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La differenza tra speculazione e investimento può essere certamente riassunta dalla storica frase dell’economista Benjamin Graham, padre del value investing: <<un’operazione di investimento è quella che, attraverso un’analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale e un rendimento adeguato. Tutte le operazioni che non soddisfano tali requisiti sono speculative>>. Per Graham infatti, e possiamo dire in generale per chi utilizza l’approccio del value investing, l’investitore, proprietario di azioni, deve sempre vedersi come comproprietario delle società delle quali detiene le azioni. Guardando soprattutto al valore intrinseco della società stessa, analizzando il suo fatturato, i suoi rapporti aziendali, la concorrenza e ad altri fattori chiave, senza focalizzarsi troppo sulle fluttuazioni dei prezzi delle azioni nel breve periodo. 

Prima differenza: il tempo.

Quest’ultima considerazione ci porta alla prima grande differenza tra speculazione e investimento, ovvero il fattore tempo. Quando si investe di solito si ha sempre un’ottica di lungo periodo, conservando determinati asset in portafoglio per lungo tempo, a volte anche per tutta la vita. L’investimento si basa sul principio, quindi, che le persone rinunciano a un consumo della loro ricchezza oggi”, per poter aver un guadagno domani”. Lo speculatore invece, lo fa nella speranza di avere un guadagno proprio dalle fluttuazioni di prezzo di un’attività finanziaria nel breve periodo (che può essere sei mesi, un anno, ma spesso anche un giorno o qualche ora come nel trading intraday).

differenza tra speculazione e investimento tassetrading

Seconda differenza: il rischio.

Un’altra grande differenza la troviamo nell’approccio col rischio e, come già accennato, con le fluttuazioni di mercato. L’investitore, attraverso un portafoglio ben diversificato, mitiga il rischio e fa in modo che le fluttuazioni di breve periodo non intacchino la sua strategia di lungo periodo adottata prima di investire. Speculare invece etimologicamente significa “vedere lontano” o “vendere prima”, cioè anticipare gli eventi futuri. Chi specula vuole conseguire guadagni in un periodo di tempo ristretto attraverso il market timing, cioè il momento giusto per entrare o uscire dal mercato o da un singolo titolo. Lo speculatore cerca di prevedere il prezzo del mercato o di un singolo titolo nel breve periodo, e di conseguenza di avere un guadagno sulla differenza di prezzo tra l’acquisto e la vendita (o viceversa), spesso utilizzando strumenti come la vendita allo scoperto o la leva finanziaria. Tutte queste caratteristiche si riflettono sul rischio della speculazione rendendolo di norma più elevato rispetto a quello dell’investimento, anche perché gli speculatori generalmente operano su singoli titoli, senza una particolare diversificazione del portafoglio.

La speculazione è sempre negativa? 

Non bisogna quindi confondere la speculazione con l’investimento, come spesso avviene soprattutto da chi è entrato da poco nei mercati finanziari. Bisogna poi sottolineare che la speculazione non è qualcosa di negativo di per sé. La speculazione, anche giornaliera, dei titoli finanziari dà liquidità ai mercati, consentendo agli operatori di poter sempre vendere o comprare i titoli. Generalmente anche a chi investe è consigliato di allocare una piccola percentuale del proprio portafoglio nella speculazione di singoli titoli, o comunque in investimenti poco diversificati e con un’ottica più di breve periodo rispetto al resto del portafoglio. Questo tenendo presente che bisogna sempre valutare la propria propensione al rischio. 

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Cos’è la propensione al rischio?

La propensione al rischio è la tua capacità di sopportare il rischio di un’operazione.  Essa è composta dalla capacità di rischio e dalla tolleranza al rischio. 

La prima è la capacità dell’investitore di far fronte alle perdite in termini patrimoniali, chi opera nei mercati finanziari e ha un’alta capacità di rischio può fronteggiare anche alte perdite, senza che ne risenta grandemente il suo stile di vita o in generale il suo patrimonio. La seconda invece, non è qualcosa di quantificabile in modo oggettivo, poiché si tratta della capacità psicologica di saper gestire le perdite a livello emotivo. 

Capacità di rischio e tolleranza al rischio non vanno quindi confuse. Un investitore può avere un’alta capacità di rischio e una bassa tolleranza al rischio e viceversa. Conoscerle entrambe è fondamentale sia per investire che per speculare.