In breve: i CFD (Contracts for Difference) sono contratti derivati con cui si scambia la differenza tra il prezzo di un sottostante all’apertura e alla chiusura della posizione, senza mai possedere il sottostante. Per il Fisco italiano i guadagni e le perdite su CFD sono redditi diversi di natura finanziaria da contratti derivati (art. 67, c. 1, lett. c-quater, TUIR): si sommano tra loro e con le altre plusvalenze e minusvalenze da trading nel quadro RT e scontano l’imposta sostitutiva del 26% sul netto. Un CFD su un’azione non è un’azione e un CFD su Bitcoin non è una cripto-attività: niente dividendi nel quadro RM, niente regime cripto, solo differenziali nel quadro RT.
Questa guida di Tasse Trading, lo studio che dal 2013 elabora i report dei broker esteri per investitori italiani e consegna i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW del Modello Redditi (o M, T, D e W del 730), spiega cosa sono i CFD, come funzionano, quanto costano e come vanno dichiarati quando si opera con un broker estero come eToro, XTB, ActivTrades, FP Markets o Key To Markets.
I punti chiave
- Cosa sono: derivati over the counter che replicano il prezzo di azioni, indici, valute, materie prime o cripto; si apre una posizione versando un margine, non comprando il sottostante.
- Categoria fiscale: redditi diversi da contratti derivati e a termine (art. 67, c. 1, lett. c-quater, TUIR); il reddito è la somma algebrica dei differenziali e degli altri proventi e oneri di ciascun contratto (art. 68, c. 8).
- Imposta: sostitutiva del 26% sul risultato netto dell’anno nel quadro RT (o T del 730); le perdite si riportano per quattro anni (art. 68, c. 5).
- Non è il sottostante: il CFD su un’azione non produce dividendi (le rettifiche sono differenziali) e il CFD su una cripto non segue il regime delle cripto-attività: resta nella sezione ordinaria del quadro RT, senza paniere separato e senza aliquota del 33% dal 2026.
- Monitoraggio: il conto CFD va nel quadro RW (o W del 730) con l’IVAFE dello 0,2% sul valore della liquidità e delle posizioni al 31 dicembre.
- Attenzione: strumenti a leva, con costi overnight e rischio di margin call; la maggior parte dei clienti retail perde denaro.
Cosa trovi in questa guida
Cosa sono i CFD e come funzionano
Come si tassano i CFD: redditi diversi al 26%
CFD su azioni e su cripto: perché non si dichiarano come il sottostante
Il conto CFD nel quadro RW
Costi e rischi dei CFD
Domande frequenti
Cosa sono i CFD e come funzionano
Un CFD (Contract for Difference, contratto per differenza) è un derivato: il suo valore deriva da quello di un altro strumento, il sottostante, che può essere un’azione, un indice, una coppia di valute, una materia prima o una cripto-attività. Secondo la definizione dell’ESMA, è un accordo tra acquirente e venditore per scambiarsi la differenza tra il valore attuale di un bene e il suo valore alla chiusura del contratto. Chi compra un CFD non compra il sottostante: come ricorda Borsa Italiana, crea una posizione sintetica che ne replica l’andamento.
Aprire una posizione non richiede di pagare il prezzo del sottostante, ma di avere sul conto un margine di garanzia, di solito tra il 5% e il 20% del valore nozionale, a seconda dello strumento e dei limiti ESMA sulla leva per i clienti retail. Alla chiusura si incassa o si paga la differenza tra prezzo di chiusura e prezzo di apertura, moltiplicata per il numero di contratti.
Esempio. Deposito 1.000 euro e apro un CFD long su un’azione che vale 5.000 euro. Il valore del conto resta 1.000 (il CFD alla partenza vale zero). Dopo venti giorni l’azione sale del 10%: il CFD vale ora 500 euro e il conto 1.500. Se chiudo, incasso 500 euro: differenziale = 5.500 meno 5.000. Se l’azione fosse scesa del 10%, avrei perso 500 euro, metà del deposito.
I CFD si usano in posizione long (si guadagna se il sottostante sale) o short (si guadagna se scende), quasi sempre con leva finanziaria, che moltiplica guadagni e perdite, e spesso con ordini di stop loss e take profit. Le posizioni tenute aperte oltre la giornata pagano un costo di finanziamento overnight.

Come si tassano i CFD: redditi diversi al 26%
Per il TUIR i redditi da CFD sono redditi diversi di natura finanziaria realizzati “mediante rapporti da cui deriva il diritto o l’obbligo di cedere od acquistare a termine strumenti finanziari, valute, metalli preziosi o merci ovvero di ricevere o effettuare a termine uno o più pagamenti collegati a tassi di interesse, a quotazioni o valori di strumenti finanziari, di valute estere, di metalli preziosi o di merci”: è l’art. 67, comma 1, lett. c-quater, TUIR, la lettera dei contratti derivati e a termine, nella quale l’Agenzia delle Entrate ha ricondotto anche il forex e gli altri contratti per differenza (Risoluzione 102/E del 25 ottobre 2011).
Il reddito imponibile di ciascun contratto è la somma algebrica dei differenziali positivi e negativi e degli altri proventi e oneri percepiti o sostenuti in relazione al rapporto (art. 68, comma 8, TUIR): nel calcolo entrano quindi anche commissioni, spread e costi di finanziamento overnight addebitati dal broker. Il risultato di tutti i CFD dell’anno si somma alle altre plusvalenze e minusvalenze da trading (azioni, obbligazioni, ETC, opzioni, futures, valute) nel quadro RT del Modello Redditi (o nel quadro T del 730) e sconta l’imposta sostitutiva del 26% sul netto (art. 3 DL 66/2014; art. 5 D.Lgs. 461/1997). Se l’anno chiude in perdita, la minusvalenza va dichiarata e può essere usata contro le plusvalenze dei quattro periodi d’imposta successivi (art. 68, comma 5, TUIR).
Con un broker estero (eToro, XTB, ActivTrades, FP Markets, Key To Markets, Naga, Plus500, Capital.com) sei in regime dichiarativo: il broker non trattiene nulla e il calcolo spetta a te. Alcuni broker con sede in Italia o con stabile organizzazione italiana offrono invece il regime amministrato, in cui l’intermediario fa da sostituto d’imposta e in dichiarazione non va indicato nulla.
CFD su azioni e su cripto: perché non si dichiarano come il sottostante
È l’errore più frequente nei report dei conti CFD: trattare il CFD come se fosse lo strumento che replica. Fiscalmente non lo è mai, e le conseguenze sono concrete.
| Strumento reale | CFD sullo stesso sottostante | |
|---|---|---|
| Azione estera | Plusvalenza nel quadro RT (lett. c-bis); dividendo nel quadro RM al 26% sul lordo frontiera, con ritenuta estera non recuperabile; costo LIFO; monitoraggio nel quadro RW come dossier titoli | Solo differenziali nel quadro RT (lett. c-quater); la rettifica che il broker accredita o addebita al distacco del dividendo è un differenziale, non un dividendo: niente quadro RM, niente ritenuta estera; nessun titolo in portafoglio |
| Cripto-attività (es. Bitcoin) | Regime delle cripto-attività (lett. c-sexies): sezione dedicata del quadro RT, paniere di minusvalenze separato, imposta sul valore delle cripto dello 0,2%, aliquota al 33% dal 2026 | Derivato su cripto: resta nella lett. c-quater (Circolare 30/E/2023), sezione ordinaria del quadro RT al 26%, compensabile con azioni e altri derivati; nessuna imposta sulle cripto-attività, perché non detieni cripto; il conto va nel quadro RW come conto trading |
| Valuta estera | Cessione di valuta (lett. c-ter), imponibile solo oltre la soglia di giacenza di 51.645,69 euro per sette giorni | Forex su CFD o a margine: differenziali ex lett. c-quater sempre imponibili, senza soglia (Risoluzione 102/E/2011) |
| ETF | Guadagni redditi di capitale (quadro RM), perdite redditi diversi (quadro RT): mai compensabili tra loro | Guadagni e perdite entrambi differenziali nel quadro RT, pienamente compensabili |
Il punto da ricordare è uno: con un CFD non possiedi nulla, quindi non ci sono dividendi, cedole, cripto in wallet o titoli da valutare. C’è un contratto che alla chiusura produce un numero, positivo o negativo, e quel numero va nel quadro RT.
Il conto CFD nel quadro RW
Un conto presso un broker CFD estero è un’attività finanziaria detenuta all’estero e va monitorato nel quadro RW (o W del 730), con l’IVAFE dello 0,2% (art. 4 DL 167/1990; art. 19, c. 20, DL 201/2011). Il valore da indicare segue i criteri dell’IVAFE: il valore di mercato al 31 dicembre o alla chiusura del rapporto (Circolare 38/E del 23 dicembre 2013). Per un conto CFD questo valore coincide con il patrimonio del conto comunicato dal broker: la liquidità depositata più il valore delle posizioni aperte (profitti e perdite non ancora realizzati). Nell’esempio di prima: valore iniziale 1.000 euro al momento del deposito, valore finale 1.500 euro con la posizione aperta in guadagno di 500.
Il CFD in sé non ha un valore nominale da indicare, perché alla partenza vale zero e alla chiusura vale il differenziale: per questo si monitora il conto nel suo insieme, con il codice del conto trading, e non ogni singolo contratto. I conti CFD presso broker con sede in un Paese black list (per esempio alcune entità extra-UE dello stesso gruppo) pagano l’IVAFE allo 0,4%.
Costi e rischi dei CFD
I CFD sono prodotti over the counter: non sono negoziati su un mercato regolamentato ma direttamente con il broker, che fissa i prezzi e le condizioni. I costi sono lo spread tra prezzo denaro e lettera, le eventuali commissioni per i CFD su azioni, il finanziamento overnight (swap) addebitato ogni notte sulle posizioni aperte, e le commissioni di cambio quando il conto è in una valuta diversa da quella del sottostante. Sui conti tenuti per settimane il finanziamento overnight può superare il guadagno della posizione.
I rischi sono quelli della leva: il margine iniziale permette di esporsi per un multiplo del capitale, ma una variazione contraria del sottostante può azzerare il margine e far scattare la margin call, cioè la richiesta di integrare il conto o la chiusura forzata delle posizioni. Dal 2018 l’ESMA limita la leva per i clienti retail (da 30:1 sulle valute principali a 2:1 sulle cripto) e impone la protezione dal saldo negativo, ma i broker stessi devono dichiarare che la grande maggioranza dei conti retail perde denaro. Sono strumenti speculativi, di breve periodo, più adatti a chi conosce il meccanismo che a chi inizia.
Hai un conto CFD presso un broker estero?
Ricostruiamo ogni contratto dal report del broker (differenziali, commissioni, overnight, cambi, rettifiche per dividendi), separiamo i CFD dagli strumenti reali quando il conto li contiene entrambi e calcoliamo il netto da dichiarare. Da oltre 13 anni elaboriamo i report di eToro, XTB, ActivTrades, FP Markets, Key To Markets e oltre cento altri broker: ricevi i facsimili dei quadri RT e RW (o T e W del 730) pronti per la dichiarazione.
Domande frequenti sulla tassazione dei CFD
Quanto si paga di tasse sui CFD?
Il 26% sul risultato netto dell’anno: somma dei differenziali positivi e negativi di tutti i contratti, al netto di commissioni e costi overnight, compensata con le altre plusvalenze e minusvalenze da trading (art. 67, c. 1, lett. c-quater, e art. 68 TUIR).
I CFD su azioni danno diritto ai dividendi?
No. Chi ha un CFD non possiede l’azione; il broker accredita (o addebita, se sei short) una rettifica pari al dividendo, che fiscalmente è un differenziale del contratto e va nel quadro RT, non un dividendo da dichiarare nel quadro RM.
Un CFD su Bitcoin si tassa come una criptovaluta?
No. Il CFD è un derivato con sottostante cripto e resta nella categoria dei contratti derivati (lett. c-quater), al 26% nella sezione ordinaria del quadro RT, compensabile con azioni e altri derivati. Il regime delle cripto-attività (paniere separato, imposta sul valore dello 0,2%, aliquota al 33% dal 2026) vale solo per le cripto detenute davvero (Circolare 30/E/2023).
Posso compensare le perdite sui CFD con le plusvalenze su azioni?
Sì. CFD, azioni, obbligazioni, ETC, opzioni e futures sono tutti redditi diversi della stessa categoria e si compensano tra loro nell’anno e nei quattro successivi. Non si compensano invece con dividendi e interessi (redditi di capitale) né con le plusvalenze da cripto-attività detenute.
Devo dichiarare il conto CFD nel quadro RW?
Sì, come attività finanziaria estera, con l’IVAFE dello 0,2% sul valore del conto (liquidità più posizioni aperte) al 31 dicembre, anche se nell’anno non hai realizzato guadagni.
Le commissioni e i costi overnight si deducono?
Sì: l’art. 68, comma 8, TUIR include nel reddito di ciascun contratto gli altri proventi e oneri sostenuti in relazione al rapporto, quindi commissioni, spread e finanziamento overnight riducono il risultato imponibile.
Il broker estero mi trattiene le tasse?
No, salvo che operi in regime amministrato tramite una sede italiana. Con eToro, XTB, FP Markets e gli altri broker esteri sei in regime dichiarativo: calcolo e versamento con F24, codice tributo 1100, spettano a te.
Riferimenti normativi e di prassi
- Art. 67, comma 1, lett. c-quater), TUIR (redditi da contratti derivati e a termine); art. 68, commi 5 e 8, TUIR (somma algebrica dei differenziali, oneri inerenti, riporto delle minusvalenze)
- Art. 3 DL 66/2014 (imposta sostitutiva del 26%); art. 5 D.Lgs. 461/1997 (regime dichiarativo)
- Risoluzione n. 102/E del 25 ottobre 2011 (forex e contratti per differenza come redditi ex lett. c-quater); Circolare n. 30/E del 27 ottobre 2023 (derivati su cripto-attività esclusi dal regime della lett. c-sexies)
- Art. 4 DL 167/1990 e Circolare n. 38/E del 23 dicembre 2013 (quadro RW e valorizzazione delle attività finanziarie); art. 19, comma 20, DL 201/2011 (IVAFE)
- ESMA, Investor warning on CFDs (2013) e misure di intervento sui CFD per i clienti retail (2018)
- Istruzioni al Modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2, quadri RT e RW
Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale in Tasse Trading dal 2024 e responsabile delle elaborazioni (oltre 1.000 conti trading esteri elaborati). Aggiornato: 5 ottobre 2026, modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025).
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative, sono aggiornate alla data indicata e possono essere superate da modifiche normative o di prassi. Non costituiscono consulenza fiscale né finanziaria: l’applicazione al caso concreto dipende dalla situazione di ciascun contribuente e va verificata con un professionista abilitato. Tasse Trading non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni qui riportate.
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