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In breve: la certificazione valutaria è il documento con cui una banca italiana, come Fineco, Banca Sella o Banca Generali, elenca i cambi e i prelievi dal tuo conto multivaluta. Anche in regime amministrato la banca non tassa le valute: se ricevi la certificazione hai già superato la soglia di 51.645,69 euro con quella sola banca, e nel quadro RT (o T) devi dichiarare plusvalenze e minusvalenze valutarie di tutti i tuoi conti in valuta, non solo di quello.

Il regime amministrato copre azioni, ETF e obbligazioni, ma non il conto in valuta. Se hai scelto il regime dichiarativo, invece, per le valute non cambia nulla: le dichiari comunque tu. Lo spiega il team di Tasse Trading che dal 2011 elabora i report dei broker esteri per investitori italiani e consegna i facsimili dei quadri RM, RT, RL e RW del Modello Redditi (o M, T, D e W del 730).

Perché la banca non tassa le valute nemmeno in regime amministrato

Nel regime amministrato la banca fa da sostituto d’imposta e trattiene il 26% su ogni plusvalenza, ma la legge esclude espressamente le cessioni e i prelievi di valute estere da depositi e conti correnti (art. 6, comma 1, D.Lgs. 461/1997; Risoluzione n. 23/E del 2012). La ragione è pratica: le plusvalenze sulle valute sono tassate solo se la giacenza in valuta di tutti i tuoi conti, presso qualsiasi intermediario, supera 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi continui, calcolata al cambio di inizio anno (art. 67, comma 1, lett. c-ter e comma 1-ter, TUIR; Risposta n. 204/2023).

La banca vede solo il conto che hai presso di lei, quindi non può applicare l’imposta al posto tuo. Quando però la giacenza in valuta su quel conto supera da sola la soglia, ti rilascia la certificazione delle operazioni che possono aver generato un reddito, come prevede l’art. 10 del D.Lgs. 461/1997. Trovi le regole complete nella guida sulle regole di tassazione delle valute estere.

Cosa contiene la certificazione valutaria

La certificazione elenca, per ogni conto multivaluta, le operazioni che contano ai fini fiscali: i cambi da valuta a euro, i prelievi e la giacenza a fine periodo, con data, importo in valuta e controvalore in euro. La colonna con la percentuale indica la tua quota di intestazione, utile se il conto è cointestato. Ricorda che per il fisco anche il semplice prelievo della valuta dal conto vale come cessione (art. 67, comma 1-ter, TUIR).

Esempio di certificazione valutaria Fineco con cambi valuta, prelievi e giacenze del conto multivaluta

Esempio di certificazione valutaria rilasciata da Fineco, con i dati personali oscurati.

Il punto chiave è questo: se lo ricevi, hai già superato la soglia con la sola banca che te lo invia. La condizione per tassare le valute è quindi verificata per tutto l’anno, e nel quadro RT (o T) vanno le plusvalenze e le minusvalenze valutarie non solo di quella banca, ma di tutti gli altri rapporti in cui hai usato liquidità in valuta estera: altri conti italiani, broker esteri, conti multivaluta online. Il documento invece non calcola l’imposta.

Certificazione valutaria: quando devi dichiarare

Se hai ricevuto la certificazione, devi dichiarare: plusvalenze e minusvalenze valutarie di tutti i tuoi conti in valuta vanno nel quadro RT (o T), con l’imposta sostitutiva del 26% (art. 5, comma 2, D.Lgs. 461/1997). Attenzione però al caso opposto: non ricevere la lettera non significa poter stare tranquilli. La banca ti scrive solo se superi la soglia presso di lei, ma per il fisco conta la giacenza sommata di tutti i conti in cui hai liquidità in valuta estera, compresi broker e banche estere (Risposta n. 204/2023). Se insieme superano 51.645,69 euro per almeno sette giorni lavorativi continui, devi dichiarare anche senza aver ricevuto nulla. Solo se la soglia non è stata superata, sulle valute non c’è niente da dichiarare. Per capire come si fa la verifica in pratica, guarda gli esempi pratici di superamento della soglia.

Se in banca hai anche perdite su titoli, puoi usarle in dichiarazione solo quando la banca le certifica, per esempio alla chiusura del rapporto (art. 6, comma 5, D.Lgs. 461/1997): ne parliamo nell’articolo su come recuperare in dichiarazione le minusvalenze del regime amministrato. Per le modalità di compilazione rimandiamo alle istruzioni del modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2.

Tasse Trading si occupa proprio di questo.

Dal 2011 elaboriamo i report dei broker esteri e delle banche italiane per investitori e trader: verifichiamo la soglia sommando tutti i tuoi conti in valuta, calcoliamo plusvalenze e minusvalenze valutarie con il metodo LIFO e ti consegniamo il facsimile del quadro RT pronto per la dichiarazione (o T del 730). Seleziona il tuo broker per un preventivo gratuito.

Riferimenti normativi

  • Art. 67, comma 1, lett. c-ter e comma 1-ter, TUIR (plusvalenze da valute estere, soglia di 51.645,69 euro, prelievo equiparato a cessione)
  • Art. 5, comma 2, D.Lgs. 461/1997 (imposta sostitutiva del 26%)
  • Art. 6, commi 1 e 5, D.Lgs. 461/1997 (risparmio amministrato, esclusione delle valute, certificazione delle minusvalenze)
  • Art. 10 D.Lgs. 461/1997 (certificazione delle operazioni da parte degli intermediari)
  • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 23/E dell’8 marzo 2012 (valute escluse dal risparmio amministrato)
  • Risposta a interpello Agenzia delle Entrate n. 204 del 7 febbraio 2023 (giacenza su più conti e intermediari)
  • Istruzioni al modello Redditi PF 2026, Fascicolo 2 (Quadro RT)

Autore: Gabriele Orsillo, specialista fiscale in Tasse Trading dal 2024 e responsabile delle elaborazioni (oltre 1.000 conti trading esteri elaborati). Aggiornato: 29 ottobre 2026, modello Redditi PF 2026 (anno d’imposta 2025).

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative, sono aggiornate alla data indicata e possono essere superate da modifiche normative o di prassi. Non costituiscono consulenza fiscale: l’applicazione al caso concreto dipende dalla situazione di ciascun contribuente e va verificata con un professionista abilitato. Tasse Trading non si assume alcuna responsabilità per l’uso delle informazioni qui riportate.

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