Laura Nessun commento

Come funziona la tassazione dei dividendi esteri?

Il dividendo altro non è che quella parte dell’utile di una società che può essere distribuito ai suoi azionisti alla fine di ogni esercizio. L’Assemblea Ordinaria dei soci annualmente ha l’obbligo di approvare il bilancio e deve definire le eventuali modalità, i tempi e la quantità di utili da distribuire. Talvolta capita che l’Assemblea decide di non distribuire gli utili e di reinvestirli nella società (per coprire perdite precedenti ad esempio).

Il dividendo può essere ordinario, quando deriva dagli utili; o straordinario quando viene distribuita una parte delle riserve di liquidità della società (si tratta di operazioni societarie). Nella maggior parte dei casi si parla di dividendi ordinari.

Come funziona la tassazione dei dividendi?

L’articolo 44 del DPR n. 917/86 inserisce i dividendi nei Redditi di Capitale (quandro RM, Modello Redditi Persone Fisiche) pertanto non è possibile compensare questi redditi con le minusvalenze da azioni, opzioni, futures, cfd, forex, valuta,…) poiché quest’ultimi finiscono nei Redditi Diversi (quandro RT, Modello Redditi Persone Fisiche).

La Normativa Fiscale Italiana prevede che i dividendi vadano a tassazione separata del 26%. Un dividendo di una società italiana verrà dunque tassato al 26%.

Come funziona per le società estere?

La risposta non è immediata, in quanto ancora una volta vi sono diverse interpretazioni a riguardo.

Un dividendo percepito direttamente all’estero (tramite un broker non residente in Italia), prevede un’imposta che deve essere liquidata nel quadro RM del Modello Redditi P.F. (non è ammessa l’opzione per la tassazione ordinaria). Abbiamo visto che alcuni Redditi di Capitale, in particolare interessi, cedole e ETF armonizzati, possono andare (su opzione) a tassazione ordinaria e seguire lo scaglione di redditi di appartenenza. Questo non è valido per i dividendi che vanno sempre nei Redditi di Capitale (quadro RM).

I dividendi esteri subiscono una doppia imposizione:

    1. la prima nel paese d’origine (seguendo l’aliquota del paese di appartenenza)
    2. in Italia (al 26%)

Tasse dividendi esteri

Analizziamo meglio questi due punti.

Questa doppia imposizione è stata oggetto di numerose contestazioni, tantoché i Trattati contro la doppia imposizione hanno stabilito un’aliquota convenzionale massima del 15%. Ovvero il 15% è sempre dovuto nel paesi d’origine. Per i paesi che applicano una ritenuta maggiore del 15% si potrebbe chiedere un rimborso tra la parte eccedente al 15%. Questo processo non è immediato e spesso risulta antieconomico.

La ritenuta applicata nei paesi è variabile. Alcuni paesi non hanno applicano ritenute, ad esempio l’Australia o il Regno Unito. La maggior parte dei paesi invece prevede una tassazione del 15%, altri addirittura maggiore. Ad esempio la Svizzera (35%).

In Italia i dividendi vengono a loro volta ulteriormente tassati al 26%. Si parla spesso di netto in frontiera o di lordo in frontiera per interpretare la seconda tassazione. L’ultima Risoluzione dell’Agenzia Entrate prevede che i dividendi vengano tassati al lordo in frontiera.

Qual è la differenza?

Il netto in frontiera è la differenza tra il dividendo lordo e la ritenuta nel paese di origine.

Esempio netto in frontiera:
Riceviamo un dividendo di 100 di un'azione Apple (USA)
1. TASSAZIONE 15% IN USA
2. TASSAZIONE AL NETTO IN FRONTIERA IN ITALIA (26%)
In Italia arriverà un dividendo di 85, su cui verrà trattenuto il 26% (pari a €22.1)
NETTO PERCEPITO: 62.9
Tassazione del 37.1%

Il lordo in frontiera prevede che il 26% venga calcolato sul dividendo originale.

Esempio lordo in frontiera: 
Riceviamo un dividendo di 100 di un'azione Apple (USA)
1. TASSAZIONE 15% IN USA
2. TASSAZIONE AL NETTO IN FRONTIERA IN ITALIA (26%)
In Italia arriverà un dividendo di 75. Tassazione del 26% sul lordo (pari a €26)
NETTO PERCEPITO: 59
Tassazione del 41%

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