle criptovalute per le quali non è stata versata l’imposta di bollo in Italia.
imposta di bollo cripto etoro
Richiedi il tuo Preventivo per eToro

Imposta di bollo, IVAFE e Imposta Cripto Sono le tre imposte equivalenti?

Sì, benché la metodologia di calcolo differisca, tutte e tre le imposte mirano allo stesso scopo e prevedono un’aliquota dello 0,2% sul valore delle attività, calcolato in base al periodo di possesso.

Se possiedo un conto eToro, devo pagare sia l’IVAFE che l’Imposta Cripto? 

– La risposta è sì se detieni sia criptovalute che azioni o contanti. Tuttavia, l’importo totale da pagare non sarà la somma delle due imposte: il nostro software specifico calcolerà l’imposta cripto dovuta sulle tue cripto-attività e l’IVAFE sul valore residuo delle altre attività finanziarie.Per ulteriori informazioni, ti invitiamo a visitare il nostro sito web o a contattarci tramite chat dal lunedì al venerdì, dalle 09:00 alle 18:00, per assistenza sul servizio e sulla fiscalità relativa al tuo conto eToro.

 

 

 

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Interactive Brokers: Certificate of Income Tax Deducted / modulo R-185 anno fiscale 2023

Che cos’è il modulo R-185 di Interactive Brokers? Ha una utilità per le tasse in Italia?

Una volta l’anno, i titolari di un conto Interactive Brokers Irlanda ricevono una email con questo testo. E’ utile il modulo R-185?


Gentile cliente di IBKR,

Il modulo R-185 relativo all’anno fiscale 2023 e associato al conto U****** è ora disponibile. Potrai consultarlo accedendo al tuo conto e selzionando le seguenti voci Performance & Report > Fiscalità. In alternativa, ti sarà possibile accedere tramite il seguente link:

gdcdyn.interactivebrokers.com/sso/Login?forwardTo=2

Visita la pagina Informazioni e adempimenti fiscali del nostro sito web oppure contatta il nostro Servizio Clienti per saperne di più.

Cordiali saluti

Interactive Brokers


 

Il modulo R-185 è relativo alla ritenuta alla fonte sugli interessi per il conto con sede in Irlanda: “Certificate of Income Tax Deducted”.

Riportiamo il certificato ricevuto da Interactive Brokers:

 

Interactive Brokers: Certificate of Income Tax Deducted / modulo R-185 anno fiscale 2023 2

 

Questo documento certifica l’avvenuto pagamento della ritenuta di imposta sugli interessi in Irlanda, nell’esempio riportato sopra possiamo constatare che la ritenuta è stata del 20%.

 

I clienti che risiedono in paesi del SEE (Spazio Economico Europeo) e i clienti in paesi che hanno un DTA (convenzione sulla doppia imposizione fiscale) con l’Irlanda, potranno evitare alcune ritenute fiscali, riducendo la ritenuta dal 20% al 10%.

Per usufruire dell’aliquota di ritenuta più bassa del 10% basterà completare il Modulo 8-3-6 e farlo firmare dalle autorità fiscali del proprio paese. Il modulo infine andrà inviato a IBKR. Per saperne di più in merito al modulo 836 e alla sua compilazione, ti invitiamo a cliccare qui per una spiegazione completa.

 

E il modulo R185 Certificate of Income Tax Deducted che cosa ne facciamo?

Se il certificato R-185 riporta una ritenuta del 10%, è il minimo che avremmo potuto pagare per cui possiamo tranquillamente mettere il nostro certificato in un cassetto. In teoria, se il certificato presenta una ritenuta applicata al 20% potremmo richiedere il rimborso per la differenza tra l’importo versato e l’importo che sarebbe stato dovuto al 10%: ma considerando i costi di gestire tale pratica questa operazione avrà senso soltanto se stiamo parlando di un rimborso di varie centinaia, o migliaia di euro.

 

Tasse Trading è specializzato nell’elaborazione fiscale dei conti Interactive Brokers, per il fisco Italiano: