Che cos’è eToro Wallet?

Marzo 16, 2021

eToro Wallet è un mezzo per conservare i criptoasset, creato dal broker eToro. Con eToro Wallet è possibile:

1. Trasferire i criptoasset dal conto trading eToro a eToro Wallet

2. Ricevere e inviare criptoasset da e verso altri wallet

3. Convertire criptoasset in altri criptoasset

 

Trasferire i criptoasset dal conto eToro a eToro Wallet

Per svolgere questa azione è necessario che le posizioni sui criptoasset abbiano determinate caratteristiche:

  • essere in long
  • non essere a leva
  • supportare criptovalute reali, quindi non CFD
  • non essere transazioni a margine
  • essere criptovalute inserite nell’elenco della pagina commissioni alla voce Commissioni di trasferimento delle criptovalute di eToro

Inoltre, l’importo investito della posizione che desideri trasferire non deve superare l’importo totale dei depositi ammissibili eseguiti. Per fare un esempio: se hai eseguito due depositi rispettivamente di 200$ e 1000$ e hai aperto una posizione in un criptoasset di 1200$ che poi è scesa di valore a 800$, allora puoi trasferire la posizione perché il valore attuale è inferiore all’importo depositato. 

I trasferimenti di criptoasset del valore di un qualsiasi deposito effettuato tramite bonifico bancario, Neteller, Skrill, Rapid Transfer o Local Online Banking possono avvenire in qualsiasi momento e impiegano all’incirca un giorno per venire elaborati da eToro. I trasferimenti del valore di eventuali depositi effettuati tramite carta di credito, PayPal o Klarna/Sofort invece, necessitano che siano trascorsi alcuni giorni dal primo deposito. Quest’ultimo dipende dal livello eToro club dell’utente. 

Il trasferimento di criptoasset da eToro a eToro Wallet è disponibile per tutti gli utenti dei Paesi idonei. L’elenco aggiornato dei paesi idonei è disponibile nella sezione cripto della pagina commissioni alla voce Commissioni di trasferimento delle criptovalute.

Per eseguire il trasferimento bisogna visualizzare la finestra Modifica Transazione nel Portafoglio. Alla voce investito gli utenti che ne hanno i requisiti hanno un’opzione per il trasferimento.

etoro wallet

Ricevere e inviare criptoasset da e verso altri wallet

Per inviare criptovalute dal proprio eToro Wallet a un altro portafoglio digitale esterno è necessario eseguire una serie di passaggi:

  • Accedere all’account del proprio wallet tramite un dispositivo mobile
  • Andare nella scheda saldo e toccare il tipo di criptovaluta che si vuole inviare
  • Cliccare su invia, selezionando l’importo da inviare e inserendo l’indirizzo pubblico del destinatario (è possibile anche utilizzare il QR code)
  • Una volta inviato, un SMS con un codice di sicurezza verrà mandato al proprio numero di telefono, è necessario inserire il codice e premere verifica.

Una volta eseguiti questi passaggi la richiesta di invio viene ricevuta. Si può controllare lo stato della propria richiesta di invio andando su Transazioni. 

Al contrario, per ricevere criptovalute da un altro portafoglio digitale al proprio eToro wallet, bisognerà:

  • Accedere ugualmente al proprio account eToro Wallet tramite dispositivo mobile
  • Andare su saldo e selezionare la criptovaluta che si desidera ricevere
  • Selezionare ricevi. 

Una volta fatto, potrai visualizzare il tuo indirizzo pubblico (la validità dell’indirizzo può essere verificata online cercandolo nell’explorer blockchain pertinente) che dovrai condividere con il mittente. Potrai copiarlo cliccando su copia.

Per conoscere il prezzo delle commissioni sull’invio e sulla ricezione di criptovalute da e verso altri portafogli digitali esterni è necessario andare sulla pagina Commissioni wallet alla voce Send/Receive transaction fees (Commissioni invio/ricezione transazione).

Convertire criptoasset in altri criptoasset

Per convertire criptoasset in altri criptoasset è sempre necessario accedere al proprio Wallet attraverso un dispositivo mobile. Una volta fatto, bisogna seguire alcuni passaggi: 

  • Andare nella zona Saldo e scegliere la criptovaluta che si desidera convertire
  • Cliccare su Converti, selezionando l’importo e la criptovaluta che si desidera ricevere
  • Completare l’operazione cliccando nuovamente su Converti.

Le criptovalute convertibili sono solo le criptovalute supportate dall’eToro Wallet.  

Anche la conversione è soggetta a delle commissioni, per conoscerle si può visitare la pagina Commissioni Wallet alla voce Crypto-to-Crypto conversion fees (Commissioni conversione da Crypto a Crypto).

Oltre a risiedere in un Paese idoneo, per poter utilizzare eToro Wallet è necessario aver verificato completamente il proprio account di trading eToro compreso aver verificato il proprio numero di telefono. 

eToro Wallet è protetto con multi-firma e con apprendimento automatico di comportamento analitico.

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Cosa sono i futures?

Marzo 11, 2021

I futures (o future contracts) sono degli strumenti derivati, basati su contratti a termine standardizzati per essere facilmente negoziati nelle borse. Stabiliscono l’impegno a un acquisto futuro a un prezzo prefissato.

futures

Cosa sono i contratti a termine?

Un contratto a termine è un particolare contratto stipulato tra due contraenti che può avere come oggetto merci o attività finanziarie. Stabilisce l’impegno, da parte dell’acquirente, ad acquistare l’oggetto del contratto in una determinata data futura a un determinato prezzo prefissato.

Questo viene fatto per evitare il rischio di un’eventuale volatilità del prezzo di mercato della merce o dell’attività finanziaria sottostante. 

I futures, essendo contratti a termine standardizzati negoziati nelle borse, consentono di semplificare questa procedura facendo evitare ai contraenti di doversi accordare fra di loro e di potersi rivolgere ai mercati specializzati in cui vengono negoziati i futures.

Come anticipato in precedenza, possono impegnare l’acquisto sia di attività reali, come le commodities (oro, petrolio, metalli, grano o altri beni simili), sia di attività finanziarie (financial futures), ma anche di coppie di valute (currency futures) o di indici borsistici.

L’acquisto di un contratto future corrisponde a un’aspettativa di rialzo del prezzo dell’attività sottostante, mentre la vendita corrisponde a un’aspettativa di ribasso dello stesso. 

I contratti futures sono, come già detto, standardizzati, ogni elemento del contratto è definito e i contraenti non possono modificarlo.

Come vengono utilizzati?

I futures nacquero come strumenti di copertura (hedging). Essi possono essere utilizzati per coprire una determinata posizione su un bene, come ad esempio una materia prima. Questi strumenti possono essere utilizzati da banche, fondi di investimento, ma anche aziende, interessate a coprire le materie prime con le quali lavorano. Un’azienda petrolifera che ha acquistato un certo numero di barili di petrolio, ad esempio, potrebbe vendere dei contratti futures sul petrolio, in modo da tutelarsi da eventuali ribassi del prezzo del bene.

Anche se nascono a fini di copertura però, oramai sono largamente utilizzati per scopi speculativi. Essi permettono di speculare su materie prime, valute, ma anche su altri strumenti finanziari come gli indici azionari. Inoltre, permettono l’utilizzo della leva finanziaria e sono negoziati su mercati altamente liquidi.  

Come si estingue un contratto future?

Un contratto future può estinguersi in due modi:

  • il primo è l’adempimento del contratto, cioè con la consegna della merce e il pagamento al prezzo prefissato;
  • il secondo è la liquidazione prima della scadenza, cioè stipulando un contratto di segno opposto a quello da cancellare (di vendita se il contratto da cancellare è di acquisto e viceversa).

Nella maggioranza dei casi infatti, i contratti futures sulle commodities sono speculativi e si chiudono prima della scadenza proprio con un contratto di segno opposto e ,spesso, vengono effettuati in tempi brevissimi. Solo meno del 2% delle commodities negoziate sulle borse vengono effettivamente consegnate. 

Chi interviene nel mercato dei futures?

Le transazioni dei contratti futures vengono mediate da degli organismi chiamati Clearing Houses (Stanze di Compensazione). Queste assicurano la solvibilità dei contraenti, eliminando il rischio di controparte e consentendo la chiusura anticipata delle posizioni attraverso i già citati contratti di segno opposto, aumentando così la liquidità degli scambi. Le Clearing Houses utilizzano il sistema Mark-to-Market. Quest’ultimo consiste nel calcolare giornalmente, in funzione dei prezzi correnti di mercato, il profitto e la perdita sul contratto future che poi verranno compensati dalle Clearing Houses stesse.

La Cassa di Compensazione e Garanzia svolge il ruolo di Clearing House nei mercati derivati italiani regolamentati (IDEM). Essa è l’unica garante in Italia del buon esito dei contratti futures.

Come funzionano i currency futures?

I currency futures sono contratti che obbligano a scambiare una determinata valuta con un’altra in una determinata data futura, ma al tasso di cambio fissato alla data di contrattazione. Proprio come i futures sulle commodities, possono essere usati per coprirsi (hedging) dai rischi legati alle fluttuazioni dei tassi di cambio oppure per la speculazione. 

I futures sugli indici azionari sono importanti? Tenerli d’occhio può rivelarsi utile per conoscere l’opinione generale degli operatori sui mercati (il cosiddetto sentiment di mercato).

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Differenza tra speculazione e investimento

Marzo 11, 2021

La differenza tra speculazione e investimento può essere certamente riassunta dalla storica frase dell’economista Benjamin Graham, padre del value investing: <<Un’operazione di investimento è quella che, attraverso un’analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale e un rendimento adeguato. Tutte le operazioni che non soddisfano tali requisiti sono speculative>>.

Per Graham infatti, e possiamo dire in generale per chi utilizza l’approccio del value investing, l’investitore, proprietario di azioni, deve sempre vedersi come comproprietario delle società delle quali detiene le azioniGuardando soprattutto al valore intrinseco della società stessa, analizzando il suo fatturato, i suoi rapporti aziendali, la concorrenza e ad altri fattori chiave, senza focalizzarsi troppo sulle fluttuazioni dei prezzi delle azioni nel breve periodo.

 

Il tempo

L’ultima considerazione ci porta alla prima grande differenza tra speculazione e investimento, ovvero il fattore tempo. Solitamente, quando si investe si ha sempre un’ottica di lungo periodo, conservando determinati asset in portafoglio per lungo tempo, a volte anche per tutta la vita. L’investimento si basa sul principio, quindi, che le persone rinunciano a un consumo della loro ricchezza oggi”, per poter aver un guadagno domani”. Lo speculatore invece, lo fa nella speranza di avere un guadagno proprio dalle fluttuazioni di prezzo di un’attività finanziaria nel breve periodo (che può essere sei mesi, un anno, ma spesso anche un giorno o qualche ora, come nel trading intraday).

Il rischio

Un’altra grande differenza la troviamo nell’approccio al rischio e, come già accennato, con le fluttuazioni di mercato. L’investitore, attraverso un portafoglio ben diversificato, mitiga il rischio e fa in modo che le fluttuazioni di breve periodo non intacchino la sua strategia di lungo periodo adottata prima di investire. Speculare invece etimologicamente significa “vedere lontano” o “vendere prima”, cioè anticipare gli eventi futuri. Chi specula vuole conseguire guadagni in un periodo di tempo ristretto attraverso il market timing, cioè il momento giusto per entrare o uscire dal mercato o da un singolo titolo. Lo speculatore cerca di prevedere il prezzo del mercato o di un singolo titolo nel breve periodo, e di conseguenza di avere un guadagno sulla differenza di prezzo tra l’acquisto e la vendita (o viceversa), spesso utilizzando strumenti come la vendita allo scoperto o la leva finanziaria. Tutte queste caratteristiche si riflettono sul rischio della speculazione rendendolo di norma più elevato rispetto a quello dell’investimento, anche perché gli speculatori generalmente operano su singoli titoli, senza una particolare diversificazione del portafoglio.

La speculazione è sempre negativa? 

Non bisogna quindi confondere la speculazione con l’investimento, come spesso avviene soprattutto da chi è entrato da poco nei mercati finanziari. Bisogna poi sottolineare che la speculazione non è qualcosa di negativo di per sé. La speculazione, anche giornaliera, dei titoli finanziari dà liquidità ai mercati, consentendo agli operatori di poter sempre vendere o comprare i titoli. Generalmente anche a chi investe è consigliato di allocare una piccola percentuale del proprio portafoglio nella speculazione di singoli titoli, o comunque in investimenti poco diversificati e con un’ottica più di breve periodo rispetto al resto del portafoglio. Questo tenendo presente che bisogna sempre valutare la propria propensione al rischio. 

Cos’è la propensione al rischio?

La propensione al rischio è la capacità di sopportare il rischio di un’operazione. E’ composta dalla capacità di rischio e dalla tolleranza al rischio. 

La prima è la capacità dell’investitore di far fronte alle perdite in termini patrimoniali: chi opera nei mercati finanziari e ha un’alta capacità di rischio può fronteggiare anche alte perdite, senza che ne risenta grandemente il suo stile di vita o in generale il suo patrimonio. La seconda invece, non è qualcosa di quantificabile in modo oggettivo, poiché si tratta della capacità psicologica di saper gestire le perdite a livello emotivo. 

Capacità di rischio e tolleranza al rischio non vanno quindi confuse. Un investitore può avere un’alta capacità di rischio e una bassa tolleranza al rischio e viceversa. Conoscerle entrambe è fondamentale sia per investire che per speculare.

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Cosa sono i CFD?

Marzo 1, 2021

Che cos’è un CFD?

I CFD (acronimo di Contracts For Difference, cioè contratti per differenza) sono degli strumenti finanziari derivati, il cui prezzo deriva dal valore di altre tipologie di strumenti, che possono essere azioni, valute, metalli preziosi o altro, detti sottostanti.

Sono scommesse sull’andamento di un’attività finanziaria. Essi copiano l’andamento dei sottostanti e pertanto, vengono utilizzati da venditori e acquirenti per scambiare denaro, in alternativa allo scambio fisico delle attività finanziarie sottostanti stesse.  In questo modo, questi contratti permettono di fare trading su azioni, forex, indici e materie prime senza bisogno di dover realmente comprare o vendere le attività stesse, o investire il capitale necessario per l’acquisto del sottostante.
Acquistare un CFD non comporta l’esborso di denaro, ma è un contratto che impegna l’acquirente a pagare o a riscuotere alla scadenza del contratto stesso, un differenziale attivo o passivo legato al valore del sottostante.

Come si considerano a livello fiscale?

Per comodità i CFD  hanno un prezzo quotato pari al valore del sottostante, ma il valore di mercato o valore patrimoniale del contratto è inizialmente zero, perché il contratto prevede un payout del differenziale ovvero: [Prezzo del sottostante alla chiusura – Prezzo del sottostante all’apertura].

Secondo la European Securities and Markets Authority un CFD:

“è un accordo tra acquirente e venditore finalizzato a scambiare la differenza tra il valore attuale di un determinato bene e il valore del bene al momento della conclusione del contratto”.
(Cfr European Securities and Markets Authority )

Per “acquistare” (o meglio, aprire, dato che non c’è una uscita finanziaria) una posizione CFD: è necessario avere sul conto una somma a titolo di garanzia (il margine), che potrebbe essere tra il 10% e il 20% del valore del sottostante .

Come riporta Borsa Italiana:

“con l’acquisto del CFD inoltre non si ottiene la proprietà del sottostante ma si crea una posizione sintetica che replica l’andamento del sottostante stesso che può essere rappresentato da azioni, indici, valute e commodities“.
(Cfr: Borsa Italiana, CFD: Contract for Difference)


Esempio:

Deposito: 1.000 EUR 

Con questo deposito si può aprire una posizione CFD su una azione XYZ che replica l'andamento di 1 titolo del prezzo di EUR 5.000 ciascuno.
A questo punto il valore del conto è sempre EUR 1.000 (EUR 1.000 del deposito e EUR zero il valore del CFD). 

Dopo 20 giorni, il titolo XYZ è salito del 10%. Il sottostante del CFD di XYZ vale quindi EUR 1.100, 
e il valore patrimoniale del conto è salito a EUR 1.500 (EUR 1.000 del deposito e EUR 500 il valore teorico del CFD).
In effetti se il cliente chiudesse il contratto riceverebbe EUR 500.

RENDIMENTO = [PREZZO SOTTOSTANTE ALLA CHIUSURA - PREZZO SOTTOSTANTE ALL'APERTURA]

RENDIMENTO = [5.500 - 5.000] = 500 EUR

Come si compila il quadro RW?

Al fine di semplificare gli adempimenti dei contribuenti, a partire dal 2013, la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 38/2013 precisa che sarà sufficiente compilare un unico quadro della dichiarazione dei redditi per assolvere sia gli obblighi di monitoraggio sia di liquidazione dell’imposta IVAFE.

VALORIZZAZIONE DEGLI INVESTIMENTI E DELLE ATTIVITA’ DI NATURA FINANZIARIA
…Per l’individuazione del valore dei prodotti finanziari devono essere adottati gli stessi criteri validi ai fini dell’IVAFE. pertanto, il valore è pari al valore di quotazione rilevato al 31 dicembre o al termine del periodo di detenzione. per i titoli non negoziati in mercati regolamentati e, comunque, nei casi in cui i prodotti finanziari quotate siano state escluse dalla negoziazione si deve far riferimento al valore nominale o, in mancanza, al valore di rimborso, anche se rideterminato ufficialmente…”
(Cfr -Istruzioni per la compilazione Redditi PF 2022 – Fasciolo 2 – pag.46)

Qual’è il valore nominale di un CFD?

Partiamo dalla definizione del valore nominale. Il valore nominale, o valore facciale, face value:

il valore nominale, o facciale, è indicato sul titolo stesso o nei documenti di emissione

 

Borsa Italiana definisce così il valore nominale:

“Per le azioni è la frazione di capitale sociale rappresentata da un’azione. Per le obbligazioni è l’importo su cui si calcolano gli interessi.
Il valore nominale rimane invariato nel tempo e non è influenzato dalla situazione patrimoniale dell’emittente.
Nel caso delle azioni può essere modificato solo mediante una delibera di modifica dell’atto costitutivo con conseguente frazionamento o raggruppamento di azioni.
Il valore nominale non coincide necessariamente né con il valore di emissione, né con il valore di mercato del titolo.”

(Cfr –valore nominale, BorsaItaliana).

 

Borsa Italiana definisce il valore nominale per azioni e obbligazioni, ma non per contratti derivati. E’ però utile leggere che il valore nominale rimane invariato nel tempo: non può quindi essere il valore di mercato.

Se il valore nominale dell’azione è quello facciale, rappresentato dal capitale sociale diviso per il numero di azioni, quale potrà essere il valore nominale del CFD sull’azione? Il valore nominale del CFD potrebbe assumere lo stesso valore nominale del suo sottostante? Questa ipotesi riscontra un problema nel caso di operazioni short (vendita allo scoperto), quando l’investitore scommette al ribasso. In questo caso, seguendo la logica del valore ereditato dall’azione, il CFD dovrebbe assumere un valore nominale negativo!
E se il CFD, per le sue caratteristiche (assenza di flussi di cassa iniziali), non avesse un valore nominale?

L’Organismo Italiano di Contabilità chiarisce la definizione per i derivati:

“Uno strumento finanziario derivato presenta solitamente un valore nominale (un importo in valuta, un numero di azioni, un numero di unità di peso o di volume o altre unità specificate nel contratto).
L’interazione del valore nominale e della variabile sottostante concorre a determinare l’ammontare del regolamento dello strumento finanziario derivato. Alternativamente, uno strumento finanziario derivato potrebbe richiedere un pagamento fisso o il pagamento di un importo che può variare (ma non proporzionalmente alla variazione dello strumento sottostante) come risultato di un evento futuro che non è collegato ad un importo nominale. È anche possibile il caso di strumenti finanziari derivati che non abbiano né il valore nominale né la previsione di pagamento. È l’esempio di uno strumento derivato finanziario in cui le parti concordano di fissare il tasso di cambio di una valuta rispetto ad un’altra e in cui l’ammontare di valuta da convertire è legato ai volumi di vendita della società. In questo caso sono presenti due variabili sottostanti una finanziaria (tasso di cambio) e una non finanziaria (volume delle vendite). “

(Cfr –Organismo Italiano di Contabilità: Principi Contabili. Strumenti finanziari derivati. Pag.32 Appendice A, A.2.).

 

Il valore nominale per i derivati è quindi la parte non variabile (“un numero di azioni, un numero di unità“), che moltiplicato per la variabile sottostante concorre a determinare l’ammontare del regolamento.
L’OIC approfondisce, esplicitando che per alcuni derivati non ci è nessun valore nominale:  “È anche possibile il caso di strumenti finanziari derivati che non abbiano né il valore nominale né la previsione di pagamento“. L’esempio fatto per un currency swap è analogo al nostro contratto CFD in quanto non c’è nessun pagamento iniziale e il pagamento finale sarà il risultato della differenza tra due prezzi.

 

Nei contratti CFD il valore teorico è determinato dalla formula [NUMERO DI CONTRATTI x (PREZZO SOTTOSTANTE ALLA CHIUSURA – PREZZO SOTTOSTANTE ALL’APERTURA)].
Abbiamo definito che all’apertura del contratto il valore nominale è sempre zero, e alla chiusura del contratto il valore teorico, o economico è uguale al differenziale di prezzo realizzato dall’investitore (guadagno o perdita).

Essendoci un regolamento in contanti alla scadenza del contratto CFD, possiamo quindi utilizzare la giacenza della liquidità del conto per determinare gli importi da inserire in quadro RW.

Dall’esempio sopra riportato si inserisce come valore iniziale il primo deposito in EURO pari a 1.000 (colonna 7) e 1.500 come valore finale (cash 1000 + plusvalenza 500) – colonna 8.

cfd

Come vengono usati i CFD?

Lo scambio di denaro avviene sulla base della variazione di prezzo dell’attività sottostante, nel lasso di tempo che va dall’apertura della posizione alla sua chiusura. La correlazione tra il prezzo del sottostante e quello del derivato può essere sia positiva che negativa in base a ciò che viene prestabilito. Generalmente, quando il prezzo del sottostante aumenta, aumenta anche quello del derivato e la parte acquirente realizza un guadagno e il venditore una perdita, viceversa quando il prezzo del sottostante diminuisce, diminuisce anche quello del derivato e il venditore realizza un guadagno e l’acquirente una perdita. 

I CFD possono essere usati insieme alla leva finanziaria, moltiplicando così la variazione e di conseguenza, i profitti o le perdite. Inoltre, possono essere utilizzati sia in posizioni long, traendo vantaggio dal rialzo del sottostante, sia in posizioni short, traendo vantaggio dal ribasso del sottostante, e si possono accompagnare anche a una strategia di stop loss o take profit.

Quali sono i costi dei CFD?

I CFD presentano una struttura e dei costi diversi rispetto agli altri strumenti finanziari: sono quotidiani e applicati di solito a un tasso d’interesse precedentemente accordato. Non ci sono contratti standard per i CFD e ogni società può determinare i suoi anche se tutti tendono ad avere alcuni punti in comune. I contratti per differenza sono prodotti over the counter, ovvero scambiati su mercati non regolamentati, in cui la negoziazione si svolge al di fuori dei circuiti borsistici ufficiali. Solitamente sono gestiti da broker o intermediari finanziari conosciuti come gestori di CFD. 

Chi investe in CFD deve rispettare un certo tasso di margine iniziale. Questo permette di ottenere un’esposizione totale sui mercati senza aver bisogno di investire tutto il capitale che servirebbe normalmente, ma solo una frazione di esso. Questo può amplificare sia i profitti sia le perdite. In aggiunta, nelle posizioni caratterizzate da leva finanziaria, i casi di ribasso possono esporre il compratore a una richiesta di integrazione (margin call), ovvero una misura utilizzata per evitare che il conto di trading vada in rosso, che può comportare la chiusura di una o più posizioni sul conto nel caso in cui siano totalmente in perdita. Oltre al margine iniziale, il trader deve sottostare anche al margine variabile che rappresenta un costo applicato in base ai prezzi di mercato, quando l’andamento si muove in maniera contraria agli interessi del trader, ma viceversa un guadagno, quando l’andamento si muove in maniera analoga alle sue previsioni.

I CFD sono strumenti speculativi?

In conclusione, i CFD sono sicuramente uno strumento più speculativo che d’investimento, spesso usati da investitori alle prime armi, anche se in realtà sarebbe meglio fossero utilizzati più dai professionisti che dai principianti, essendo strumenti altamente complessi, per via della struttura dei contratti, e a elevata rischiosità. Bisogna sempre tenere a mente, quando si investe in CFD, che non si possiede in realtà lo strumento, azione o altro che sia, sottostante. Inoltre, sono sicuramente più opportuni nel breve periodo rispetto al lungo periodo, visto anche che spesso sono associati ad ulteriori costi quando vengono mantenuti per più di un giorno.

 

Centro Studi Fiscali Tasse Trading

Aggiornato il 02 febbraio 2022

 

 

 

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Cos’è lo stop loss?

Febbraio 25, 2021

Lo stop loss (in italiano stop alla perdita) è una strategia di gestione del rischio che consente, nel caso in cui l’andamento dei mercati andasse in una direzione contraria alle nostre aspettative, di chiudere la nostra posizione e limitare le perdite.

stop loss

Come si esegue?

Per eseguire lo stop loss, il trader può agire in due direzioni: quella manuale, cioè seguendo lui stesso costantemente l’andamento di mercato e avviando la compravendita non appena il mercato raggiunge un certo prezzo, oppure quella automatica, cioè avvisando anticipatamente il broker di chiudere in automatico la posizione quando il mercato raggiunge un certo prezzo prefissato.

Il prezzo deve comunque essere deciso in anticipo, in questo modo il trader decide prima di operare la quantità massima di capitale che è disposto a mettere a rischio in una singola operazione. 

Può essere utilizzato sia in posizioni long (decidendo di chiudere l’operazione vendendo a un determinato prezzo prefissato), sia in posizioni short (decidendo di chiudere l’operazione comprando a un determinato prezzo prefissato).

È difficile attuarlo?

Da un punto di vista psicologico, è spesso di difficile attuazione. Infatti, molte volte si è tentati di non uscire dal mercato nonostante le perdite. Questo perché uscire dal mercato, e di conseguenza accettare le perdite, viene vista come una “sconfitta” da parte dell’operatore, che spera invece che l’andamento a lui sfavorevole sia solo temporaneo. 

Utilizzare lo stop loss, quindi, può rivelarsi molto utile per limitare i rischi e fare in modo che il danno, generato dalle perdite, non diventi irrecuperabile. Chiudere in perdita infatti, può rivelarsi favorevole per l’investitore, non solo come si è detto per limitare il danno, ma anche per generare delle minusvalenze che potranno essere utilizzate in futuro per compensare la tassazione di eventuali plusvalenze. È anche vero, però, che può rivelarsi controproducente quando, nel lungo periodo, l’andamento del mercato ritorna favorevole per l’operatore che ormai, però, è uscito dal mercato proprio a causa dello stop loss. 

I mercati salgono e scendono, e poiché nessuno può prevedere con certezza il futuro, non si può sapere con altrettanta certezza se un giorno l’operatore che utilizza lo stop loss potrebbe recuperare le sue perdite o addirittura realizzare dei guadagni. Per questo, è una tecnica più utile nel breve periodo (soprattutto nel trading intraday) che nel lungo periodo dove invece è più conveniente rimanere nel mercato che tende a crescere (soprattutto se investiamo in maniera diversificata e in strumenti come ETF). 

Che cos’è il trailing stop loss?

La strategia viene di solito utilizzata attraverso quello che viene definito trailing stop loss.

I trailing stop loss sono simili ai tradizionali ordini stop loss, ma anziché chiudere la posizione a un determinato prezzo specifico, la chiude al di sotto di una specifica distanza percentuale rispetto al prezzo massimo (o minimo).

Esempio

Un trailing stop loss al 5% vuol dire che la tua posizione verrà mantenuta sul mercato finché questo non perde il 5% dall’ultimo prezzo massimo (o minimo) raggiunto. Perciò, se comprassi un’azione a 100 euro con un trailing stop loss al 5%, imporresti la regola di vendere se il prezzo scendesse sotto i 95 euro, ovvero se perdesse il 5% del valore. Operando in short, al contrario, se vendessi un’azione a 100 euro con un trailing stop loss al 5%, imporresti la regola di comprare se il prezzo salisse oltre i 105 euro, ovvero se guadagnasse il 5% del valore.

Tuttavia, se il prezzo dell’azione sale, nelle posizioni long, o scende, nelle posizioni short, lo stop loss cambia (sale o scende con esso). Quindi, se il prezzo dell’azione salisse a 120 euro, in una posizione long, allora il prezzo dello stop loss diverrebbe 114 euro, mentre in una posizione short, se il prezzo scendesse a 90 euro, allora il prezzo dello stop loss diverrebbe 94,50 euro. Questo appunto perché il trailing stop loss non segue un determinato prezzo prestabilito, ma una determinata percentuale rispetto al prezzo massimo (o minimo). Così facendo la perdita non potrà mai raggiungere un valore più alto rispetto al valore percentuale stabilito e il rischio rimarrà calcolato. Grazie a questa strategia, l’operatore sa in anticipo quanto sta rischiando.

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